Siamo arrabbiati, presidente Monti
03/02/2012
Gentile Presidente Monti,
c’è un problema, e lei lo sa. Da quando questa faccenda della crisi ci ha sorpresi un paio di mesi fa, noi che affollavamo ristoranti e aerei fino all’altro ieri e sì, in fondo, stavamo bene, da quando ci ha sorpreso – dicevo – siamo un tantinello sorpresi. Delusi. Ovviamente arrabbiati.
Siamo arrabbiati, Presidente Monti, con tanta gente e per tanti motivi. Ce la prendiamo con lei e sicuramente ci capirà, anzi probabilmente ne era consapevole, ma sappiamo bene che i colpevoli sono altri. Prima di tutto noi stessi, silenti e inermi spettatori della distruzione totale che ha investito ogni cosa si potesse ritenere retaggio di una cultura sociale moderna. Noi, che cerchiamo gattini e tette su internet e poi ci lamentiamo di essere circondati da tette e gattini. Noi, che ce la prendiamo con lei e ad esempio non ricordiamo che Air France voleva comprarsi Alitalia, debiti compresi, ma noi no! abbiamo permesso che fosse regalata ad imprenditori amici del PresDelCons, mentre i debiti indovini un po’ chi se li è accollati. Sempre noi, che “non abbiamo creato il debito!”, ma siamo stati dei ‘pali’ perfetti. Insomma, noi che ogni giorno ci svegliamo come se non ci fosse mai stato un passato da cui imparare. E su questo, ci siamo.
Ma io accuso la classe politica. L’accuso perché era pagata da noi per elevarsi sui nostri difetti e non ingigantirli. La politica è un’arte nobile: queste persone l’hanno stuprata e villipesa, piegata ai loro interessi, usata, illusa, buttata. Oggi la si usa come un insulto. Io accuso chi ha visto il Parlamento come l’ultima spiaggia prima della prigione: accuso chi lo ha permesso, chi lo ha sopportato in silenzio e chi urlando troppo poco. Ma soprattutto, chi lo ha fatto. Accuso chi ha cancellato in noi ogni memoria del concetto di Stato: un luogo dove si lavora insieme per il bene comune, che qui è diventato un campo di battaglia dove cercare qualcuno da attaccare è un istinto. Accuso persone miserabili che non hanno avuto né ritegno né pietà, e sono fuggite quando hanno subodorato che la barca stava affondando. Li accuso anche per non aver avuto il coraggio nemmeno di scappare del tutto: sono rimasti là, sempre pagati da noi, per non fare assolutamente niente, se non i loro interessi. Vedi l’ultimo scherzetto sulla responsabilità dei magistrati. E appunto, questo è un problema. Come lei sa.
Vengo al punto: io li accuso e le faccio una richiesta: ce ne liberi. E’ l’ultima cosa che le chiediamo: continueremo a insultarla per qualche mese, ma non si preoccupi. Non succede niente. Non succede mai niente. Ma lei, continui con il suo lavoro. Noi la paghiamo per questo. In qualità di suoi commitenti le facciamo una perentoria richiesta: ce-ne-liberi. Noi non ce la facciamo, siamo gente ‘de core e poi alle 15 gioca la Roma, ma mi pare che il suo stipendio sia abbastanza congruo, quindi suppongo si possa assumere questo ulteriore onere. E sono sicura che lo farà con non poco piacere.












W Monti.
Ci vuole tempo, e cambiare legge elettorale
E se il problema alla fine fosse soltanto nostro, noi illusi che crediamo che la politica sia quella che abbiamo conosciuto attraverso le versioni di greco e latino a scuola?
Digito da Palermo ed anche qui, in vista delle amministrative ne stiamo vedendo delle belle!
presidente monti vorrei sapere se tutti i suoi amici poarenti e conoscenti hanno il posto di lavoro fisso, oppure vanno elemosinando un piatto di pasta per non morire di fame, vorrei sapere se può rispondermi, ho ragazzi senza lavoro e non sanno dove andare a lavorare perchè hanno 37 anni, forse si debbono ritenere barboni?