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“Gettonopoli” a Messina: ecco chi sono i 12 consiglieri sotto accusa

A Palazzo Zanca, per i lavori della commissione del Consiglio comunale di Messina, non si presentavano quasi mai. Eppure, il gettone di presenza lo incassavano ugualmente. Ora il Gip ha imposto per 12 politici l’obbligo di firma nell’ufficio della Polizia municipale dello stesso palazzo. Appena prima e dopo l’inizio della seduta. Una sorta di Daspo, spiega il quotidiano La Repubblica, per i consiglieri, ora sotto indagine per truffa, abuso d’ufficio e falso ideologico. 

MESSINA, “GETTONOPOLI”: OBBLIGO DI FIRMA PER 12 CONSIGLIERI. ECCO CHI SONO –

A deciderlo è stato il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Messina Maria Militello che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Barbaro a conclusione dell’inchiesta sulla “Gettonopoli” peloritana. Tutt’altro che irrilevante per le casse del Comune siciliano. Soltanto nel 2014 è costata circa un milione di euro. Questi i nomi dei consiglieri coinvolti:

«Carlo Abbate (Pd), Pietro Adamo (Movimento Siamo Messina), Pio Amadeo (Movimento Articolo 4), Angelo Burrascano (Il Megafono-Lista Crocetta), Giovanna Crifò (Forza Italia), Nicola Salvatore Crisafi (Ncd), Nicola Cucinotta (Pd), Carmela David (Udc), Paolo David (capogruppo Pd), Fabrizio Sottile (Movimento Siamo Messina), Benedetto Vaccarino (Pd) e Daniele Santi Zuccarello (Movimento progressisti democratici).

Il “record” negativo? Tra i consiglieri coinvolti, il “premio” spetta al capogruppo dem Paolo David. Tempo di permanenza: venti secondi.

MESSINA “GETTONOPOLI”, LE INTERCETTAZIONI –

Dalle conversazioni intercettata dalla Digos non mancano “rivendicazioni” ed “elogi” dell’assenteismo:

«Io voglio questo c…di indennità. A me di fare le commissioni non me ne fotte niente, io voglio solo l’indennità».

Secondo l’accusa, sarebbero i consiglieri coinvolti coloro che hanno messo in atto la truffa, grazie alle false partecipazioni a ben 39 sedute di commissioni consiliari al mese. Così riuscivano ad incassare l’indennità massima aggiuntiva di 2.184 euro al mese. Spiega il quotidiano diretto da Ezio Mauro:

«Nonostante, dopo l’esplosione dello scandalo dei gettoni di presenza, il consiglio comunale di Messina avesse dimezzato il compenso, da 100 a 54 euro, a seduta, i consiglieri non avevano avuto esitazione a segnarsi presenti nel numero massimo di sedute consentite per garantirsi l’indennità aggiuntiva. E così, la più parte di loro, entravano a Palazzo Zanca, firmavano la presenza e andavano via senza neanche attendere l’inizio dei lavori o dopo pochi minuti. E dall’enorme numero di sedute di commissione venivano partoriti pochissimi provvedimenti che poi approdavano in aula».

Il sindaco attivista Renato Accorinti, attaccato da destra (e non solo) per la gestione dell’emergenza acqua, ha spiegato di non voler “cavalcare” le polemiche né prendersi “rivincite”. Seppur spiegando di essere «addolorato» quanto accaduto: «Così i cittadini si allontanano. Io ho rispetto di tutti, ma questo sistema è da evitare, mi auguro un percorso più pulito per tutti. Ciascuno si difenderà com’è giusto che sia»

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