Ecco perché perdi le chiavi di casa
31/01/2012 - E’ probabile che tu non le veda, ma che siano lì: il tuo cervello è desincronizzato Quando perdiamo un oggetto, quando non sappiamo dov’è, la reazione tipica che abbiamo è quella di metterci a cercare come dei matti in tutta
E’ probabile che tu non le veda, ma che siano lì: il tuo cervello è desincronizzato
Quando perdiamo un oggetto, quando non sappiamo dov’è, la reazione tipica che abbiamo è quella di metterci a cercare come dei matti in tutta la casa. E il rischio è, spiega il New Scientist, che quel che cerchiamo sia effettivamente sotto i nostri occhi, ma che, però, noi non riusciamo né a vederlo né a trovarlo. Il problema è che ci stiamo muovendo troppo velocemente, con eccessiva frenesia: e il nostro cervello non riesce a starci dietro. Lo suggerisce una ricerca dell’Università di Waterlooo, effettuata dal professor Grayden Solman
DIVERSE VELOCITA’ – Le aree del cervello che gestiscono il movimento e la ricerca sono diverse, e funzionano a velocità molto diverse: di conseguenza, se una delle due gira a mille, l’altra potrebbe rimanere indietro, e perdere la sincronia. Lo studio punta proprio a capire qualcosa in più sul tema: il New Scientist, dicevamo, riporta i risultati dello studio. Una serie di persone sono state messe davanti ad uno schermo, con l’ordine di individuare una specifica forma fra le tante visualizzate sullo schermo: “Fra il 10 e il 20% la probabilità di errore al primo colpo”, scrivono i ricercatori, “il che sarebbe non poco”. Un indizio è arrivato dall’analisi dei “movimenti del mouse mentre veniva effettuato la ricerca.
QUESTIONE DI SINCRONIA – I docenti hanno così scoperto che i movimenti volontari erano più lenti dopo aver mancato il bersaglio”: secondo i docenti, questa sarebbe la prova del fatto che il cervello, davanti ad un errore della componente che gestisce il movimento, la rallenta, tentando di far recuperare il terreno perduto alla componente che guida la comprensione razionale. “Il rallentare dei movimenti del mouse suggerisce che ad un certo punto i volontari erano consapevoli del fatto che avevano mancato il loro obiettivo, una teoria supportata da altri studi che mostrano come le persone tendano a rallentare le loro azioni dopo aver fatto un errore, anche se non lo realizzano in maniera cosciente”. Insomma, bisogna dare al cervello il giusto tempo.












