Fannulloni organizzati e parlamentari disorganizzati

29 luglio 2008

E’ la tragedia di approvare manovre finanziarie in 8 minuti: scappa fuori qualche erroruccio di massima commesso allo scopo di fare un favore a qualcuno o uno sgarbo a qualcun altro. Le Poste, nel caso del “lavoratore a termine vittima di irregolarità o ingiustizie, e che per questo si rivolge a un giudice, può ottenere solo un indennizzo economico, e non più l’assunzione a tempo indeterminato“; nessuno lo dice, ma il problema nasce dall’ennesima “prosaicità”: l’azienda di Massimo Sarmi rischiava di vedersi il bilancio “rovinato” da una serie di esborsi economici nei confronti di ex dipendenti, seguiti dall’assunzione a tempo indeterminato. Una cosa che non si poteva accettare, perché la sopravvivenza di taluni in sella dipende dai fantastici “segni più” che vengono riportati alla fine dei bilanci annuali. In più, c’è una privatizzazione sempre annunciata che prima o poi dovrebbe andare in porto. Questi cavolo di postinacci con le loro pretese dovrebbero smettersela di mettere i bastoni fra le ruote ai nostri mitici magnager! Interessante, poi, che la norma sia stata inserita durante l’iter parlamentare, e che il governo proprio per questo ne disconosca il contenuto; ancor più interessante che tra i critici ci sia “il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, esprime parere negativo, augurandosi in un cambiamento di rotta: “Speriamo che sia cancellata. Sulla materia del lavoro devono lasciare fare alle parti sociali”“. Se lasciamo fare alle parti sociali non è che finisce come con Alitalia-AirOne, segretario Bonanni? Quando per rifiutare tremilaottocento esuberi alla fine se ne dovranno accettare cinque-seimila?

Lo sgarbo è invece quello che voleva fare la Lega sugli assegni sociali: “I nuovi criteri, introdotti durante una seduta notturna a Montecitorio, prevedono infatti la residenza continuativa in Italia per almeno 10 anni e la necessità di dimostrare, sempre negli ultimi 10 anni, di aver lavorato e versato contributi per ottenere l’assegno. La legge attualmente in vigore, incece, prevede che possano richiedere l’assegno sociale i cittadini italiani (e i cittadini Ue o extracomunitari con permesso di soggiorno) oltre i 65 anni a prescindere dal versamento dei contributi“. La polemica non avrebbe ragion d’essere, a sentire il presidente della Commissione Bilancio Antonio Azzollini: “«La norma – afferma – pone come condizione accanto al soggiorno da almeno 10 anni, la produzione di reddito legale da altrettanto tempo. La norma, quindi, non riguarda i cittadini italiani, che hanno cittadinanza, residenza e domicilio, ma non certo soggiorno nel nostro Paese». L’obiettivo del governo non è quindi quello di negare l’assegno alle casalinghe e agli altri beneficiari italiani. «La lettura della legge – sottolinea Azzollini – esclude questa ipotesi e certo anche lo spirito della legge la esclude»“. E infatti, in un’intervista a Luca Iezzi su Repubblica, la Lega ci tranquillizza: “Ci siamo resi conto che la nuova formulazione dell’articolo 20 – dice Matteo Bragantini della Lega Nord – poteva creare qualche incertezza interpretativa per questo abbiamo approvato un ordine del giorno“. Abbiamo difeso l’oro italico dall’esosità intrinseca e ‘stracommunitaria. Tutto qui.

Intanto, i fannulloni si mettono d’accordo: “alcuni dipendenti pubblici si sono già organizzati nel “Comitato Fannulloni Operosi” (Co.F.O.) e stanno raccogliendo firme in tutta Italia. Il comitato. “Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio” spiega Pippo Saieva, membro del Co.F.O, il Comitato Fannulloni Operosi. “Il ministro dovrebbe preoccuparsi di constatare chi lavora e chi no, chi premiare e chi no. Si parla solo di doveri del dipendente senza considerare i diritti. E abbiamo pure il contratto scaduto da più di un anno” commenta Saieva. Il Comitato, composto da 110 tra dipendenti statali e dirigenti, sta raccogliendo le firme per il ricorso contro la circolare del ministro Renato Brunetta. Il ricorso. A preparare il ricorso sarà l’avvocato Carlo Rienzi. Il legale spiega che prima dei semplici dipendenti devono essere messi sotto controllo i dirigenti e i vertici di enti e ministeri“. Rienzi è leader di una associazione di consumatori. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Ugo Arrigo, sul blog Liberalizzazioni si fa quattro domande sul piano Fenice che dovrebbe, nelle intenzioni degli astanti, salvare Alitalia. La più interessante mi pare la numero 2: “Come saranno utilizzati i capitali finanziari che saranno conferiti dai nuovi investitori? Qualora destinati ad acquisire l’attività produttiva di Alitalia senza i debiti non saranno sufficienti per effettuare i nuovi investimenti necessari a rilanciare l’azienda (in primo luogo l’acquisto di aerei più moderni ed efficienti nei consumi); al contrario, qualora finalizzati prioritariamente ai nuovi investimenti, richiederanno di pagare il meno possibile Alitalia e questo è possibile solo assumendo anche i debiti della compagnia“.

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