Fonsai-Unipol, il regalino a Ligresti?

07/02/2012 - I titoli si impennano in Borsa. E qualcuno pensa che… Un regalino ai Ligresti dietro il boom in Borsa di Fonsai e Unipol? Lo pensa Vittorio Malagutti, che sul Fatto Quotidiano spiega che l’andamento dei titoli in questi giorni è

     
 

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I titoli si impennano in Borsa. E qualcuno pensa che…

Un regalino ai Ligresti dietro il boom in Borsa di Fonsai e Unipol? Lo pensa Vittorio Malagutti, che sul Fatto Quotidiano spiega che l’andamento dei titoli in questi giorni è sempre più strano:

Mentre gli ispettori di Vegas si prendevano un giorno di vacanza forzata, ieri a Piazza Affari sono partiti i fuochi d’artificio. Fonsai ha fatto un balzo del 31,3 per cento seguita a stretto giro da Unipol, in volo di oltre il 30 per cento. Gran fermento anche su Premafin, che è salita del 24 per cento, mentre la Milano assicurazioni, controllata da Fonsai ha guadagnato quasi il 6 per cento. Va detto che anche dopo i balzi dell’ultima seduta le quotazioni restano ancora molto lontane da quelle correnti anche solo un paio di mesi fa. Tanta agitazione resta però difficile da spiegare con la notizia del giorno. E cioè che sono ormai pronti i consorzi di garanzia bancari destinati a fare da rete di sicurezza per i maxi aumenti di capitale, oltre un miliardo di euro ciascuno, che verranno deliberati da Fonsai e Unipol, in vista della fusione a quattro a cui parteciperanno anche Premafin e Milano.

In sostanza, le due compagnie di assicurazione dovranno raccogliere sul mercato risorse fresche per un importo ben superiore al loro attuale valore borsistico:

A farsi carico dell’eventuale invenduto saranno otto istituti di credito, tutti stranieri (Morgan Stanley, Deutsche bank, Barclays e atri ancora), salvo Unicredit e Mediobanca (che guida i consorzi). Questi ultimi i due massimi creditori di Ligresti e della sua Fonsai, nonchè veri registi di tutta l’operazione di salvataggio. La questione che tiene banco in Borsa è però un’altra. Come si spiega i gran rialzo delle quotazioni? C’è forse qualcuno che sta rastrellando i titoli coinvolti nella prossima fusione a quattro? Sulla carta non sarebbe da escludere l’intervento di un grande gruppo straniero (nei giorni scorsi si è parlato della francese Axa) pronto a lanciare un’Opa su Fonsai approfittando delle quotazioni assai sacrificate delle ultime settimane. Questo però non spiegherebbe il contemporaneo rialzo di Unipol. Allo stesso modo sembra improbabile che investitori grandi e piccoli stiano mettendo da parte azioni scommettendo sui futuri rapporti di concambio per la fusione.

C’è un’altra possibilità:

E cioè che un gruppo di fondi d’investimento abbia deciso di inserirsi nella partita per cambiare i termini dell’operazione in un un modo più favorevole ai soci di minoranza. Va ricordato infatti che le modalità del salvataggio architettato da Mediobanca rappresentano un vero salasso per i piccoli azionisti di Fonsai e Unipol, chiamati per l’ennesima volta a metter mano al portafoglio. Tutto questo senza che, nel caso di Fonsai, venga lanciata l’opa che sarebbe obbligatoria nel caso di cambio di controllo del gruppo. Non è quindi da escludere che alcuni fondi cosiddetti attivisti possano tentare di mettere sul piatto un pacchetto importante di azioni per far valere in assemblea le ragioni del m e rc a t o . Solo ipotesi, al momento. Di sicuro però, almeno nel caso della Premafin, c’è qualcuno che ha tutto da guadagnare dal gran rialzo del titolo. Sono i Ligresti, proprio loro, destinati a uscire di scena a giochi fatti. Prima della fusione, infatti, i soci di Premafin avranno la possibilità di esercitare il diritto di recesso vendendo i loro titoli alla media delle quotazioni della stessa Premafin dei sei mesi precedenti la delibera di fusione. Come dire che grazie al boom di Borsa Salvatore Ligresti e famiglia, che sono di gran lunga gli azionisti più importanti della holding, potrebbero incassare comunque una buonuscita da decine di milioni.

     
 

1 Commento

  1. pio scrive:

    Se il Pd, fa vincere alle elezioni, sempre b. una ragione c’è.

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