La crisi del Partito Democratico ha di fatto aperto ampi spazi a sinistra e ricompattato gli ex alleati, che adesso si lanciano alla conquista dei consensi in uscita. Ma non sanno come: chi vorrebbe la vecchia Unione, chi una nuova alleanza riformista, chi una lista unitaria.
L’ULTIMO MIRACOLO – L’introduzione dello sbarramento al 4% alle Elezioni Europee fa compattare l’ala sinistra dello schieramento politico italiano. Si tratta evidentemente
dell’ultimo miracolo di Walter Veltroni e della sua Segreteria. Anche l’appoggio alla maggioranza di centrodestra su un provvedimento che avrebbe dovuto recare esclusivamente vantaggi al Partito Democratico, quindi, gli è andato storto: adesso la principale forza dell’opposizione non dovrà solo guardarsi dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro come partito ruba-consensi, ma anche da socialisti, comunisti e ambientalisti vecchi alleati. Senza dimenticare che le idee rivoluzionarie di Rutelli e Letta sono sempre in vita e il sogno di un terzo polo centrista, liberaldemocratico, in caso di nuovi equilibri non graditi, potrebbe da un momento all’altro portarli alla corte di Pier Ferdinando Casini. Il povero Franceschini dovrà fare i conti all’atto di scegliere le future alleanze democratiche, qualora lo faccia, con la nuova edizione della lista della Sinistra Arcobaleno, uscita distrutta e subito archiviata dopo la batosta di un anno fa. Forse. Non manca, infatti, chi rema in posizioni opposte.
RIFORM
ISTI – Il Segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, che oggi denuncia Franceschini di non aver preso posizione in occasione del suo giuramento sul collocamento europeo e sulle alleanze del Pd, già subito dopo le dimissioni di Veltroni aveva avanzato l’ipotesi di una collaborazione tra Pd e la restante area riformista, tutti coloro, insomma, che fanno riferimento al Pse: “I socialisti oggi rendono l’onore delle armi e chiedono nuovamente ai democratici di partecipare, con maggior umiltà, alla riorganizzazione di una sinistra riformista che faccia riferimento al socialismo europeo in un confronto tra laici e cattolici democratici che isoli forzosi antagonismi e demagogie vecchie e inutili. Dalla crisi - conclude - sono convinto, si può con pazienza uscire. Ma solo imboccando questa via“.
LISTA UNITARIA – Qualche altro non parlava di collaborazione col Pd, ma di riorganizzazione delle forze alla sinistra del partito che fu di Veltroni: “Dobbiamo lanciare un appello a tutte le forze della sinistra per un soprassalto di maturità, mettere da parte ogni nicchia identitaria, il tentativo di coltivare il proprio orticello, e lanciare un messaggio di unità“, scriveva Nichi Vendola, a capo di Movimento per la Sinistra, composto dalla minoranza fuoriuscita da Rifondazione. Anche il coordinatore degli ex diessini di Sinistra Democratica, Claudio Fava, è orientato verso una forza che unisca tutta la sinistra: “Il Pd non può certo rappresentare conflitti, vertenze, ragioni e passioni che hanno bisogno di avere forme di rappresentanza più chiare, più rigorose, più convinte, più a sinistra“. Franco Giordano vorrebbe la lista quanto più ampia possibile e metterebbe dentro anche quei comunisti incalliti di Diliberto e Ferrero: “Per me valgono tutti. Io, che
sono lontano culturalmente sia dall’impostazione minoritaria di Ferrero, sia dall’impostazione ortodossa di Diliberto, penso che per le scadenze elettorali occorra costruire una piattaforma unitaria“.
LA VECCHIA UNIONE – Si spinge oltre Angelo Bonelli dei Verdi che, in linea con la portavoce del partito Grazia Francescato, parla di una alleanza vecchio stampo: “Adesso, i dirigenti del Pd devono cambiare rotta. Si deve avviare una fase costituente del nuovo centrosinistra“. E’ stato motlo più esplicito il loro ex leader Pecoraro Scanio: “Io credo sia giunto il momento di ripartire da quello spirito dell’Ulivo che ha consentito al centrosinistra nel nostro Paese di avviare un cambiamento. Ripartiamo da quella intuizione di Romano Prodi che ha consentito nel 1996 e nel 2006 di sconfiggere Berlusconi. Va ricordato che finora solo le coalizioni guidate da Prodi sono state capaci di contrastare la destra“. Insomma in che direzione deve remare il Pd a poco più di tre mesi alle Europee è difficile dirlo. Sul fronte interno, margheritini e diessini hanno visioni opposte: chi mira all’Udc, chi alla sinistra. Il tutto mentre Di Pietro sta a guardare e si gode lo spettacolo con i sondaggi alla mano. Sul fronte esterno la situazione non è che sia migliore: Rifondazione, Comunisti italiani, Movimento per la Sinistra, Verdi, Sinistra Democratica, Partito Socialista non hanno ancora intrapreso nessuna strada. E alle Europee mancano solo poco più di tre mesi anche per loro.






















Articolo incompleto.
Non si parla della sempre più concreta possibilità di una rinascita del Partito Comunista Unitario.
Le due grosse scissioni, all’interno di PrC, sono sempre avvenute in seguito alle crisi dell’alleanza col centro vagamente orientato a sinistra, rappresentato ora dal PD.
Morta l’alleanza centrista si può tornare a pensare ad una vera unità anticapitalista.
E, come detto, la cosa si fa di giorno in giorno più concreta!
e a berlusconi je trema tutto l’elastico delle mutandine.
In realtà – rispondo a Nemo e Donato – le “basi” non sono pronte e comunque non hanno intenzione alcuna di correre unite.
Di tempo per organizzare anche l’accordo minimo, come chiedevano i sottoscrittori dell’appello del Manifesto di sabato scorso (di cui purtroppo non fai cenno) non ce n’è, e il pericolo che la fusione a freddo venga letta (a quel punto inevitabilmente) come mera opportunità per superare lo sbarramento (parlo di quello del 2%) è concreta.
Quindi nelle stesse assemblee (pubbliche) del “movimento per la sinistra (i Vendoliani per intenderci) l’opinione corrente è per il no. Loro più di altri si sentono poco inclini a mettere subito da parte una scissione che ancora de facto non c’è stata, anche se lo è formalmente (compresa nella lotta degli spazi).
Insomma c’è un evidente distanza incolmabile tra i tre punti: le basi delle sinistre italiane assolutamente contrarie, gli intellettuali che vorrebbero una vera unica sinistra di riferimento, e le direzioni di partito pronte a turarsi forse il naso per assicurarsi i fondi statali. Ma se gli elettori dicono no (come tanti elettori di sinistra stanno confluendo altrove con questo traballante PD), l’unico davvero a guadagnarci sarà lo sbirrone nazionale DiPietro, e lo spettro del quorum non raggiunto aleggerà fino all’ultima ora per tutta la numerosa famiglia delle sinistre.
Alcuni dirigenti nazionali hanno annusato l’antifona e forse il matrimonio di interessi non si farà. In tutte queste considerazioni ovviamente non ho scritto dell’enorme problema (una bomba pronta ad esplodere) che ci sarebbe nel presentare liste uniche, soprattutto per un campo minato come le amministrative, mancando oggi di veri e solidi strumenti per misurarsi in una nuova e comunistica versione del manuale cencelli.
Ho parlato di Comunisti, che c’entra Vendola?
Parlo dell’ormai imminente riunificazione di PrC e PdCI, con possibile reingresso anche di SC.
L’area socialdemocratica farà quel che vuole, non me ne interesso più di tanto…
Essemme… scusa… che basi? Il circolo del cucito di Rioveggio credo conti più aderenti.
Le basi, ovvero i circoli, le vecchie “sezioni”. Quello che per te è stato l’oratorio..
@AG: Le basi, sai, i circa 50.000 tesserati e almeno il doppio di simpatizzanti…
Che circolo del cucito grosso che hanno a Rioveggio!
Il problema non è solo come comportarsi per ritornare al potere. A me basterebbe che una volta tornati, non si ritorni a comportarsi come prima. Con l’espulsione dell’On. Turigliatto, per fare un esempio, da Rifondazione durante il governo di sinistra-centro(sic!)di Romano Prodi, quando votò contro il rifinanziamento della spedizione militare in Afghanistan. Se la poltrona (in questo caso perduta ), vale più dei principi che ispirano i programmi promessi agli elettori, la sinistra cosidetta radicale e con lei la sinistra più moderata(ma solo in seconda battuta)avrà sempre delle emoraggie di voti più a sinistra, verso il cosidetto ”voto inutile”di ”partitini” come ”Sinistra Critica” di Flavia d’Angeli ( per il quale ad aprile 2008 io votai convinto in seguito ai fatti sopra descritti). E giustamente dico io. Se no facciamo prima a chiamarci Berlusconiani cambiati di segno. Brutta algebra. Ciao
Concordo pienamente con te.
Con la vittoria di Ferrero, che ha scalzato dalla segreteria i bertinottiani-vendoliani, le posizioni alla Turigliatto oggi sono più rappresentate. Per questo si parla di Movimento per la Sinistra in un eventuale lista unitaria alla sinistra del Pd. “Vendola pure?” ci si chiede. I rifondaroli non vengono nemmeno presi in considerazione, anche se, come ho scritto, c’è chi Ferrero lo vorrebbe e c’è chi spera in una coalizione vecchio stile. Credo che sia finita l’epoca del “basta che vinciamo, poi se ne parla”. E pure quella del “si può vincere, ma anche no”.
L’unico futuro per la sinistra se vuole essere tale, ma non so se lo voglia ancora, forse è l’opposizione. Si governa meglio forse da li anche in Parlamento. Il problema è arrivarci. Sui programmi non abbandonerei le istanze operaiste e lavoriste in un epoca di frammentazione del concetto di lavoro, ma non di scomparsa della sua composizione tradizionale. Ma insisterei di più sulle tematiche no-global. Un partito che le rappresenta ( a parte appunto ”Sinistra Critica”con poco peso numerico) ancora non c’è e non sarebbe una brutta strada da praticare, visto che di seguito ne avrebbe. Poi non so. Berlinguer ha governato bene o male dall’opposizione, per trent’anni. La sinistra trova sempre un blocco sociale se si affaccia al Palazzo.E’ Storia. Lasciamo che il potere logori gli altri per parafrasare Giulio Andreotti. Forse più che meglio, è più giusto. Ciao
In ogni caso la Sinistra prima di riorganizzarsi (anche se deve farlo in fretta) deve pensarci minimo dieci volete più degli altri sulle scelte da fare (liste, simboli, alleanze, programmi, linee). Ha un elettorato molto più fine politicamente, che agli errori non perdona. La Sinistra Arcobaleno nel 2008 ha fatto cilecca anche perchè Sinistra Critica e il Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando hanno raccolto un punto percentuale di consensi. E viste come sono andate le cose quel punto percentuale sarebbe stato molto prezioso. Ma è stato fatale.
Ti faccio una confidenza. Io sono tesserato Arcobaleno, qua nel comprensorio di Casale Monferrato dove vivo, in una sezione che prima era DS, che dopo Congresso e votazione dei delegati, decise per aderire alla corrente di Mussi e Salvi di Sinistra Democratica.
Ma come ti ho scritto ho votato Flavia d’Angeli nel 2008. Faccio parte in pieno di quella tipologia di elettorato di cui parli.
Io non faccio campione, perchè prima votavo in modo molto anarchico, anche altre sponde. Non mi piacciono troppo le ingessature del pensiero, per mia natura.
Ma mi fa riflettere sul fatto, che in Italia, le scelte individuali, come la mia, più che in altri Paesi incidono pochissimo. Perchè il nostro è ancora un elettorato rigido, tradizionale. Dove pochissimi votano per esempio, diversamente da quelle che sono le idee politiche che girano in famiglia( anche se l’Istituto Gramsci in una ricerca di qualche anno fa ha rilevato una certa inversione di tendenza). Scelte che a loro volta possono o non possono essere legate alla classe sociale di appartenenza ( io provengo da famiglia borghese nella fattispecie ma bisognerebbe mettersi d’accordo sul concetto di famiglia borghese a sua volta molto complesso).
Ma anche il concetto di proletariato è mutato radicalmente col berlusconismo imperante, visto che ho amici operai che votano per il Pdl, con convinzione, non sentendosi più rappresentati da un socialismo che guarda altrove, con lo strabismo di Giano. Forse aveva ragione Claudio Bisio col titolo del suo pamphlet di qualche anno fa: ”Adesso vi spiego perchè i bambini sono comunisti”. E’ quando si cresce che l’utopia forse pesa( per mille motivi ) e viene sentita ”ingombrante”. Ma è solo una mia riflessione quest’ultima. Sono viziato da pensiero debole.
Per il resto sono d’accordo con te, ci vuole più compattezza in tutto. Il processo Costituente è solo all’inizio e ancora tortuoso. Ciao