I leghisti guidano la rivolta della pensione a 50 anni

03/02/2012 - I peones del Carroccio alla guerra per rubare soldi allo Stato Tutti pronti a seguire il buon esempio della moglie di Bossi, evidentemente. Baby pensionata di lusso, per un diritto che sembra un orribile privilegio a chi oggi affronta il

     
 

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I peones del Carroccio alla guerra per rubare soldi allo Stato

Tutti pronti a seguire il buon esempio della moglie di Bossi, evidentemente. Baby pensionata di lusso, per un diritto che sembra un orribile privilegio a chi oggi affronta il mercato del lavoro e guarda al suo futuro previdenziale con preoccupazione. Ma cosa volete che gliene freghi, ai leghisti, degli altri e del futuro? Il Carroccio, dopo aver coglionato il Nord con il federalismo fiscale e le altre barzellette mai attuate da ministri che a Roma sono ingrassati assai, sedendosi ai tavoli più esclusivi dei ristoranti romani e lasciando da pagare il conto a Roma Ladrona, adesso guida la rivolta dei vitalizi. Di quelli cioè che non accettano la riforma del sistema dei privilegi dei parlamentari. Ne parla Repubblica:

La Lega di lotta e vitalizio è una truppa di peones cinquantenni, pronti a scendere dalle valli a Roma per rivendicare le loro baby pensioni da ex onorevoli. Appartiene al Carroccio più della metà – 15 su 26 – dei ricorsi presentati alla Camera contro il provvedimento con il quale il 14 dicembre è stato cancellato il vitalizio. E sostituito da una pensione da percepire non più a 50 ma a 60-65 anni. I nomi tenuti finora nella cassaforte dell´organismo chiamato a dirimere i contenziosi interni – perché in Parlamento tutto viene gestito intra moenia – sono stati resi pubblici dal presidente del Consiglio di giurisdizione di Montecitorio, il deputato di Fli Giuseppe Consolo (Ignazio Abrignani del Pdl e Tino Iannuzzi del Pd gli altri due «giudici»), in occasione della prima riunione per dirimere la questione. Ma è servita solo a prendere atto dei numeri e rinviare la decisione nel merito al 18 aprile. Anche perché c´è ancora tempo fino a domani per presentare altri ricorsi e dato che quattro sono stati depositati solo nell´ultimo giorno, non è escluso che se ne aggiungano nelle prossime ore. Quasi tutti appartengono alla fascia degli “ex”, per lo più cinquantenni, che hanno visto svanire sul traguardo il miraggio del vitalizio, cancellato appunto dal primo gennaio di quest´anno e slittato di dieci anni sotto forma di pensione.

Ora i loro avvocati avranno 60 giorni di tempo per presentare le motivazioni:

Tra i 26, solo tre sono i deputati in carica: i pidiellini Roberto Rosso (ex sottosegretario al Lavoro) e Giorgio Jannone, il leghista (ex sottosegretario anche lui) Daniele Molgora. Ma decine se non centinaia di loro colleghi della Camera sono pronti a seguirli a ruota, se il ricorso dovesse essere accolto. E lo stesso accadrebbe al Senato, dove finora nessuno ha voluto mettere la faccia in questa battaglia. Se il Consiglio desse ragione ai ricorrenti, crollerebbe la colonna portante della manovra di tagli e risparmi imposta da Fini e Schifani in quest´ultimo mese. «Siamo consapevoli di questo e adotteremo perciò una decisione responsabile» è l´unica mezza ammissione che fa – dietro anonimato – uno dei tre deputati giudicanti. A Montecitorio 15 ricorrenti sono uomini del Senatùr, sette del Pdl, tre ex dell´Ulivo e un ex Prc.

Contabilità che ha scatenato commenti e ironie quando la notizia si è diffusa in Transatlantico:

«Il celodurismo contro Roma ladrona si affloscia quando si parla di denaro» ironizza il finiano Nino Lo Presti, collega di partito del presidente del Consiglio di giurisdizione, Consolo. In effetti la lista, oltre ai tre in carica, comprende il sindaco di Brescia Adriano Paroli (Pdl) dimessosi dalla Camera a gennaio. E appunto gli altri ex leghisti, quasi tutti in carica nella XII legislatura (dal ´94 al ‘96): Elisabetta Castellazzi, Franca Valenti, Roberta Pizzicara, Diana Battaggia, Enrico Cavaliere, Oreste Rossi, Alberto Bosisio, Francesco Stroili, Edouard Ballaman, Flavio Bonafini, Fabio Padovan, Salvatore Bellomi, Roberto Asquini, Giulio Arrighini. Eletti con l´Ulivo invece Michele Cappella, Antonio Borrometi e Ugo Malagnino. Ex Prc – ora misconosciuto dal partito di Ferrero – Martino Dorigo. Erano forzisti Emauela Cabirini e Paola Martinelli. Ex An Domenico Basile e Daniele Franz. Il giudizio fra due mesi.

     
 

5 Commenti

  1. em scrive:

    ecco i leghisti alleati di berlusconi …

  2. Michele scrive:

    Il commento della redazione è esemplare.Aspettiamo se qualche padaniota scende in campo e con quali argomenti.Sarà un dibattito interessante.

  3. Antonia Mattiuzzi scrive:

    Il loro popolo s’accorgerà molto presto dell’avidità dei loro leader e dell’intenzione di spolpare l’Italia e quindi tutti i suoi abitanti dal nord al sud.

  4. el azzaharita scrive:

    avanti popolo, alla riscossa….bandiera verde, trionferà! Nel nome di Allah! potente e misericordioso.

  5. legittima difesa scrive:

    Usiamoli i forconi, usiamoli.

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