Il mare cresce e nessuno lo sa
01/02/2012 - Una delle conseguenze del cambiamento climatico è l’aumento del livello delle acque. Ma la politica non se ne interessa Una delle conseguenze più immediate e visibili del cambiamento climatico è l’aumento del livello dei mari. Un fenomeno destinato a verificarsi
Una delle conseguenze del cambiamento climatico è l’aumento del livello delle acque. Ma la politica non se ne interessa
Una delle conseguenze più immediate e visibili del cambiamento climatico è l’aumento del livello dei mari. Un fenomeno destinato a verificarsi nei prossimi decenni senza che sia ancora chiaro con quale velocità e con quali risultati.
GLI SCENARI – Valutazioni diverse sul quanto e sul quando preludono a scenari molto diversi. Tutto ruota attorno alla quantità di ghiaccio non galleggiante che si scioglierà e da altri fattori, perché il cambiamento climatico porterà anche precipitazioni più abbondanti e parte dell’acqua andrà ad aumentare l’umidità circolante in atmosfera.
IL FENOMENO – La velocità del fenomeno sarà determinante per le opere di protezione delle coste, dove si scelga di difenderle e dove ci siano le risorse per provarci, anche s eè difficile immaginare difese idrauliche come quelle olandesi in paesi dotati di poche risorse e vate porzioni del territorio minacciate dalle acque. Non ci sono gli atolli come Vanuatu o le Maldive che rischiano di finite sott’acqua, ci sono anche intere megalopoli asiatiche che rischiano di vedere ingoiate dal mare buone porzioni del loro territorio o paesi come il Bangladesh che rischiano di dover spostare decine di milioni di persone nei prossimi anni.
LE INONDAZIONI – Città come Bangkok o Giacarta soffrono gà periodiche inondazioni d’interi quartieri con il mare che sale dalle fogne (dove ci sono) e invade la città come capita a Venezia con l’alta marea. Venezia, altra città che rischia di fare i conti con il fenomeno nonostante siano ormai pronte a entrare in funzione le difese del Mose, che disgraziatamente è dimensionato per far fronte alle maree storiche e non al prevedibile innalzamento del livello del mare.
LE IPOTESI – Se poi il livello del mare dovesse aumentare, secondo le ipotesi più pessimistiche, fino ai sei metri, sarebbero davvero pochi i paesi a non pagare terribili conseguenze, visto che la civiltà umana si è sviluppata e continua a svilupparsi sulle coste, quando non direttamente alle foci dei grandi fiumi, su aree che non potrebbero essere difese se non a costi inimmaginabili.
UN PROBLEMA PER TUTTI - Sarà un problema per i paesi ricchi, perché nei paesi poveri la scelta non si porrà proprio e l’unica alternativa praticabile sarà la migrazione di milioni di persone verso le aree ancora abitabili. Problemi enormi, che meriterebbero studi approfonditi, pubbliche discussioni e la predisposizione di tecniche e tecnologie per far fronte a quello che ormai appare inevitabile, pur nelle incertezze ricordate sopra.
NIENTE MOBILITAZIONI – Invece non si assiste a nessuna mobilitazione, come peraltro accade per lo stesso tema del riscaldamento globale nel suo complesso, al quale si dedicano convegni su convegni senza che si riesca mai a materializzare impegni vincolanti e risultati tangibili e verificabili. Succede sia per le resistenze di un sistema economico incapace di rinunciare ad equilibri consolidati e a tecnologie ancora redditizie, che per la vigenza di sistemi politici che non riescono ad evadere l’orizzonte temporale dei cicli elettorali.
AL GORE RULES – Ma i cicli della natura sono indifferenti a quelli elettorali e hanno tempi diversi, così come hanno tempi più lunghi gli studi e le opere necessarie per affrontare con qualche speranza di successo una potenziale minaccia del genere. Se ad esempio si pensa che ad oggi nemmeno in un paese come l’Italia, tra i più avanzati e con una linea di costa tra le più estese e fragili al mondo ha disposto studi o preso in considerazioni opere di mitigazione e protezione, ci si rende bene conto che la maggior parte di quanti finiranno con i piedi a bagno resteranno sorpresi, mentre i loro amministratori faranno le facce stupite. L”innalzamento delle acque non è argomento buono per i politici occidentali e infatti ad occuparsene si ritrovano solo alcuni pensionati di lusso della politica, come ad esempio Al Gore, che da qualche anno ha trovato la sua nuova dimensione nell’impegno ambientalista.
NESSUNA SOTTOVALUTAZIONE - Non è invece che investitori e corporation siano all’oscuro del problema o che lo sottovalutino. Tutto il mondo del commercio internazionale freme all’idea dell’apertura di una via di comunicazione marittima dove una volta c’erano i ghiacci perenni del Nord, poi c’è chi spera in nuove opportunità di sfruttamento per le aree liberate dal ghiaccio e ci sono le assicurazioni che ricalcolano continuamente parametri e tariffe per adeguare le loro scommesse a un mondo che cambia. Il cambiamento climatico avrà grande influenza sugli affari, come sulle vite.
UN TEMA IGNORATO – Niente che in Italia e altrove possa scuotere la quiete dei media o della politica, che sono tanto pochi avvezzi al tema da preferire buttarla in caciara quando si si arriva dalle parti delle discussioni sul cambiamento climatico, tanto che in particolare nel nostro paese sono ancora animate da quanti lo negano. Da noi l’innalzamento dei mari è ancora “l’acqua alta”.













L’immigrazione sarebbe il minimo, di certo di molto amplificata da come è oggi, ma secondo me il problema diventerebbe lo spazio, che già ad oggi risulta essere poco, le risorse primarie (cibo e acqua); dove ci metteremo tutti? Sicuramente ci sarà un netto ridimensionamento della popolazione globale, ci scanneremo tra uomini, o probabilmente ci penseranno gli stati più potenti, purtroppo con nuove guerre, al ridimensionamento al fine di fare spazio, o meglio a diminuire la densità, poiché lo spazio diminuirà. E’ un po crudo come concetto, ma è la realtà.
Nell’articolo viene citato Al Gore, ma non uno dei suoi cavalli di battaglia sul quale è imperniato il catastrofista “Day after tomorrow”, cioè la variazione della salinità del mare nell’oceano Atlantico, sul cui equilibrio si basa la corrente del Golfo del Messico con i suoi effetti sul clima. Tra tutti gli scenari disastrosi dati dallo scioglimento dei ghiacci polari, quello determinato da un mutamento della corrente del golfo mi è sempre sembrato il più plausibile eppure nemmeno di questo si parla un granchè. Non sono in possesso delle necessarie competenze scientifiche per fare delle valutazioni, ma mi preoccupa molto che coloro che le hanno tacciano o diano interpretazioni a seconda delle lobbies da cui sono finanziati.
l’italia tra i paesi più avanzati??
ma dove vivi????
l’italia tra i paesi più avanzati…ahahahhaa
I politici chi governeranno quando l’umanità si estinguerà?
Il mare cresce e nessuno lo sa? Una bella mazza! Sono anni che gli esperti del settore ce lo dicono allarmati da ogni angolo del Mondo ma, come sempre, nessuno di quelli che aveva il dovere di recepire quegli allarmi e di provvedere a fare subito il possibile affinchè questi effetti “naturali” potessero essere almeno contenuti, ha mai fatto un tubo, o perchè inadatto a governare o perchè “interessato”.
Persino Al Gore si era mosso alla grande, ma non fu filato perchè buona parte di quello che si poteva fare (e forse si potrebbe ancora fare) andava a toccare soprattutto gli interessi dei guerrafondai USA e delle loro politiche imperialiste in casa di chi ha petrolio e gas, e di quegli insensati imbecilli di Cinesi e Russi.
Un altro effetto collaterale dell’innalzamento del livello dei mari impedirebbe, almeno, agli idioti incompetenti come schettino di non finire sugli scogli del Mar Tirreno…… così andrebbero direttamente a cozzare sulle Dolomiti! Quando si dice “mari e monti”!