Scadono oggi i termini per la presentazione degli emendamenti al ddl Calabrò sul testamento biologico. Maggioranza apparentemente compatta e PD in libera uscita si preparano ad una battaglia persa, ma non inutile.
Tra le migliaia di possibilità che ci sono per rovinarsi la giornata, la migliore è senz’altro quella di spendere un euro per acquistare il Corriere della Sera e leggersi gli editoriali di [[Angelo Panebianco]] dedicati alla “guerra” tra neoguelfi e neoghibellini sul testamento biologico. L’argomento, una volta registrata la dipartita della povera Englaro, sta lentamente uscendo dall’agenda dei media a causa del grande successo che vanno riscuotendo le gesta delle elite rumene in giro per il paese. Eppure, qualche giapponese indisponibile a consegnare le armi c’è ancora. Roba piccola, ed è un peccato perché sarebbe uno dei pochi argomenti sui quali la resa non è un’opzione possibile.
TERRE DI MEZZO – Tornando a Panebianco, di editoriali sul tema ne ha prodotti addirittura due perché, quando si scrivono fesserie, è meglio essere sicuri di n
on essere fraintesi. A scanso di equivoci, ammettiamo subito che chi scrive appartiene alla fazione neoghibellina, cioè a quel partito trasversale nel quale si riconoscono tutti coloro che rivendicano la libertà di decidere in perfetta autonomia cosa fare della propria vita qualora dovessero trovarsi nelle condizioni esistenziali di un cespuglio di lattuga. Ora, siccome si parla non della vita in generale, ma di quella di ogni singolo cittadino di questo sgangherato paese, grandi spazi per terze vie cerchiobottiste non ce ne sono molti. Meno che mai per un presunto “partito silenzioso” che si trova nella “zona grigia” in cui parenti e medici si giocano a dadi la vita di chi non può più dire la sua. A patto che non si presuma che chi ha la sventura di trovarsi in quella terra di nessuno sia lieto di rischiarsi la responsabilità penale di un atto che, sic rebus stantibus, dovrebbe essere classificato come “omicidio“. E non si venga a dire che nel nostro paese tutto si aggiusta perché basta che passi per caso un assistente di corsia in caccia di notorietà (e di promozione) per rendere il rischio tremendamente concreto.
LEGGI INUTILI – Da applausi questo passaggio: “[...] non credo affatto che una legge possa davvero regolare le questioni-limite di cui qui parliamo. Data l’estrema variabilità dei casi, e le profonde, irriducibili, differenze fra le persone
, una legge che offre una buona soluzione per un caso può risolversi in una intollerabile forma di violenza in un altro caso. D’altra parte, dire leggi significa dire tribunali. Proprio il caso di Eluana mostra quanta fragilità, quante incongruenze, quante contorsioni, siano contenute nelle sentenze dei tribunali su vicende come la sua.” Il punto, però, è un altro. La legge di cui ciancia Panebianco è quella in stile Calabrò, cioè quella in virtù della quale è lo Stato che decide cosa sia “buono” e cosa sia “giusto” per il cittadino ignorante che non è in grado di valutare da sé. Panebianco è fin troppo generoso: la legge che va in discussione oggi non è inutile, è un’autentica porcheria scritta per dare soddisfazione a gente del calibro della [[Roccella]], fermamente convinta che ci sia in giro un sacco di gente strana impaziente di ottenere il placet per tirare rapidamente le cuoia. E il caso di Eluana è diventato così cool perché, grazie alle leggi che non ci sono, ognuno si è messo di buzzo buono a quantificare l’effettiva “pietas del medico” e a soppesare l’autentica sincerità dei “sentimenti delle persone che la am[av]ano“. Notoriamente, argomenti che non dilaniano coscienze e buoni, tutt’al più, a riempire qualche prima serata in televisione.
BENE, BRAVO, BIS! – La dimostrazione che sia ormai necessaria una legge che regolamenti l’accanimento terapeutico, anche nei confronti di
opinioni un tantino bislacche, la fornisce proprio Panebianco nel secondo round. Stavolta buttandola in politica, come si fa ogni volta che prendere posizione rischia di far calare le tirature. e che l’argomentazione risulta deboluccia In sintesi, sul testamento biologico hanno torto tutti perché l’angusta scatolina della legge non può contenere una visione del mondo che stia bene a all’universo intero. Verissimo, ma è altrettanto vero che non si può condannare alla sempiterna clandestinità qualcuno (anzi, ben più di qualcuno) in nome di una pax sociale molto più “ipocrita” del sentimentale pissi pissi bao bao che si ode al capezzale di un disgraziato qualsiasi in cerca di requie. Eccolo qua, dunque, il secondo errore mortale: immaginare che la legge, strumento rozzo e grossolano, riduca l’arbitrio nella decisione. Ma siamo daccapo: qualunque norma che non assegni la responsabilità della scelta esclusivamente all’interessato introdurrà una forma di arbitrio. Basta evitare di far decidere medico, notaio e tuo cugino al posto tuo e il pericolo è evitato. E chi non ha detto niente? Cazzi suoi. Si presuma pure che non vuol morire se non per mano dell’Altissimo.



non avrei saputo scrivere di meglio..
Vabbè, dai Val, meglio di Mth… non ti buttar giù così
Scherzo…
Neoghibellini forever
‘Che poi, pax sociale non so fino a quando, di questo passo
Nella mia laicistica presunzione, colmo di certezze e convinzioni sulle mie vie naso-gastriche, avrei ritoccato il finale.
“Sbagliare è umano perché solo la perfezione è divina. E per quel che ne sappiamo di Dio, accogliendo Eluana il decreto l’ha fatto ritirare.”
nessuno obbliga qualcuno ad abortire o divorziare e nessuno obbligherà qualcuno a staccare il sondino
insomma dovrebbe essere data la possibilità di scelta a tutti e non solo ad una parte
se passa la visione più restrittiva una parte non potrà esercitare la propria scelta
Toh guarda chi è tornato a scrivere! Mi mancavi tanto, sto leggendo tutti i tuoi nuovi interventi!
che vuoi che ti dica, resto sempre della stessa idea. Se vieti, vieti a tutti di farlo, andando contro la loro volontà. Se lo permetti, se vuoi lo fai, se non vuoi (perché credi, perché hai paura, perché ti gira così) non lo fai, cioè massima libertà!
Non vedo dove stia il problema e anzi, non vedo perché quelli che ci discutono sopra non riescono a vedere che non c’è problema!
Vaalyah