Il cocainomane che muore mentre viene arrestato

07/02/2012 - Daniele, 41 enne milanese, era sotto l’effetto di droghe e alcol Quella di Daniele Langella è la storia di un cocainomane che perde la vita mentre la polizia cerca di bloccarlo. A chiamare gli agenti era stato suo cugino, che

     
 

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Daniele, 41 enne milanese, era sotto l’effetto di droghe e alcol

Quella di Daniele Langella è la storia di un cocainomane che perde la vita mentre la polizia cerca di bloccarlo. A chiamare gli agenti era stato suo cugino, che con lui aveva consumato droga e tanto alcol. Qualcuno sospetta di un colpo decisivo degli agenti. Ma non sembrano emergere casi di abusi o violenze.

“MI STA AMMAZZANDO” - E’ il Corriere della Sera a raccontare la storia:

Urla: «Fatelo uscire, mi sta ammazzando». Sbraita: «Chiamate mia madre ». Piantato sul pianerottolo, fisico pesante, pantaloni della tuta, torso nudo, il sudore gli scola sulla fronte. In mano un coltello da cucina. Si tira i capelli e se ne strappa qualche ciocca. Si appoggia la lama sull’avambraccio, taglia, il sangue scorre. L’ambulanza sta arrivando. I quattro poliziotti lo controllano a distanza. L’uomo ne punta prima uno, che lo schiva, poi afferra il coltello a due mani e si scaglia contro un altro. È in questo momento che gli agenti lo afferrano da dietro, cadono insieme, riescono ad ammanettarlo. Pochi minuti dopo Daniele Langella, 41 anni, perde conoscenza. Morirà appena arrivato in ospedale. Si spengono così, insieme, poco dopo le due di domenica notte, l’ultimo delirio impastato di cocaina e la vita difficile di quest’uomo appena uscito da un ricovero per tossicodipendenza. Tra un palazzo popolare di via Mosca, periferia Ovest di Milano, e il pronto soccorso dell’ospedale San Carlo, nella stessa zona della città. C’è un precedente, dello scorso 30 giugno. Michele Ferrulli, 52 anni, muore per un malore durante un movimentato arresto, sempre a Milano. Denuncia dei familiari: «È stato picchiato ». Inchiesta aperta. Sarà la magistratura a chiarire l’esatta dinamica dei fatti.

LA RICOSTRUZIONE – I testimoni hanno visto Daniele correre su e giù per le scale dando colpi alle porte. E, dopo, parlare con i poliziotti:

Sulla morte di Daniele Langella non sembrano invece esserci ombre, né di violenze, né di abusi. Ai fatti di domenica notte hanno assistito molti abitanti del palazzo di via Mosca. È soprattutto in base alle loro testimonianze che il Corriere può ricostruire la vicenda nei dettagli, a partire dalle ore che precedono le chiamate al 113: Daniela Langella e suo cugino, M. R., 41 anni, bevono qualche cocktail in zona Sempione, poi passano al parco di Trenno, dove acquistano da un magrebino alcune palline di cocaina. Rientrano in casa del cugino, in via Mosca, e bevono ancora (almeno 4-5 birre), arrotolano una banconota e consumano la droga. A quel punto Langella entra in un pesante delirio. Le testimonianze: «Correva su e giù per le scale, dando calci e pugni alle porte», «poi si è spogliato del tutto ed è uscito in strada (la temperatura era intorno ai meno 5 gradi, ndr), urlava frasi senza senso». È circa l’una, le richieste d’intervento alla centrale delle Volanti si moltiplicano. A un certo punto è Langella stesso a chiamare la polizia: «Cristo è dentro di me—sbraita— liberatemi». Nel fascicolo aperto dalla Procura di Milano (accertamenti affidati alla Squadra mobile) è inserita la cartella clinica con cui Langella è stato dimesso da una casa di cura, a novembre scorso, dopo un mese di ricovero per un tentativo di disintossicazione. I medici parlano di «poliabuso» di alcol, cannabis e cocaina; di patologie psichiatriche collegate a una pesante dipendenza. Altra cocaina è stata trovata nella casa del cugino. Durante l’arresto Langella è caduto, «era fuori di testa, indiavolato » (ripetono i testimoni), probabilmente ha ricevuto qualche colpo. Racconta una donna che abita in una casa vicina: «I poliziotti gli parlavano, cercavano di calmarlo. Lui brandiva il coltello, si strappava i capelli».

     
 

3 Commenti

  1. Un bel vaffanculo ve lo toglie nessuno! scrive:

    Ed ora ci sarà la solita fila dei giustizieri della domenica, quelli che capiscono e sanno sempre tutto, che diranno “peste e corna” contro la Polizia, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale dello Stato, la Protezione Civile, la Croce Rossa, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa, ovviamente. Quindi si prodigheranno pure per proclamarlo “vittima di Stato”, eroe nazionale e, perchè no, Beato!

  2. patetici scrive:

    Già dopo il primo attacco al primo agente lo avrebbero potuto abbattere,semplicemente per legittima difesa. E non lo hanno fatto perché erano persone con le palle. Se era pieno come un’uovo sarà schiattato per altri motivi. Tutto il resto saranno solo menzogne tirate fuori per spillare quattrini allo Stato.

  3. Debora scrive:

    Daniele Langella, era grande una brava e bella persona, voi, massa di poveri ignoranti, prima di scrivere stupidate pensate a leggere e lasciare i vostri commenti su quello che dovrebbe interessarvi, per vostra info, c’e come argomento attuale, la riforma monti.. Ma daniele ora mm c’e più, nn ha mai fatto male a nessuno, nn sapete manco chi e’ , ma rispettate il lutto della famiglia, ignoranti! Debora

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