Iene Eutanasia
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Le Iene e l’eutanasia: la morte è una cosa troppo seria per essere trattata in seconda serata in tv

La Morte è una cosa terribilmente seria. Perché spaventa, tutti. Sia chi ha una malattia, sia chi è in perfetta salute. È normale che sia così. E tutto questo merita rispetto.

Ieri sera le Iene hanno mandato in onda un lunghissimo servizio sull’eutanasia. Ventisei minuti, in cui – tra le altre cose – abbiamo visto morire una persona con una telecamera in faccia. Si tratta di un episodio ripreso dalla televisione svizzera, che ha raccontato – ci viene da dire minuto per minuto – il suicidio di Michele Causse. Le Iene, con una decisione assai discutibile, hanno deciso di riproporre quelle immagini, ben prima della mezzanotte.

Iene Eutanasia

Una decisione assai discutibile, come discutibile è stata tutta l’impostazione del servizio, evidentemente a favore dell’eutanasia. Ma quello che proprio non è sopportabile è il contesto in cui tutto ciò è andato in onda.

La morte è una cosa seria, e l’eutanasia un qualcosa che va discusso in maniera intelligente, non usata per fare spettacolo o guadagnare un punto di share. Non si possono sparare in onda 26 minuti sulla morte, con la ripresa in primo piano di una vita che si spegne, tra due “stacchetti” di Ilary Blasi e una battuta di Teo Mammuccari. Non si può affrontare tutto come se fosse la consegna del tapiro d’oro o un’intervista doppia. Un servizio, tra le altre cose, in cui si mescolavano cose diverse. Dal suicidio tout court alla “sedazione palliativa”.

Un tema tanto delicato, che come si suol dire “divide le coscienze”, andrebbe trattato con i guanti. Con il rispetto che si deve a chi sta bene e a chi sta male. A chi è stata data un diagnosi fatale, e chi magari sta vedendo una persona cara soffrire. Ma soprattutto – cosa che ieri non è avvenuta – vanno rispettate tutte le sensibilità.

Un servizio del genere – in un paese “normale” deve essere seguito e preceduto da un approfondito dibattito, in cui si spiega la legge italiana, qual è la situazione nel resto d’Europa, che paletti esistono per esercitare quello che è definito il “fine vita”.

Da liberale quale sono, non sono contrario a concedere il diritto a chi è in grado di intendere e volere di prendere anche l’estrema decisione di sospendere il proprio cammino su questa terra, ma so che questi argomenti non si affrontano come una discussione da bar, cercando di suscitare empatia o giocando con i sentimenti di chi guarda la televisione. Cosa che ieri le Iene hanno fatto.

Non sappiamo dire se le Iene abbiano fatto questo exploit per guadagnare un punto di share, o per lanciare un dibattito (cosa che non sembra granché riuscita). Siamo davanti, di questo siamo sicuri, ad un episodio che la redazione ha trattato con superficialità e senza gli adeguati strumenti culturali, un tema che probabilmente è al di sopra delle capacità di analisi e di approfondimento della trasmissione di Mediaset.