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pubblicato il 25 febbraio 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

La crisi del Partito Democratico ha di fatto aperto ampi spazi a sinistra e ricompattato gli ex alleati, che adesso si lanciano alla conquista dei consensi in uscita. Ma non sanno come: chi vorrebbe la vecchia Unione, chi una nuova alleanza riformista, chi una lista unitaria.

L’ULTIMO MIRACOLO – L’introduzione dello sbarramento al 4% alle Elezioni Europee fa compattare l’ala sinistra dello schieramento politico italiano. Si tratta evidentemente veltroni1 Il Pd sta male, ma la Sinistra non è che stia megliodell’ultimo miracolo di Walter Veltroni e della sua Segreteria. Anche l’appoggio alla maggioranza di centrodestra su un provvedimento che avrebbe dovuto recare esclusivamente vantaggi al Partito Democratico, quindi, gli è andato storto: adesso la principale forza dell’opposizione non dovrà solo guardarsi dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro come partito ruba-consensi, ma anche da socialisti, comunisti e ambientalisti vecchi alleati. Senza dimenticare che le idee rivoluzionarie di Rutelli e Letta sono sempre in vita e il sogno di un terzo polo centrista, liberaldemocratico, in caso di nuovi equilibri non graditi, potrebbe da un momento all’altro portarli alla corte di Pier Ferdinando Casini. Il povero Franceschini dovrà fare i conti all’atto di scegliere le future alleanze democratiche, qualora lo faccia, con la nuova edizione della lista della Sinistra Arcobaleno, uscita distrutta e subito archiviata dopo la batosta di un anno fa. Forse. Non manca, infatti, chi rema in posizioni opposte.

RIFORMriccardo20nencini Il Pd sta male, ma la Sinistra non è che stia meglioISTI – Il Segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, che oggi denuncia Franceschini di non aver preso posizione in occasione del suo giuramento sul collocamento europeo e sulle alleanze del Pd, già subito dopo le dimissioni di Veltroni aveva avanzato l’ipotesi di una collaborazione tra Pd e la restante area riformista, tutti coloro, insomma, che fanno riferimento al Pse: “I socialisti oggi rendono l’onore delle armi e chiedono nuovamente ai democratici di partecipare, con maggior umiltà, alla riorganizzazione di una sinistra riformista che faccia riferimento al socialismo europeo in un confronto tra laici e cattolici democratici che isoli forzosi antagonismi e demagogie vecchie e inutili. Dalla crisi - conclude - sono convinto, si può con pazienza uscire. Ma solo imboccando questa via“.

LISTA UNITARIA – Qualche altro non parlava di collaborazione col Pd, ma di riorganizzazione delle forze alla sinistra del partito che fu di Veltroni: “Dobbiamo lanciare un appello a tutte le forze della sinistra per un soprassalto di maturità, mettere da parte ogni nicchia identitaria, il tentativo di coltivare il proprio orticello, e lanciare un messaggio di unità“, scriveva Nichi Vendola, a capo di Movimento per la Sinistra, composto dalla minoranza fuoriuscita da Rifondazione. Anche il coordinatore degli ex diessini di Sinistra Democratica, Claudio Fava, è orientato verso una forza che unisca tutta la sinistra: “Il Pd non può certo rappresentare conflitti, vertenze, ragioni e passioni che hanno bisogno di avere forme di rappresentanza più chiare, più rigorose, più convinte, più a sinistra“. Franco Giordano vorrebbe la lista quanto più ampia possibile e metterebbe dentro anche quei comunisti incalliti di Diliberto e Ferrero: “Per me valgono tutti. Io, chesinistraunita Il Pd sta male, ma la Sinistra non è che stia meglio sono lontano culturalmente sia dall’impostazione minoritaria di Ferrero, sia dall’impostazione ortodossa di Diliberto, penso che per le scadenze elettorali occorra costruire una piattaforma unitaria“.

LA VECCHIA UNIONE – Si spinge oltre Angelo Bonelli dei Verdi che, in linea con la portavoce del partito Grazia Francescato, parla di una alleanza vecchio stampo: “Adesso, i dirigenti del Pd devono cambiare rotta. Si deve avviare una fase costituente del nuovo centrosinistra“. E’ stato motlo più esplicito il loro ex leader Pecoraro Scanio: “Io credo sia giunto il momento di ripartire da quello spirito dell’Ulivo che ha consentito al centrosinistra nel nostro Paese di avviare un cambiamento. Ripartiamo da quella intuizione di Romano Prodi che ha consentito nel 1996 e nel 2006 di sconfiggere Berlusconi. Va ricordato che finora solo le coalizioni guidate da Prodi sono state capaci di contrastare la destra“. Insomma in che direzione deve remare il Pd a poco più di tre mesi alle Europee è difficile dirlo. Sul fronte interno, margheritini e diessini hanno visioni opposte: chi mira all’Udc, chi alla sinistra. Il tutto mentre Di Pietro sta a guardare e si gode lo spettacolo con i sondaggi alla mano. Sul fronte esterno la situazione non è che sia migliore: Rifondazione, Comunisti italiani, Movimento per la Sinistra, Verdi, Sinistra Democratica, Partito Socialista non hanno ancora intrapreso nessuna strada. E alle Europee mancano solo poco più di tre mesi anche per loro.

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