Lo sciopero della fame degli attivisti anti-regime

01/02/2012 - In Bahrain continuano le proteste per chiedere riforme economico-sociali e, soprattutto, libertà In Bahrain continua la repressione del dissenso da parte del regime. E continuano le manifestazioni di denuncia di politici, attivisti dei diritti umani e blogger. Quattordici esponenti dell’opposizione

     
 

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In Bahrain continuano le proteste per chiedere riforme economico-sociali e, soprattutto, libertà

In Bahrain continua la repressione del dissenso da parte del regime. E continuano le manifestazioni di denuncia di politici, attivisti dei diritti umani e blogger. Quattordici esponenti dell’opposizione detenuti, otto dei quali stanno scontando condanne all’ergastolo, hanno da poco cominciato lo sciopero della fame per denunciare il rigido atteggiamento delle autorità del paese.

IN CARCERE PER LE MANIFESTAZIONI - I detenuti ribelli sono stati condannati da un tribunale militare con l’accusa di far parte di un gruppo terroristico per il cambiamento della costituzione e del “sistema monarchico”, e di aver organizzato manifestazioni di protesta. Si tratta di una decisione che lascia perplessi gli esperti. Una commissione indipendente, ad esempio, recentemente ha criticato i processi militari e chiesto alle autorità di rivedere tutte le sue posizioni. Un parere che resterà inascoltato. Il caso dei 14 esponenti dell’opposizione incarcerati, tra i quali figurano noti attivisti, come Abdulhadi al Khawaja, il segretario generale del movimento sciita, Hassan Mushaimaa, e il leader dell’opposizione sunnita, Ibrahim Sharif, infatti, potrà essere riesaminato solo dalla Corte di Cassazione.

LA PROTESTA DEGLI ATTIVISTI IN CELLA - Lo sciopero della fame è cominciato domenica scorsa, a due settimane dall’anniversario delle proteste, nate in Bahrain il 14 febbraio scorso. “Chiedono la fine della repressione politica”, ha fatto sapere all’agenzia di stampa Reuters Mohammed al Mascati, a capo della Bahrain Touth Society for Human Rights. “Protestano contro il processo iniquo che hanno affrontato e vogliono la liberazione di tutti i prigionieri”. Secondo al Mascati sarebbero 150 i detenuti che si sarebbero uniti in questi giorni allo sciopero della fame dei 14 leader dell’opposizione. Ma la polizia – ha raccontato l’attivista – li avrebbe costretti a desistere dal protestare lanciando contro di loro gas lacrimogeni. Uno di loro, al Khawaja sarebbe addirittura stato ricoverato in ospedale.

I MORTI E I LICENZIAMENTI - Il ministero degli Interni del Bahrain smentisce le accuse. Afferma che i detenuti vengono trattati bene e che ognuno dei prigionieri sta ricevendo assistenza medica completa da un equipe di medici presente 24 ore su 24 nelle carceri. Tra il 14 febbraio e il 15 aprile 2011 gli scontri in Bahrain hanno causato la morte di 35 persone, 30 delle quali civili e 5 appartenenti alle forze di sicurezza. Sono quasi 3mila le persone arrestate dai servizi di sicurezza dopo la dichiarazione dello stato d’emergenza di re Haman Bin Isa Al Khalifa dello scorso marzo (e durata tre mesi). In questo lasso di tempo 2.460 lavoratori privati e 1.945 dipendenti pubblici sono stati licenziati. Per gli attivisti il bilancio è ancor più grave. Sarebbero 4 i morti civili rimasti vittime delle forze di sicurezza nelle ultime due settimane.

     
 

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