La battaglia di Damasco

30/01/2012 - In Siria la chiave di tutto è la capitale Domenica mattina gli abitanti di Damasco si sono svegliati con la guerra in casa. Diversi quartieri erano nelle mani dell’Esercito della Siria Libera che s’oppone al regime di Assad. Mai i

     
 

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In Siria la chiave di tutto è la capitale

Domenica mattina gli abitanti di Damasco si sono svegliati con la guerra in casa. Diversi quartieri erano nelle mani dell’Esercito della Siria Libera che s’oppone al regime di Assad. Mai i combattimenti avevano toccato la capitale e mai la sfida al regime si è spinta così vicina ai palazzi del potere, ad appena cinque chilometri dal centro della capitale.

UNA GUERRA SENZA FRONTI – Come spesso accade nei conflitti che degenerano in guerra civile, in Siria oggi non c’è un fronte, ci sono invece tanti fronti che si aprono e chiudono all’improvviso e così è stata anche per la prima battaglia di Damasco, al termine della quale gli aggressori di sono eclissati, nella più classica “ritirata strategica” di fronte ai cinquanta carri e duemila soldati inviati dal regime a reprimere l’affronto. Fonti non verificate parlano di una scontata carneficina e di retate governative casa per casa dopo la battaglia.

Si tratta sicuramente di un attacco dalla valenza più simbolica che reale, perché porta la rivoluzione dentro Damasco, città che oltre ad essere capitale è anche l’epicentro del consenso al vecchio regime e di una “maggioranza silenziosa” che a un futuro incerto e dell’aspetto sanguinoso, continua a preferire la pax baathista. Ora che pace e quiete sono dissolte, c’è da chiedersi come reagirà quella parte di società siriana che ha convissuto senza conflitto con il regime. Regime che sembra ancora militarmente solido e capace di tenere la capitale, ma che nonostante i massacri dei mesi scorsi si è dimostrato incapace di reprimere e soffocare la protesta.

SEMPRE PIU’ SOLO - Il regime di Assad è isolato, anche se nessuno vuol fare la guerra alla Siria. L’esperienza libica è troppo fresca e fallimentare per essere riproposta e così l’onere del combattimento tocca ai i gruppi dell’opposizione che hanno scelto la lotta armata, riforniti e armati abbastanza pubblicamente dai governi del Golfo e sostenuti moralmente dall’Occidente.

PRESSIONI E PARTNER - La pressione internazionale non sembra molto influente, l’idea dell’emiro del Qatar d’invadere la Siria è caduta nel vuoto, come già prima era accaduto a proposte per istituire una no-fly zone sul paese, anche perché Assad ha evitato di usare l’aviazione per bombardare le città e i villaggi ritenuto covi degli insorti. La Lega Araba ha ritirato i suoi osservatori e molti paesi hanno fatto lo stesso con gli ambasciatori e ha fatto impressione vedere i paesi del Golfo che hanno ritirato gli ambasciatori per protesta contro le repressioni in casa d’altri mentre fanno lo stesso in casa propria. Anche se il regime pare colpito da una crisi irreversibile, l’impressione è che i massacri e le stragi potranno durare ancora a lungo, prima che le voci sulla fuga della famiglia Assad, che subito hanno accompagnato l’attacco alla capitale, si trasformino nella realtà tanto attesa da molti siriani.

     
 

2 Commenti

  1. Carolus scrive:

    Lasciamoli fare liberamente, senza interventi dall’esterno.

  2. el azzaharita scrive:

    lasciamo che se la vedano loro, e che i nostri giornalisti, invece di passarsi le veline (di carta!), che andassero a Damasco, come la Sgrena.

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