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Elezioni Roma 2016, Nicola Zingaretti: “Ignazio Marino? Una voce da accogliere”

Estrema prudenza e parole molto misurate: Nicola Zingaretti torna sulle Elezioni Roma 2016 e sulla caduta dell’ex sindaco Ignazio Marino. Le elezioni 2016 sono un tornante estremamente importante per la politica italiana, e in particolare quel che accadrà a Roma è sotto gli occhi dell’intero paese. I movimenti del Partito Democratico e di Sinistra Italiana, in particolare, e i loro relativi rapporti, saranno fondamentali per la corsa del centrosinistra in città.

ELEZIONI ROMA 2016, PARLA NICOLA ZINGARETTI: “IGNAZIO MARINO? DOBBIAMO ACCOGLIERE LA SUA VOCE”

In questo senso, Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e “unico rappresentante eletto dal popolo” ieri alle celebrazioni di apertura del Giubileo della Misericordia, dimostra di avere le idee chiare nel colloquio col Corriere della Sera: a Roma “si vota a giugno”, e il rinvio delle consultazioni “non è all’ordine del giorno”; si deve ripartire dall’alleanza con cui si governa in Regione, e dunque dall’alleanza con Sinistra Italiana, e dalle primarie. Senza dimenticarsi di trovare un ruolo per l’esperienza appena conclusa, quella di Ignazio Marino.

Marino l’ha più sentito?
«Sì, dopo le dimissioni. Credo che rimanga una risorsa, un punto di vista che deve trovare accoglienza. Dobbiamo rimettere in campo un processo unitario».

Con quale formula?
«Il centrosinistra esiste in Regione, nei Municipi. Andare divisi sarebbe l’ennesimo, tragico, errore. E rischieremmo di non andare neppure al ballottaggio».

E come la mettete con Stefano Fassina, candidato di Sinistra italiana, secondo cui la caduta di Marino rappresenta un «vulnus»?
«È una ricostruzione che guarda al passato. La risposta che va data su Roma riguarda il futuro».

Ma i 19 consiglieri piddini che si dimisero sono degli «accoltellatori» oppure no?
«Le recriminazioni sarebbero un suicidio. Il dibattito deve salire di livello. Il mio contributo è l’aver preso una delle peggiori Regioni e averla portata ad essere prima come crescita del Pil, consumi interni e lavoro come ha certificato l’Istat».

Primarie di coalizione?
«Innanzitutto, la coalizione. Poi, certo, le primarie ma non chiuse ai soli partiti».

Parole misurate, dunque, sia sul ruolo dei consiglieri Pd che hanno concluso l’esperienza di Ignazio Marino, sia sull’alleanza con le forze di Sinistra Italiana.

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Parole anche sul rapporto con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che all’assemblea nazionale del Partito Democratico all’Expo di Milano ha citato il lavoro di Zingaretti con nome e cognome.

Il Campidoglio per lei è un discorso chiuso?
«Appartiene al passato. Ma la mia non è una fuga dalle responsabilità: il mio apporto è dimostrare che esiste un’alternativa al cattivo governo».

Teme l’avanzata di M5s?
«Dovrebbe essere l’Italia a temerla, per gli accenti di integralismo e semplificazione».

È diventato renziano?
«Siamo persone diverse per cultura, storia, carattere. Ma tra noi c’è stato un confronto positivo e sincero. Io, con lealtà, credo che Renzi rappresenti un’innovazione utile ed in sintonia con la voglia di cambiare dell’Italia».

Il 12 dicembre sarà alla Leopolda? O dai bersaniani?
«Da nessuna delle due parti. La Leopolda è una positiva apertura verso l’esterno ma mi chiedo: perché nei primi mesi del 2016 non organizziamo un’iniziativa unitaria del Pd?».

Il doppio ruolo di Renzi è un problema?
«Io non lo vedo. Ma bisognerebbe anche girare la domanda: cosa deve essere il Pd? Su questo una riflessione mi sembrerebbe più che opportuna».

Copertina: AnsaFoto