Google sta per perdere la partita del web?

01/02/2012 - Gli ultimi movimenti di borsa lascerebbero intuire che gli investitori puntano a un modello chiuso di internetSecondo un’opinione pubblicata da Time, il modello di business di Google, fondato sullo sfruttamento della rete aperta, sarebbe messo in crisi dall’avanzare di modelli

     
 

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Gli ultimi movimenti di borsa lascerebbero intuire che gli investitori puntano a un modello chiuso di internetSecondo un’opinione pubblicata da Time, il modello di business di Google, fondato sullo sfruttamento della rete aperta, sarebbe messo in crisi dall’avanzare di modelli concorrenti fondati sistemi chiusi.

I RECINTI – Tutte le volte che un utente accede a Facebook sparisce dalla vista di Google. Lo stesso accade a chi si logga su Amazon o a chi usa prodotti Apple accedendo ai servizi offerti dalla mela. Su questo presupposto e sul fatto che imprese del genere siano in piena salute e inarrestabile espansione e che altri simili s’affacciano quotidianamente sul mercato in cerca di gloria, Keith Woolcock lancia l’alllarme sul destino di Google. Un allarme sostenuto da dati indubitabili, che raccontano di una rete sempre più chiusa, dove spuntano recinti all’interno dei quali vigono regole diverse, quelle stabilite dalle corporation proprietarie dell’ambiente frequentato. Una buona parte di Internet è oggi inaccessibile a Google e la cosa ha già avuto un’influenza sensibile sula raccolta pubblicitaria, con il gigante di Mountain View che ha dovuto abbassare il costo unitario per click per gli annunci. Con l’avanzare degi ecosistemi chiusi Google perde in capacità d’analisi e di penetrazione, un danno ancora più grave se si pensa che in quei recinti finiscono sempre più spesso dei power user, gli utenti che usano la rete in maniera più intensa e quindi quelli che offrono una raccolta dati più significativa e remunerativa

I TIMORI - L’allarme, a dispetto dei numeri, non sembra comunque giustificato. Mancano all’analisi alcune considerazioni di non poco conto. Prima su tutte quella per la quale chi frequenta i “recinti” non può fare a meno di frequentare anche la parte libera della rete, usare la ricerca di Google (che rimane di gran lunga la migliore sul mercato), la mail di Google (la più diffusa) o il canale video di Google, quel YouTube che non eguali. Per non parlare del resto dei servizi offerti da Google a siti e blogger, tutti canali unici senza paragoni con quelli dei rivali. C’è poi una considerazione accessoria, quella per la quale il quadro descritto da Time è troppo centrato sulla realtà statunitense e da troppo peso alla fotografia di un momento della tumultuosa evoluzione della rete.

LE PROFEZIE - Non è facile dire come sarà la rete di domani o la rete “matura” da qui a qualche decennio, le rete è ancora negli stadi iniziali della sua evoluzione. Quelle che oggi possono apparire imprese solidissime domani possono sparire per una crisi del modello di business o semplicemente per un cambiamento nei gusti dei clienti. La forza di Facebook non è tale da sopravvivere alla stanchezza degli utenti o all’emergere di un nuovo ambiente che conquisti le folle e Facebook, come altre imprese, dispiega a sua volta questa forza entro rigidi confini nazionali. Ci sono paesi e mercati nei quali Amazon, Apple e Facebook, per richiamare quelli citati da Time, non s’affacciano neppure e dove invece i servizi Google non hanno difficoltà a fare incetta di dati preziosi.

ANCORA SOLIDA -Nonostante il pessimismo anche Time riconosce che Google è ancora in perfetta salute, pur non arrivando a riconoscere che a Mountain View sembrano molto più preparati della concorrenza ad affrontare i mutamenti della rete e lo stesso dilagare dell’internet mobile, settore che secondo Woolcock vede Google in ritardo e in posizione di debolezza. Sia come sia, ci vorrà ancora molto tempo prima che qualcuno riesca ad insidiare la supremazia della rete di Google e i suo record nella raccolta e archiviazione di dati. Un dato facilmente verificabile dal numero dei server posseduti da Google, a oggi stimati in oltre la metà dei server operanti al mondo, una potenza e un potere decisamente al di là delle possibiltà della concorrenza per qualche tempo.

     
 

1 Commento

  1. Sardonico di Chiavari scrive:

    Io ho un amico che si chiama Macchi che, quando legge di queste cose mi guarda, sorride e, parlando in terza persona, mi dice: “Macchi se ne frega!”
    Cappitto mi hai?

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