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Giovani Turchi crescono. E si fanno associazione

Alla Leopolda 2016, no, Matteo Orfini non ci sarà. Nulla di personale, lo ha dichiarato ad Alessandro de Angelis dell’Huffington Post: “Sarò a Pietralata, alla periferia di Roma”. E lui, allievo almeno morale di Palmiro Togliatti, che cita sempre appena ne ha l’occasione, non è un mistero, anche del ruolo che attualmente ricopre avrebbe fatto e farebbe volentieri a meno: commissario del Partito Democratico di Roma all’indomani di Mafia Capitale. Tutto il giorno passato a fare da semaforo a quell’organizzazione tribale, di guerra fra bande, che è il Pd Roma; tutte le sere nei circoli a dover rispiegare ogni volta da capo perché la giunta del sindaco Ignazio Marino è stata liquidata.

PICCOLI TURCHI CRESCONO (E FONDANO UN’ASSOCIAZIONE): “DA ORA PARLIAMO PER NOI”

Non è solo, fortunatamente per lui, Matteo Orfini: è e rimane il leader indiscusso di una componente del Pd, quella dei Giovani Turchi; post-dalemani, affezionati ad una politica fatta di riviste di settore e di dibattito approfondito, hanno sostenuto Gianni Cuperlo al congresso contro Matteo Renzi salvo poi accettare la sfida dell’ingresso in maggioranza: “Renzi è il mio segretario”, dice Orfini, che ora è presidente nazionale del Partito Democratico. E da nord a sud d’Italia, la corrente dei Giovani Turchi è una delle poche che possa dirsi veramente strutturata e stabile, con esponenti identificabili in tutti i territori e una linea politica definita e riconoscibile, riassunta dallo stesso Orfini: “Abbiamo ancorato il Pd alla sinistra”.

Che Roma sia il cuore pulsante del turchismo orfiniano, non è una novità. E allora, colpiscono le parole pronunciate in apertura dell’evento che il gruppo dei Giovani Turchi romani ha organizzato alla fine della settimana appena conclusa nella sala conferenze di un hotel vicino alla stazione Termini; presente, tutto lo stato maggiore dei Giovani Turchi di Roma, dal Parlamento al Comune: Claudio Mancini, già assessore alle Attività Produttive della giunta di Piero Marrazzo e poi testa di ponte dell’opposizione a Renata Polverini; Valentina Paris, responsabile enti locali della segreteria di Matteo Renzi, avellinese; Emiliano Minnucci, parlamentare Pd eletto in provincia di Roma; Giulia Tempesta, vicecapogruppo del Pd in Campidoglio, 25 anni, il passato (e il cuore, ancora) alle giovanili di partito; Gianni Paris, consigliere comunale, l’uomo che per il sindaco Ignazio Marino era la persona giusta per il dossier “città metropolitana di Roma”; Erica Battaglia, altra consigliera comunale del Pd Roma, attenta ai temi del sociale.

Posted by Giovanni Maria Taccioli on Giovedì 10 dicembre 2015

Le parole, dicevamo, pronunciate in apertura da Claudio Mancini: “Da oggi ci costituiamo in comitato promotore di un’associazione, che sosterrà, a fianco e lealmente, il Partito Democratico, a partire da gennaio. Si chiamerà Roma Protagonista”. I giovani turchi romani, insomma, fanno un passo di lato; avanti e di lato, si potrebbe dire. Sì, perché questa iniziativa, la fondazione di un’associazione romana dei Giovani Turchi, va inserita proprio nel quadro della politica nazionale: “Siamo le persone che hanno lealmente sostenuto e appoggiato il commissario Matteo Orfini, siamo arrivati ad essere definiti la sua corrente”, scandisce Mancini: “Continueremo a sostenere il suo lavoro, ma da oggi iniziamo ad esprimere un nostro punto di vista”.

“Il senso è un po’ questo, sì”, ci conferma a microfoni spenti uno dei nomi della manifestazione: “Matteo Orfini è un dirigente nazionale, non è più l’uomo del Pd Roma Mazzini, ora fa un altro mestiere. Noi siamo stati zitti per un anno, per evitargli problemi e rogne da chi lo stava additando semplicemente come il commissario che si comportava da capocorrente. Però ora non possiamo più rimanere in silenzio; abbiamo un pensiero anche noi, ci sono persone che vorrebbero dire la loro, che collaborano con noi”. Anche perché, dall’inizio dell’anno prossimo si inizia davvero con la campagna elettorale, e i turchi, come le altre componenti, vogliono la loro autonomia – persino se si tratta di fare un passetto di distanza dal grande turco seduto al secondo piano del Nazareno. “Noi siamo rimasti esterni alla degenerazione delle correnti e del malaffare che ha distrutto il partito romano. Tutto questo, a noi, non ci ha riguardato”, scandisce Mancini, che continua: “Ai consiglieri comunali uscenti deve essere garantita la possibilità di continuare la loro esperienza. Noi li sosterremo”.

E Matteo Orfini? Non c’è, in sala: si prepara al dibattito, pochi minuti dopo, ad Ostia, con Carlo Bonini di Repubblica, Stefano Esposito e Alfonso Sabella; “ho la macchina piena di gente, dopo andiamo lì”, tranquillizza sorridente uno degli esponenti in sala. Nessuna contrapposizione diretta con il commissario Pd Roma, anzi: “Se è informato di questa nostra iniziativa? Innanzitutto basterebbe aprire Facebook, e poi sì, certo che è informato”. E dalle parti della stanza del commissario romano, si conferma la totale serenità: “Sul territorio si iniziano a muovere dei passi autonomi? Era anche ora. Ce lo auguriamo proprio”. Riposizionamento gentile, dunque, in vista di elezioni romane e di congresso futuro: sempre riposizionamento, però.

Qualcuno maligna, nel corpo del Pd Roma: “Si fondano cose su fondamenta solide. E non mi pare questo il caso”, ci dice un beninformato delle cose dei dem romani: “I turchi possono organizzarsi quanto vogliono. Se vuole, Matteo Renzi li asfalterà. Vivono e giocano solo perché lui glielo permette”. E qualcun altro rincara: “Fondano un’associazione? E’ perché cercano soldi”. Con il tramonto del sistema del finanziamento pubblico, la politica costa, non è un mistero: “E così si fondano associazioni per farsi finanziare da imprenditori e pezzi di mondo sociali vicini all’area politica di riferimento”. A Roma, la campagna elettorale è un passo più vicina.