Salviamo la tigre o il lombrico?

07/02/2012 - L’estinzione è un tema che riguarda tutto ciò che è vivo. Ma… E’ la dura legge dello sponsor, dice Silvia Bernasconi su Repubblica. Che funziona anche per il salvataggio delle specie a rischio estinzione. Una situazione che può portare a

     
 

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L’estinzione è un tema che riguarda tutto ciò che è vivo. Ma…

E’ la dura legge dello sponsor, dice Silvia Bernasconi su Repubblica. Che funziona anche per il salvataggio delle specie a rischio estinzione. Una situazione che può portare a una serie di squilibri:

Animali come la tigre, il panda, la pantera o il gorilla fanno breccia nell´opinione pubblica e raccolgono più fondi degli invertebrati. Tigre o lombrico, panda o libellula: chi salvare quando i soldi non bastano per tutti? È il dilemma di fronte al quale si trovano le organizzazioni per la conservazione delle specie a rischio di estinzione, alle prese con fondi pubblici decimati dalla crisi economica globale. Se la tigre sapesse di doversela giocare contro un minuscolo invertebrato, forse, si mangerebbe il lombrico in un sol boccone. Dato che tocca all´uomo decidere, la questione si fa più complessa. Associazioni ed esperti si stanno interrogando su come far fronte alla riduzione dei finanziamenti e su come scegliere a quale specie dare la precedenza. Impresa ardua, dato che secondo gli ultimi dati rischiano di sparire dalla faccia della Terra un anfibio su tre, un corallo su tre, un mammifero su quattro e un uccello su otto. In tutto sono 17.291 le specie ad alto rischio di estinzione. L´International Union for Conservation of Nature (Iucn), organizzazione per la conservazione della natura alla quale aderiscono 144 Paesi nel mondo, tra i quali l´Italia, si appresta a lanciare una ventina di progetti di tutela con il programma Sos (Save our species).

Il “bottino” da spartire da qui al 2015 è di 13 milioni di dollari (9,9 milioni di euro) raccolti da Iucn, Banca Mondiale e Fondo mondiale per l´ambiente:

L´obiettivo è aumentare i fondi chiedendo il sostegno dei privati. E qui entra in gioco il fattore estetico. Provare a salvare tutti o scegliere? E in base a quali criteri, scientifici o di comunicazione? Oltre 580 esperti hanno risposto a un sondaggio pubblicato sulla rivista Conservation Biology e ripreso da Le Monde: quasi tutti (il 99,56 per cento) concordano sul fatto che la biodiversità stia affrontando un declino senza precedenti, più della metà (il 50,3 per cento) è d´accordo nel concentrare gli sforzi sulle specie con più possibilità di sopravvivenza piuttosto che disperderli con quelle moribonde. Meglio raccogliere i soldi per la tigre allora, piuttosto che restare a zero risorse. «Adottare criteri strettamente scientifici non è sempre possibile perché bisogna fare i conti con i finanziamenti e i privati saranno sempre più decisivi per compensare il calo di quelli pubblici» spiega Giampiero Sammuri, vicepresidente del comitato italiano dell´Iucn e presidente di Federparchi. «Le cosiddette “specie bandiera”, come la tigre, funzionano meglio come testimonial e attirano più fondi degli sponsor, e spesso sono anche “specie ombrello” cioè proteggono anche le altre specie. Essendo al vertice della catena alimentare, la tigre ha infatti bisogno che tutto l´ambiente in cui vive sia salvaguardato».

Per Fabrizio Bulgarini, responsabile per la conservazione del Wwf Italia, la questione etica non è centrale:

«Le risorse per agire allo stesso modo con tutte le specie non ci sono, saper scegliere è indispensabile puntando a tutelare non il singolo animale ma l´ambiente in cui vive». In Italia, spiega Bulgarini «le Alpi e il Mediterraneo sono tra le 200 aree più importanti al mondo per la biodiversità, con “specie bandiera” minacciate come il camoscio d´Abruzzo o l´orso marsicano e altre meno note ma non meno importanti come il pelobate fosco, un rospo della pianura Padana». A dare speranza agli invertebrati resta solo la farfalla. Come testimonial funziona quasi quanto la tigre.

     
 

4 Commenti

  1. Freeanimals scrive:

    Secondo me è un non problema. Basta abolire la caccia e la pesca, insieme alla più rigorosa protezione degli ecosistemi, e non c’è bisogno di raccogliere fondi per salvare le specie a rischio. Se sono diventate tali è perché le si è cacciate e scacciate dal loro ambiente. Risolvendo a monte il problema, cioè eliminando la causa della loro rarefazione, si otterranno risultati concreti. Purtroppo per certe organizzazioni, facendo così si toglie loro la possibilità di elemosinare denaro, cioè di sfruttare il tema dell’estinzione per trasformarlo in business. Questo è il nocciolo della questione: quanti ci marciano con la natura, approfittando della buona fede della gente?

    • Alberto B scrive:

      Sai cosa è un ecosistema? Se la caccia a una specie viene abolita (o viene incentivata) ci saranno conseguenze in tutta la catena alimentare, mettetevi in testa che l’uomo è parte integrante della natura, non le è esterno…

  2. addolorata scrive:

    quando si mettono in ballo i soldi è sempre sbagliato. l’uomo non riuscira mai a rispettare l’ecosistema se prima non prende coscenza che il problema è lui.per uscire dall’inganno basta incominciare a raggionare con la nostra testa, ma questo fa molta paura ai potenti(o lo capiamo in tanti o soccombiamo e i pochi che hanno il coraggio vengono annientati) per questo ci indotrinano con i mezzi di comunicazione di massa ci danno gli ANIMALI DI COMPAGNI E CONFORTO (cosa ignominiosa ddato che maggiano altri animali che noi facciamo massacrare ) fatti nascere a nostro gusto e moda al difuori dell’eco sistema e trasformati in tumore (dove sono gli ANIMALISTI? ) es il ripopolamento dei cinghiali e tante altre demenze ………
    possibile che non riusciamo a copire che non dobbiamo intrvenire ma solo lasciarle il territorio e no devastare tutto e dappertutto?

  3. Porca di una p..... scrive:

    Pensiamo a salvare la nostra democrazia e a levarci dai coglioni la feccia come il pdl e la lega. Poi pensiamo a salvare la nostra società con famiglia, istruzione, lavoro, case e sanità pubblica. Casomai dopo restassero del tempo e del danaro da spendere in cazzate, allora vedremo. Ma che cazzo ce ne fotte delle tigri e dei lombrichi quando qui ci sono esseri umani che muoiono per il freddo e l’incuria della cosidetta “società” civile? Che cazzo ce ne fotte???

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