“Come scoprire un cyber terrorista”
03/02/2012 - I fantasiosi suggerimenti dell’Fbi Cosa deve fare il titolare di un internet point per vigilare patriotticamente sugli utenti del suo servizio e aiutare le forze dell’ordine a catturare i pericolosi terroristi? OCCHI APERTI - Si fa presto a dir di
I fantasiosi suggerimenti dell’Fbi
Cosa deve fare il titolare di un internet point per vigilare patriotticamente sugli utenti del suo servizio e aiutare le forze dell’ordine a catturare i pericolosi terroristi?
OCCHI APERTI - Si fa presto a dir di vigilare, ma non tutti i cittadini americani sanno come si comporta e come si muove un terrorista, così il Federal Bureau of Investigation distribuisce ai cittadini impegnati in attività a contatto con il pubblico degli agili manualetti che spiegano quali siano gli atteggiamenti sospetti che devono accendere l’allarme degli addetti.
COME FARE -Un problema per gli addetti agli internet point e internet café, perché la lista dei comportamenti sospetti comprende anche una serie di buone pratiche che qualsiasi accorto utente della rete può adottare senza per questo dover divenate “sospetto” e solleticare le attenzioni di qualcuno. L’elenco comprende chi usa servizi per rendere anonima la navigazione come TOR, chi usa le chiavi PGP per proteggere le proprie mail o la stenografia. Ma anche chi “cerca di nascondere il suo schermo alla vista” o è “troppo preoccupato per la sua privacy” merita di essere subito incluso nella categoria dei “sospetti e potenziali terroristi”. Che nella quasi totalità dei casi si tratti di persone semplicemente intente a guardare immagini porno, l’estratto conto o a leggere comunicazioni personali, per i sagaci investigatori americani non ha molta importanza
PAURA -Indicazioni del genere ce ne sono per diverse categorie professionali e in genere sono accompagnati da avvertenze mitiganti che invitano a non allarmarsi per la presenza di un solo segnale di sospetto e nemmeno per l’aspetto delle persone, che difficilmente nel caso dei terroristi esibiscono abbigliamenti estrosi. Nel caso degli utenti di internet però è singolare come ad essere considerate sospette siano una serie di buone pratiche che in alcuni casi sono addirittura prescritte da molte aziende e agenzie governative, come nel caso del criptare le mail o di non lasciare che altri osservino il monitor mentre s’inseriscono password o si consultano documenti riservati. Iniziative del genere lasciano inevitabilmente il sapore della paranoia e sembrano più utili a diffondere timori irrazionali che a dare un contributo reale alla lotta al terrorismo.












