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Elezioni Roma 2016, Marino riflette sul bis. E attacca Renzi: «Vuole rinviare il voto»

Elezioni 2016: Marino riflette sul bis a Roma

«Se mi ricandido? Rifletto. Le idee non si fermano, il cambiamento non si può fermare». Intervistato dal Fatto Quotidiano, l’ex sindaco della Capitale Ignazio Marino non nega la possibilità di correre ancora per il Campidoglio, dopo la fine traumatica della sua esperienza, con tanto di firme dal notaio e dimissioni da parte dei consiglieri Pd, Ncd, Lista Marchini e CoR.

ignazio marino roma

 

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ELEZIONI ROMA 2016, IGNAZIO MARINO PENSA AL BIS –

Dalle colonne del quotidiano diretto da Travaglio, Marino rifiuta di credere alla possibilità di una norma ad hoc che possa restringere la partecipazione delle primarie dem, sbarrando la strada a Bassolino a Napoli, ma anche al suo possibile bis: «Mi rifiuto di credere che il Pd di Renzi possa imbrigliare le primarie». La fine traumatica della sua Giunta non è stata però ancora archiviata dall’ex sindaco marziano. Tanto che sul Fatto Marino rilancia il suo attacco al premier Renzi, considerato dal chirurgo dem il regista dietro la cacciata 

«C’era un disegno, nel quale papa Francesco non è coinvolto, di rimuovere Marino affinché un premier, contemporaneamente segretario del Pd (che già aveva allontanato Enrico Letta da Palazzo Chigi), diventasse anche sindaco della Capitale… sono sicuro che lui vorrebbe fare anche il sindaco di Milano, Napoli e magari Torino. Non riesco a capire i motivi per cui un premier possa rifiutarsi di parlare col sindaco di Roma quando, il 2 dicembre di un anno fa, scoppia il caso Mafia Capitale. E, ancora, si rifiuta quando diventa prioritario occuparsi de ll ’organizzazione di un evento come il Giubileo». E ancora: «Il giorno del mio addio al Campidoglio ho fatto l’indovino, annunciando che sarebbero comparsi centinaia di milioni di euro da Palazzo Chigi per il Giubileo appena me ne fossi andato. Mentre il 27 agosto il sottosegretario De Vincenti e il ministro Alfano annunciavano al termine del Consiglio dei ministri che non sarebbe arrivato un euro dal governo, ma ero ancora sindaco io».

Ha sbagliato a fidarsi di Matteo Orfini, commissario del partito romano?

«Certo il mio percorso professionale e accademico è diverso da quello di Orfini. Matteo Orfini ha fatto politica da quando era un ragazzo: ha assunto posizioni di crescente responsabilità da segretario di sezione, a segretario di Massimo D’Alema, e attualmente è il presidente del Pd. Come facevo a non fidarmi di lui? Oggi Orfini dice, ad esempio, che è colpa di Marino se i Tredicine risultano vincitori del bando per le bancarelle in piazza Navona nelle festività natalizie. Con l’ex sindaco quei signori sono stati cacciati, ma ora che Marino non c’è più e tornano è colpa di Marino. E non è la cosa più grave. Ci manca solo che spieghino alla città la necessità di riaprire Malagrotta, la discarica che io ho chiuso in novanta giorni dopo 50 anni di apertura. C’era un progetto di intesa tra Acea, l’azienda dei rifiuti, e la Regione Lazio, per diminuire il carico di immondizia portata al Nord e rendere più efficienti inceneritori già presenti nella Regione Lazio, aumentandone la capacità. Improvvisamente, va via Marino, e tutto si blocca. Avrebbe diminuito le spese e non di poco, rendendo Roma più autonoma. Invece ritorna in auge una persona come Manlio Cerroni che può permettersi di invitarmi, sul Tempo, a tornare a occuparmi di trapianti, mentre alla monnezza ci torna a pensare lui. E il Pd che dice? Niente», si legge sul Fatto.

ELEZIONI ROMA 2016, MARINO ATTACCA: «RENZI VUOLE RINVIARE IL VOTO. E VOGLIONO RIAPRIRE MALAGROTTA» –

Ma non solo. Marino accusa il premier anche di voler spostare il voto nella Capitale: «Con la scusa del Giubileo proveranno anche a rinviare il voto di un anno, a lasciare il commissario fino al 2017», si legge sul quotidiano diretto da Travaglio.  Marino spiega di non condividere la frammentazione della sinistra, ma sui motivi che hanno spinto alcuni dem a uscire dal Pd, per poi accasarsi con Sinistra Italiana, aggiunge: «Capisco gli esasperati perché nel Pd la democrazia è sospesa. Ma non bisogna commettere l’errore di considerare il Pd quello dei capibastone: il Pd è quello dei milioni di persone che credono nella discussione democratica e io penso a loro».