Sudan, quando il fallimento è doppio

30/01/2012 - I due paesi nati dalla scissione se la passano entrambi male La repubblica del Sud Sudan è l’ultima nata tra le nazioni del mondo, ma è di salute tanto cagionevole da temere per la sua stessa esistenza. Separata dal resto

     
 

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I due paesi nati dalla scissione se la passano entrambi male

La repubblica del Sud Sudan è l’ultima nata tra le nazioni del mondo, ma è di salute tanto cagionevole da temere per la sua stessa esistenza. Separata dal resto del Sudan appena nel luglio scorso, dopo una guerra di secessione durata oltre vent’anni e alimentata per lo più dagli aiuti angloamericani, per ora non sembra altro che un paese precipitato nell’anarchia, formalmente governato dal partito secessionista che a sua volta è poco più di una banda di guerriglieri ormai avanti con gli anni rinforzati da qualche espatriato di ritorno.

L’INGOMBRANTE PRESENZA – Liberata dell’ingombrante presenza di John Garang, leader carismatico, ma ufficialmente “terrorista” e disgraziatamente perito in un opportuno incidente aereo, la dirigenza del Sudan People Liberation Army ha dato pessima prova, non riuscendo a capitalizzare l’occasione e rivelandosi al di sotto delle necessità. Nemmeno l’opera di tutoring svolta da interessati alleati sembra servita a molto e oggi il Sud Sudan è allo sbando. Non c’è traccia degli introiti petroliferi che pure sono incassati da diversi anni, solo la capitale Juba mostra segni di un modesto sviluppo edilizio, mentre il resto del paese è lasciato a se stesso. Niente strade, scuole, ospedali. Il governo cerca di giustificare qualunque mancanza accusando il governo del Sudan di voler sabotare il nuovo stato, che però ha assistito collaborativo alla secessione, ha accettato l’esito del referendum con la quale gli aitanti hanno scelto l’indipendenza e riconosciuto il nuovo vicino come stato indipendente.

AL BASHIR – Il Sudan, per meglio dire il regime di al Bashir, ha già le sue gatte da pelare in casa, perché all’interno dei suoi confini ha a che fare con province, tribù ed etnie armate che spesso affidano le loro rivendicazioni nei confronti del governo centrale ad attacchi armati, ai quali il regime reagisce puntualmente con brutalità,bombardando o armando qualche gruppo storicamente antagonista. Così tra la guerra con il Sud, il conflitto in Darfur e altri conflitti minori, quello che una volta era il Sudan contiene oggi due paesi al loro interno corrosi da conflitti locali e con i governi centrali, alimentati da una grande disponibilità di armi e dalla penuria di tutto il resto. Soprattutto di una speranza di sviluppo.

IL PETROLIO – Tra il Sudan e il Sud si è già arrivati ai ferri corti per la questione del petrolio. Il Sud ha chiuso i rubinetti nei giorni scorsi lamentando il furto di una partita di petrolio, che secondo il Sudan è invece un legittimo sequestro perché il Sud ha intascato il prezzo di vendita senza pagare quanto dovuto per il transito attraverso l’oleodotto del Nord. Il fatto che la notizia sia passata quasi inosservata e che nessuno dei paesi occidentali che stanno assistendo la nascita del Sud Sudan si sia speso in denunce contro Khartum, spinge a ritenere che la ragione in punta di diritto non stia di casa a Juba. Nonostante la produzione sudanese sia rilevante, non ci sono stati allarmi sulla disponilibità del petrolio o su aumenti del suo prezzo.

L’EXPORT – In ogni caso, visto che il Sud Sudan non ha altre vie per esportare la sua produzione, sembra trattarsi di una mossa tutta politica per cercare di distogliere l’attenzione dalla situazione interna e soprattutto dalla fine che possono aver fatto i soldi della rendita petrolifera. A preoccupare, oltre all’endemica miseria aggravata dalla carestia e dalla latitanza del governo, è poi il proliferare di conflitti locali, con vere e proprie guerre locali che scoppiano da un giorno all’altro e lasciano sul terreno centinaia di morti alla volta (), per lo più a causa di dispute sul bestiame. L’unica ricchezza accessibile ai sudanesi. Come possa sperare il governo Sud Sudanese di prendere in mano la situazione senza poter investire i proventi della rendita petrolifera rimane un mistero, sempre che il taglio dei rapporti con Khartum non sia meno improvvisato di quanto sembra e non ci sia un oleodotto alternativo pronto a spuntare in direzione del confine con il Kenya o di quello con l’Etiopia.

COMUNITA’ INTERNAZIONALE - Resta l’immagine di un fallimento totale dei progetti sbandierati dai paesi più attivi nella “comunità internazionale” attorno al Sudan, su tutti il fallimento degli angloamericani, in particolare dei britannici, antico referente coloniale. Il Sudan è una paese nella semi-anarchia dominato da un regime che tiene a bada le ribellioni locali rispondendo agli attacchi con grande brutalità. Del Darfur non si parla più, l’accordo con il dittatore del Ciad Deby e la disgrazia di Gheddafi hanno privato i movimenti armati locali del supporto vitale, ma è spuntata la ribellione nel Kordofan e nello Juba, tra quelli che speravano di finire con il Sud.

AL SUD - Al Sud non va meglio, ma se non altro il governo è privo dei mezzi necessari alla repressione, i due paesi sono ancora enormi e scarsamente popolati, e non ci sono all’orizzonte forze politiche che sembrino genuinamente interessati al progresso sociale e civile, nei due casi ci sono solo due governi scadenti che subiscono passivamente le pesanti ingerenze di paesi vicini e lontani, dimenticando di governare i rispettivi paesi nell’indifferenza generale di una comunità internazionale che dopo aver creato un mostro sembra ora essersi dileguata.

     
 

2 Commenti

  1. el azzaharita scrive:

    anche in sudan come nella striscia: hanno voluto libere elezioni e ora che hanno ottenuto questa ‘conquista’ (conquista ………meglio imposizione) si lamentano del risultato! Nel nome di Allah! potente e misericordioso.

  2. el azzaharita scrive:

    Nel nome di Allah! potente e misericordioso.

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