Mali, il racconto choc del sopravvissuto: «Morivano e mi salvavano la vita»

Arrivano i primi terribili racconti di chi era presente durante la strage dell’hotel Radisson in Mali, dove sono morte sotto i colpi dei terroristi ben 21 persone. A parlare al Corriere è Leon, che lavora per un’azienda italiana ed era rimasto intrappolato nell’albergo seppellito dai cadaveri.

ATTENTATO IN MALI, IL RACCONTO

Un racconto angosciante

«Appena arrivati abbiamo sentito spari ed esplosioni. Io sono corso dentro l’albergo e ho perso di vista il mio collega che poi è riuscito ad allontanarsi con la macchina. I terroristi, al grido di “Allah Akbar” ma parlando anche inglese, sono entrati e hanno iniziato a spararci addosso. Un donna ci ha urlato di salire verso i piani alti. Sono corso insieme ad altre sei, sette persone verso l’ascensore per trovare scampo ai piani superiori ma era bloccato, una trappola terribile. E allora ho pensato che fosse finita e mi sono messo a pregare».

Poi, solo l’orrore

I terroristi sono arrivati dieci secondi dopo. Hanno gridato «Allah è grande» e hanno iniziato a sparare. «Mi sono inginocchiato a terra coprendomi il viso, poi sono strisciato come un serpente verso un angolo — racconta Leon —. A uno a uno gli altri mi cadevano addosso, mi bagnavano con il loro sangue, li sentivo respirare a fatica, agonizzare, pronunciare qualche parola, urlare. Morivano e mi salvavano la vita».

Leon ha quindi finto di essere morto

«I terroristi si muovevano, feroci, inquieti. Correvano chissà dove, poi tornavano davanti all’ascensore e sparavano sui cadaveri. Non so come non sia riuscito a non essere trafitto dai proiettili. Mi sono fatto male solo a una gamba, ma per il peso dei cadaveri sopra di me».

E gli è andata decisamente bene

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