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Internidi Pino Nicotri
pubblicato il 23 febbraio 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

Breve ma esaustiva ronistoria delle eroiche gesta dell’ex segretario del PD dagli albori ai giorni nostri

L’unica cosa certa è che è lui il massimo responsabile del dilagare di Berlusconi. Per il resto, non sappiamo se Uòlter se ne andrà sdegnatissimo in Africa o nell’appartamentino comprato a New York, lui che fin da giovane si sentiva americano anche se ha fatto carriera nel partito antiamericano, cioè in quello filosovietico. Non sappiamo se si consolerà con la nutella, con la quale si è vantato di essere cresciuto, tenendone sempre un barattolo anche valvio veltrusconi1 Arrivederci, uoltèr, ciaosulla sua scrivania di giornalista, oppure con qualche film, lui che ha ripiegato su un diploma all’istituto di cinematografia di Roma dopo l’esordio rovinoso al liceo. Uòlter se ne va, ma a quanto pare non prima di avere sistemato un suo molto fido uomo nella Rai. Sistemazione avvenuta non tanto perché Uòlter è figlio di un dirigente Rai e in quell’ambiente c’è cresciuto, ma soprattutto perché la Rai, intesa come potere televisivo, salotto per i politici e sottogoverno, è sempre stata la dannazione di questo ragazzo pentato vecchio senza mai passare per la maturità politica nonostante sia pentato consigliere comunale, a Roma, a soli 21 anni, deputato a 32, direttore de l‘Unità a 37 e senza essere ancora giornalista professionista.

TV E PARTECIPAZIONE - La Rai intesa come vetrina e potere televisivo è stata ed è tuttora la dannazione di Uòlter e il veleno dell’intera sinistra, non a caso pronta a massacrare Internet né più e né meno come Berlusconi. Una droga che ha reso Uòlter talmente dipendente da farlo pentare il maggior responsabile dell’esistenza del fenomeno Berlusconi e annessa berlusconizzazione del Bel Paese. Vediamo un po’ come sono andate le cose, a parte le chiacchiere, le leccate di culo o i calci in testa al leone morente. Fermo restando il fatto che Uòlter pur aspirando all’esilio africano non è mai stato un leone.Il 12 settembre 1986, a Milano, al Festival nazionale de “l’Unità”, si svolge un dibattito cui partecipano Veltroni, Silvio Berlusconi, il presidente della Rai Sergio Zavoli e l’editore Mario Formenton della Mondadori. Il 31enne dirigente comunista Veltroni più che buonista è già lirico: “Io voglio dire qui, e Berlusconi sa che questa è la mia opinione, che non abbia giovato al gruppo imprenditoriale della Fininvest l’eccessivo padrinato politico e l’eccessiva copertura politica che ha questo gruppo è stato dato da uno e da uno solo partito”, vale a dire dal Partito socialista italiano, segretario Bettino Craxi. E Berlusconi risponde così: “Mi fa caldo al cuore l’idea che il Partito comunista, da tempo ormai, si apra alla considerazione di queste realtà con tanto senso concreto, con tanto senso pragmatico….”.

THE STORY SO FAR - Il 4 febbraio dell’anno prima, 1985, nel dibattito al Senato - presieduto da Francesco Cossiga – per la conversione in legge del secondo decreto Craxi deciso per legalizzare l’illegalità delle tv berlusconiane prese di mira dai pretori, il senatore Nicola Lipari interviene e dice cose profetiche: ” L’efficacia e l’incidenza della televisione è stata decisiva, nel bene e nel male, nell’evoluzione della cultura e del costume del nostro Paese. La televisione ci ha dato una unificazione della lingua che per decenni la scuola non è riuscita a ottenere, ma ci ha dato anche, specie dal momento in cui il sistema è stato lasciato all’arbitraria occupazione dei privati, un logoramento del costume morale, una diffusa deresponsabilizzazione, una facile cultura del consumo e del Ventrusconi 1207186927 Arrivederci, uoltèr, ciaobenessere. Ci chiediamo: se 30 anni di televisione, almeno formalmente pubblica, ci hanno dato tanto, cosa ci daranno anche solo 10 anni di un sistema misto, in cui tutto alla fine sarà affidato alla logica della pubblicità e del mercato?”. La risposta al preoccupato interrogativo di Lipari l’abbiamo sotto gli occhi da tempo. Ma vediamo ancora cosa dice Lipari proseguendo: “Perché di questo si tratta: di creare non un sistema di “gestione” misto, ma un sistema in cui “i contenuti” del messaggio televisivo rischiano di essere sempre più mercificati. Cosa diremmo di uno Stato che affidasse la scuola, non solo nella gestione dei contenuti, alla logica del mercato? E la televisione è ben più efficace della scuola!”.

IERI, OGGI, DOMANI – Lipari non poteva neppure lontanamente immaginarlo, ma lo Stato italiano è riuscito non solo a disfarsi di buona parte della scuola pubblica, lasciandola ai privati, cioè alla Chiesa sempre più eversivo non solo dei Ruini prima e dei Bertone adesso, è riuscito perfino a fare di molto peggio nella sanità pubblica, come dimostrano gli scandali a ripetizione, sempre più feroci, che affliggono soprattutto la sanità lombarda, il cui equivalente berlusconiano si chiama Roberto Formigoni. Se il Cavaliere è assiso sul trono e sui danari di Mediaset, il Governatore è assiso sul trono dell’immenso fiume di denaro pubblico dato dalla Regione Lombardia a Comunione e Liberazione e annessa Compagnia delle Opere, sempre più scatenate nel mondo delle cliniche private e annessi e connessi.

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