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Under 40, Falasca: «Ricalcoliamo con il contributivo le pensioni più alte»

Il Presidente dell’Inps Tito Boeri, qualche giorno fa, si è limitato a dire quello che un po’ tutti sapevano sulle pensioni dei “più giovani”. Un po’ come il bambino della favola, ha indicato quello che nessuno voleva ammettere. Se nella fiaba il re era nudo, qui – nell’amara realtà dell’Italia 2015 – sappiamo anche per bocca del presidente delll’Inps, che i giovani, la pensione l’avranno tardi, oltre i 70 anni, e molto povera. Forse, più clamore, hanno destate le risposte del ministro Poletti, molto vaghe.  Ne abbiamo parlato con Pier Camillo Falasca, direttore editoriale della rivista Strade, liberale doc.

Falasca, Le parole del ministro Giuliano Poletti, in replica alle stime drammatiche comunicate ieri dal presidente dell’Inps Tito Boeri, ci dicono che non possiamo fare altro che accettare la realtà?
A me piace di più il Poletti che sfida la Camusso e gli altri sindacalisti sulla fine del l’orario di lavoro come parametro di valore e produttività. Nella dichiarazione sulle pensioni, il ministro Poletti pare rinunciatario rispetto ad uno status quo che, invece, va radicalmente cambiato.

Facile a dirsi, difficile poi farlo…Come si fa?
Partiamo da un assunto: nessuno può mettere in discussione le previsioni di Boeri. Siamo condannati a lavorare a lungo, risparmiare come facevano i nostri nonni e guadagnare sempre. Vale per i ventenni, i trentenni e i quarantenni di oggi. Ma abbiamo qualcosa da rivendicare allo Stato: stiamo pagando in tasse e contribuiti molto di più di quanto riceveremo, mentre oggi i pensionati ricevono mediamente più di quanto hanno versato nel corso della loro vita lavorativa. È davvero il caso di rivedere l’importo delle pensioni più elevate…”

Tutto vero. Ma già immagino le barricate dei sindacati, pensionati, alcuni partiti…
“Diciamo la verità, ribadiamola anche ai nostri padri, madri, zii e colleghi più anziani: si tratterebbe di barricate per la difesa di privilegi a danno dei più giovani. Con i risparmi del ricalcolo del contributivo, si potrebbe consentire una piccola grande rivoluzione: lasciare che i lavoratori più giovani possano destinare parte dei contributi obbligatori alla previdenza privata, ai fondi pensione. I rendimenti saranno più alti e più sicuri di quelli che ci assicura l’Inps. Significherebbe assicurare redditi pensionistici più robusti nei prossimi decenni. Una parte delle copertura finanziaria necessaria per questo opting out dal sistema INPS, in passato proposto da esperti come Giuliano Cazzola, potrebbe venire anche da un ricorso alla spesa pubblica, ovviamente da ridurre in altri ambiti”.

Cosa intende quando dici che i fondi pensione sono più sicuri dell’Inps?

Beh, forse è una novità rispetto al passato, ma credo che noi trentenni abbiamo davvero poca fiducia nel sistema pensionistico pubblico. Questo ovviamente non riguarda l’attuale governo, Boeri, Poletti o altri, ma la tenuta del sistema pensionistico pubblico, soggetto a così tante pressioni demografiche, sociali, economiche e politiche. È preferibile uno Stato che sempre di più si faccia garante del risparmio previdenziale privato degli italiani, in un sistema a capitalizzazione. La transizione è difficile e complessa, ma è necessaria”.

Gli interessati sono consapevoli dell’allarme lanciato da Boeri?
“Sempre di più, a mio parere. Per ora è soprattutto sfiducia, ma occorre che ci sia una sempre maggiore consapevolezza. Siamo artefici del nostro destino”

E se fosse necessario uno sciopero dei contributi per i trentenni e quarantenni, come ha proposto qualcuno?
“Ci sono purtroppo degli autentici sciopero dei contributi, che rischiano solo di aumentare in futuro: il lavoro nero e un’evasione, che è un fenomeno criminoso ma a volte incentivato da una tassazione eccessiva e immotivata. Non mi piace la formula dello sciopero, è uno strumento novecentesco che danneggia gli altri e rende antipatici i promotori. Meglio promuovere una vera presa di coscienza generazionale: quel che saremo a 70 anni lo decidiamo oggi”.