Qualcuno salvi i liberali italiani (da Silvio)
26/02/2009 - Un nuovo partito si candida alla guida del paese: il PLI. Dove è approdato, dopo tanti affanni, anche Paolo Guzzanti. Che ora combatte affinché il suo vecchio “boss” non torni tale anche nella casa nuova. Il partito che darà vita
Un nuovo partito si candida alla guida del paese: il PLI. Dove è approdato, dopo tanti affanni, anche Paolo Guzzanti. Che ora combatte affinché il suo vecchio “boss” non torni tale anche nella casa nuova.
Il partito che darà vita ad un vero e proprio rinnovamento italiano è oggi più vivo e forte che mai. No, qui non si parla del Pdl o di Rifondazione comunista. E neppure dei Verdi, di An o chi per loro. No, qui si parla della nuova, grande forza che ha eletto nel week end il proprio segretario nazionale. Il Pd, diranno in molti. Ebbene no. Qui si parla
di qualcosa di ancora più grosso. Già, perché mentre tutti i media davano voce a Franceschini, appena insediatosi sullo scranno dell’oramai ex deux e machina del Partito Democratico, Walter Veltroni, in Italia è avvenuto un altro fatto sensazionale. Stefano De Luca è stato confermato segretario del Partito Liberale Italiano.
NOMI IMPORTANTI – Stefano chi? magari affermeranno i detrattori di questa nuova grande forza politica. Partito cosa? diranno altri. Ma non era morto? aggiungeranno i soliti qualunquisti. Ebbene no, oggi il Pli è più vivo che mai e si prepara a distruggere il bipolarismo italiano. Sì, perché grazie alla riconferma di De Luca sarà questa la sfida che verrà portata avanti. Forte del 70 percento dei consensi, ora il segretario potrà andare dritto per la propria strada senza dover tenere in conto delle divergenze interne. Nel congresso che si è tenuto dal 20 al 22 a Roma, infatti, è andata in scena una vera e propria battaglia. Una battaglia aspra che vedeva contrapposte due opposte visioni del mondo. Una battaglia decisiva per le sorti di tutta l’Italia. Da un lato Marco Taradash (sì, proprio lui, l’ex giornalista del Foglio e dell’Espresso, già deputato di Forza Italia) che proponeva a segretario Arturo Diaconale (anche lui giornalista e attuale direttore dell’Opinione), e dall’altro a fare da spalla al nuovo segretario, un big della politica: Paolo Guzzanti. Sì, proprio lui, il giornalista del giornale, il padre di Corrado e Sabina, l’ex senatore di Forza Italia, l’acerrimo nemico dell’ex soubrette Mara Carfagna.
NUMERI – Molti penseranno ci sia uno sbaglio. Invece non è affatto così. Perché dopo la scissione con il leader maximo, Paolo Guzzanti ha deciso che la vera casa delle libertà, a dispetto del nome, non era il Pdl ma il Pli. E così, quando, il 2 febbraio scorso ha dato le dimissioni dal gruppo parlamentare del Pdl, è diventato il primo rappresentante parlamentare del partito liberale. Che in fondo, almeno, ha la stessa radice nel nome. Molti diranno, ma come, non avevano neanche un parlamentare? Ebbene, purtroppo, no. sfortuna ha voluto che nelle passate elezioni il Pli conquistasse solo l’0,28% delle preferenze alla Camera e lo 0,30% al Senato. Qualcuno ancora, ma sempre i soliti detrattori, potranno pensare a uno sbaglio o a una forza politica inesistente. Non è così: i numeri dell
e politiche 2008 testimoniano la forza di un partito in crescente salita. Nel 2006, infatti, aveva toccato quota 0,032% alla Camera e 0,046 al Senato. In meno di due anni i voti si sono raddoppiati.
BERLUSCONI COMPRA TUTTO – E forse è stata dettata proprio da questa grande capacità attrattiva del partito che Guzzanti ha deciso di aderirvi. Così è corso in aiuto di De Luca e dell’indipendenza del Pli. Perché gli altri due, stando all’onorevole, volevano solo svenderlo all’insaziabile Berlusconi, prima adorato e oggi ripudiato come la peste. E non ha usato mezzi termini per denunciare il fatto. «Una nuova avventura per Rivoluzione Italiana» scrive Guzzanti. «Mi hanno proposto di resistere con voi al tentativo berlusconiano di impossesarsi del marchio del Partito Liberale, quello di Einaudi e Malagodi, per farne un trofeo da appendere sul caminetto di Berlusconi. Lo scopo è ovvio: impedire che rinasca un partito, l’unico che abbia il potere di offrire un porto sicuro a tutti i lberi e liberaliitalianidelusi e anzi infuriati per la maggiordomocrazia e la mignottocrazia.[...] Due vecchi amici, Arturo Diaconale e Marco Taradash, il primo direttore de l’Opinione e il secondo un valoroso ex deputato radicale di eccellenti qualità, sembra che abbiano purtroppo ricevuto l’imput da Silvio Berlusconi di entrare nel PLI, legarlo, imbavagliarlo e portarne la testa per il muro dei trofei sopra la scrivania di Berlusconi». Una cosa inaccettabile per il senatore. Allora ecco spiegare l’appoggio a De Luca. Appogio decisivo per l’elezione. Ora che il più è fatto, la rinascita dell’Italia può iniziare.













Se c’è una cosa che mi fa soffrire di questo post è che dice la verità. Non tanto su Guzzanti, Taradash o su Diaconale. E’ quella che riguarda il PLI in genere che fa star male perchè racconta dell’inevitabile condanna alla marginalità per un’idea che non potrà mia essere partito.
io c’ero, e vabbeh, il senso del ridicolo lo capisco, la marginalità della cosa pure, ma che male c’è che alcune persone che la pensano nello stesso modo si uiscano per far fronte comune?
Si dice che la governabilità sia un valore e che per difenderla si debbano eliminare i cespugli, può darsi, ma siamo ad anni dalle prossime elezioni. che problema c’è? mi pare più pericoloso lasciae che siano pochi ologarchi a dettare le linee del dibattito. Non capisco, franzcamente, come possano nascere idee nuove da partiti strutturati per sostenere, sempre e comunque, il proprio leader/fondatore/proprietario.
chiariamo, nulla di illegittimo ad essere con loro, ma, al di fuori da questi ersiste un gruppo di perosne che si impegnano, che non chiedono una lira, che discutono su linee diverse cercando una sintesi, che provano a dire la loro, non pare una cosa buona? poi potrà non interessare ad altri, ma il sarcasmo mi pare inutile
Però il congresso è stato bello e combattuto. Una cosa del genere non si vedeva da anni
Dario Ferri impari a fare conti elementari: 0,3 non è il doppio di 0,03. Poi passi a banali esercizi di logica. Infine potrà approcciare alla satira sperando di far ridere qualcuno.
Quoto Giuseppe sui conti: l’avevo notato anch’io, ma ho volutamente sorvolato per non acuire il senso del grottesco.