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Pensioni Partite Iva, cosa fare per non invecchiare in povertà

Gli studi che offrono una stima di quale valore avrà in futuro la pensione dei giovani di oggi forniscono sempre dati molto allarmenti. L’ultimo campanello d’allarme l’ha fatto suonare il presidente dell’Inps Tito Boeri, ricordando che nel 2050 i 35enni di oggi avranno, a parità di reddito e di contributi versati, una pensione più leggera di circa il 25% rispetto ai loro genitori.

PENSIONI PARTITE IVA, PERCHÈ SONO BASSE –

A pesare sarà soprattutto la modalità di calcolo degli assegni. La riforma Dini del ’95 ha introdotto il sistema contributivo in luogo del sistema retributivo, con il primo che avrebbe progressivamente presto il posto del secondo con l’avanzare degli anni. Ciò significa che l’importo della pensione non sarà legato più a quanto guadagnato negli ultimi anni di lavoro ma proporzionale ai contributi versati. Si tratta di un principio molto condivisibile, in teoria. Ma molto meno se si osserva quanto accade sul piano pratico. Lo studio presentato da Boeri prevede nel dettaglio, considerando una crescita economica dell’1% annuo, una pensione media per chi è nato nel 1980 più bassa del 25% rispetto a chi oggi ha 70 anni, e prevede anche il rischio di dovere lavorare fino a 75 anni per raggiungere il minimo di contributi necessari all’assegno Inps.

 

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Il problema viene aggravato da diversi fattori, come i buchi in carriera e la scarsa retribuzione. E a pagare sono soprattutto gli autonomi e i liberi professionisti, che non hanno un reddito fisso, sono maggiormente esposti alle crisi economiche e devono provvedere da sè a versare i contributi previdenziali. A differenza dei dipendenti gli autonomi non hanno un datore che paga per loro i contributi e devono aderire alla gestione separata dell’Inps. I liberi professionisti, coloro che sono iscritti ad un ordine professionale, provvedono a versarli alle relative, specifiche, casse previdenziali.

PENSIONE PARTITE IVA, COME RIMEDIARE –

Come fare dunque, per rendere più pesante la propria pensione? Archiviato definitivamente il sistema retributivo la soluzione sembra essere quella dei fondi pensione, fondi comuni d’investimento che vengono utilizzati appositamente per garantire ai lavoratori un assegno da affiancare alla pensione erogata dall’Inps o da altro istituto previdenziale pubblico. Il lavoratore, in particolare, versa una quota del proprio risparmio per ottenere una pensione integrativa. Ed anche in questo caso l’ammontare delle prestazioni previdenziali dipenderà dall’ammontare di soldi versati negli anni e dalla lunghezza del periodo di permamenza, come pure dal rendimento ottenuto dall’investimento.

In Italia i fondi pensione non sembrano aver avuto finora un grande successo, e questo viene considerato una dimostrazione che il nostro sistema previdenziale riesce ad avere una copertura soddisfacente, ma anche una prova del fatto che i risparmiatori italiani sono più avversi di altri al rischio. I fondi privati non sono infatti a capitale garantito, e si rischia quindi di perdere il proprio denaro qualora dovesse fallire uno di essi o una delle imprese in cui ha investito. Tuttavia, le statistiche indicano una crescita dell’utilizzo dello strumento.

Le forme pensionistiche complementari alla fine del 2014, come spiega la relazione annuale del Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, erano 496, in calo di 13 unità rispetto all’anno precedente, ma nello stesso arco temporale aumentavano gli aderenti (a quota 6 milioni e 539mila, in crescita del 5,4% rispetto ai 6 milioni e 203mila del 2013). In particolare tra gli aderenti 4 milioni 527mila erano lavoratori dipendenti del settore prinvato, 173mila dei lavoratori dipendenti del servizio pubblico, un milione e 839mila autonomi. Il tasso di partecipazione degli uomini è risultato pari al 27,2%, più alto del 23,5% delle donne. Gli iscritti di sesso maschile risultavano essere nel 2014 il 61,1% del totale degli aderenti. Per quanto riguarda le zone di maggiore utilizzo, la previdenza complementare viene sfruttata soprattutto al Nord, dove il tasso di partecipazione supera il 30%, mentre al Centro si avvicina al 25%. Al Sud, invece, vi aderisce solo il 18% della forza lavoro.

Per aderire ad un fondo pensioni bisogna sottoscrivere un apposito modulo e scegliere la tipologia di gestione più adatta alle proprie esigenze, soprattutto valutando quale sia la propria propensione al rischio e quanti anni mancano all’ottenimento della pensione pubblica. A volte si ha anche la possibilità di aderire al fondo in maniera collettiva, aderendo cioè al fondo pensione di riferimento istituito per il proprio settore o previsto dalla propria azienda. In questo caso la pensione integrativa viene alimentata dal Tfr e dai contributi trattenuti in busta paga. Il secondo step è quello della contribuzione, che è anche flessibile: al lavoratore viene consentito anche di modificare gli importi dei suoi versamenti, o di sospenderli o riprenderli in base alle sue esigenze. E viene consentito, altresì, in determinati casi, di prelevare una cifra come anticipazione o riscatto. Ma c’è di più. Dopo diverso tempo dall’adesione è possibile anche chiedere il trasferimento della posizione maturata presso un’altra forma pensionistica complementare. La pensione integrativa, infine, arriva quando si maturano i requisiti per la pensione pubblica. A quel punto il neo-pensionato ha anche la possibilità di richiedere una liquidazione della propria posizione, fino a un massimo del 50%, sotto forma di capitale.

Esistono tre tipi di fondi pensione, i fondi pensione aperti, quelli chiusi o negoziali e i Pip. Quelli aperti sono fondi pensione gestiti da banche, società di gestione del risparmio o assicurazioni. Quelli chiusi, invece, vengono creati in base ad accordi tra organizzazioni di imprenditori e sindacati, e sono quindi rivolti a specifiche categorie di lavoratori. I Pip, infine, Piani di previdenza individuale sono un tipo di accantonamento strutturato sulla base di polizze assicurative sulla vita. Circa la metà degli aderenti a forme pensionisiche complementari a fine 2014 erano iscritti ai Pip.

(Foto: JEAN-SEBASTIEN EVRARD / AFP / Getty Images)