Quando Tremonti fece cadere Berlusconi
08/02/2012 - Continua la polemica sulla lettera del Quirinale. L’ex ministro fa lo gnorri Oltre che il formidabile economista che ha previsto la crisi a mani nude, l’ex ministro Giulio Tremonti è anche una risorsa della Repubblica. Per questo, infilato suo malgrado
Continua la polemica sulla lettera del Quirinale. L’ex ministro fa lo gnorri
Oltre che il formidabile economista che ha previsto la crisi a mani nude, l’ex ministro Giulio Tremonti è anche una risorsa della Repubblica. Per questo, infilato suo malgrado nella polemica dal Giornale sulla caduta del governo Berlusconi (LEGGI QUI), sceglie oggi di non rispondere per carità di patria. Evitandosi così l’ennesima figuraccia, direbbero i suoi critici in malafede. Ma su, non insistete: vi pare che l’unico ministro in grado di vestirsi da Tomb Raider e abbattere i mostri dei videogame vi mentirebbe? Il Corriere della Sera, intanto, rinfocola la polemica:
«Non ho alcun interesse per le polemiche. Si tratta di carte ufficiali relative a dati di governo. La verità è nel verbale del Consiglio dei ministri». Così Giulio Tremonti con una breve nota ha risposto al Giornale che ieri mattina ha titolato in prima pagina: «È stato Tremonti a dare il colpo di grazia a Silvio». Il direttore Alessandro Sallusti ha commentato: «Forse Napolitano non aspettava altro, ma certo Tremonti non è stato leale e trasparente fino in fondo, col suo premier, con la sua maggioranza e con gli italiani». Sulla polemica Il Giornale ha pubblicato ieri una lettera ricevuta dal consigliere per la stampa e la comunicazione del presidente della Repubblica, Pasquale Cascella. La precisazione del Quirinale è arrivata dopo una lunga ricostruzione dell’exministro Renato Brunetta che lunedì, mettendo a confronto paragrafo per paragrafo il decreto che Berlusconi avrebbe voluto fare (all’inizio di novembre) e i tre decreti che invece ha fatto Monti (tra novembre e gennaio), si è chiesto perché il presidente della Repubblica abbia permesso al premier Monti quello che era stato negato a Berlusconi.
Tutta la polemica ruota in particolare sul decreto legge anticrisi del 2 novembre 2011, che avrebbe dovuto esserci e invece non ci fu:
E che fece arrivare l’allora premier Berlusconi al G20 di Cannes a mani quasi vuote. Per rispondere all’articolo di Brunetta, dunque, la lettera di Cascella spiega che «fu Giulio Tremonti, all’inizio di novembre, a sottolineare di fronte a Giorgio Napolitano la necessità che solo le misure più urgenti della manovra economica, cui stava lavorando il governo, fossero oggetto di un decreto». Il 2 novembre 2011, scrive ancora Cascella, «il capo dello Stato ricevette il ministro dell’Economia prima della riunione del Consiglio dei ministri. Ed esplicito fu il richiamo alle posizioni espresse proprio dal titolare della politica economica nella lettera che il presidente della Repubblica scrisse al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta». In quella lettera «si riferiva che il ministro si era detto convinto che si dovessero “definire solo le misure più urgenti tra quelle indicate” e lo si dovesse fare “nella forma più praticabile”, anche dal punto di vista parlamentare e meno ingeneratrice di tensioni politiche e della presentazione di emendamenti alla legge di stabilità, in quel momento all’esame del Senato», (il famoso maxiemendamento, ndr) prosegue Cascella.
Perché Napolitano agì così?
Il consigliere del capo dello Stato risponde che «il presidente della Repubblica ritenne di esprimersi a favore della soluzione indicata dalministro», «solo» come presa d’atto «di riserve motivate presenti all’interno della stessa compagine governativa e la ricerca di un veicolo normativo che consentisse di addivenire rapidamente all’approvazione delle misure più urgenti, evitando più aspre tensioni tra le forze politiche ». In particolare, tra le forze politiche di maggioranza. Tremonti ieri ha chiamato a testimone il verbale del drammatico Consiglio dei ministri convocato alle 20.30 del 2 novembre. Il comunicato ufficiale che ne seguì riflette il compromesso raggiunto. Il Cdm «appositamente convocato in via straordinaria» ha esaminato «un complesso di misure urgenti a sostegno della economia italiana», approvando «un maxiemendamento al disegno di legge di stabilità». Niente decreto legge, insomma.











