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Tutta la storia del mullah Krekar che progettava attentati dal carcere

Faraj Ahmad Najmuddin noto come il mullah Krekar, è stato fermato insieme a diverse persone perché accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale aggravata dalla transnazionalità del reato dagli inquirenti italiani.

Kyrksæterøra, la cittadina dov'era stato confinato il mullah Krekar
Kyrksæterøra, la cittadina dov’era stato confinato il mullah Krekar

LA BANDA DI KREKAR –

Il mullah Krekar è un personaggio notissimo e controverso che vive in Norvegia, dove ha trovato rifugio dopo essere fuggito dal Kurdistan iracheno, dove per anni aveva diretto la filiazione locale di Ansar al Sharia, gruppo estremista sunnita che si è macchiato di numerose atrocità in Kurdistan, tanto che nel 2006 per alcuni membri del gruppo è stata fatta un’eccezione e sono stati messi a morte, anche se dal 1992 il Kurdistan aveva deciso di mettere al bando la pena di morte. Krekar è sospettato di stare pianificando un attentato terroristico in Italia, una conclusione alla quale gli investigatori sono giunti ascoltando le rivendicazioni di attività per pianificare atti terroristici in Italia. Un portavoce ha reso noto che le forze speciali della polizia norvegese hanno fermato i tre su richiesta delle autorità italiane. I dettagli sui presunti attacchi progettati da Faraj Ahmad Najmuddin e dalle altre due persone fermate non sono stati resi noti.

LA NORVEGIA È CONTENTA –

Un gran colpo per la Norvegia, che da tempo cerca di liberarsi di Krekar, che alle accuse rivolte ad Ansar al Sharia risponde dicendo che sono relative a fatti successivi alla sua leadership, e in effetti nessuno è finore riuscito a incriminarlo o a dimostrare il suo coinvolgimento nei crimini dell’organizzazione, che negli ultimi tempi si sarebbe avvicinata all’ISIS. Sono in tutto 16 cittadini curdi e un kosovaro i presunti terroristi destinatari oggi delle misure cautelari emesse dalla magistratura di Roma ed eseguite dai carabinieri del Ros in Italia e in diversi Paesi europei. Alcuni degli indagati sarebbero morti in combattimento in Iraq e in Siria. Alle indagini hanno collaborato le autorità giudiziarie e di polizia di Regno Unito, Norvegia, Finlandia, Germania e Svizzera, coordinate da Eurojust.

LA BANDA DEL MULLAH KREKAR –

Il capo dell’organizzazione smantellata dai carabinieri del Ros è Faraj Ahmad Najmuddin, alias Mullah Krekar, già fondatore nel 2001 del gruppo terroristico Ansar Al-Islam. L’uomo, detenuto in Norvegia, dal carcere continuava ad essere la guida ideologia e strategica dell’organizzazione con diramazioni in tutta Europa, Italia compresa. L’operazione di polizia condotta oggi simultaneamente in diversi Paesi europei ha dunque permesso di individuare, sottolineano i militari del Ros, un’organizzazione terroristica che aveva in Norvegia la sua mente e cellule in diversi Paesi, tra cui una “importantissima” in Italia. Il Mullah Krekar, affermano gli investigatori, dal carcere “ha continuato a rappresentare la guida non solo ideologica dell’organizzazione, mantenendone anche la direzione strategica sulle questioni più importanti, quale la partecipazione al conflitto siriano o la decisione di allinearsi con Isis”. L’utilizzo di internet, spiegano gli investigatori, “ha consentito agli indagati di annullare le distanze tra gli associati, residenti in diversi Paesi europei, permettendo loro di mantenere una forte coesione di gruppo, rafforzata dalla periodica e frequente partecipazioni a chat virtuali, e di rimanere in contatto con la propria guida spirituale”, il mullah Krekar, appunto. In definitiva, l’organizzazione terroristica smantellata, sottolinea il Ros, “incarna l’evoluzione del modello jihadista di tipo tradizionale”, ma che si è rivelata “ancora più insidiosa, rimanendo gerarchicamente strutturata, con il proprio vertice in Norvegia, ed articolata in cellule operative in numerosi paesi, tra cui un’importantissima articolazione in Italia”. Per tutti il reato ipotizzato è quello di associazione con finalità di terrorismo internazionale aggravata dalla transnazionalità del reato.

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IL RECLUTATORE ITALIANO E I COMPLICI IN EUROPA-

Abdul Rahman Nauroz, uno degli arrestati nel blitz del Ros, è risultato “particolarmente attivo nell’attività di reclutamento”, “sia attraverso internet, sia attraverso ‘lezioni’ che teneva nel proprio appartamento di Merano, luogo di riunioni segrete e crocevia di aspiranti jihadisti”. In particolare, sei dei presunti terroristi sono stati arrestati in Italia ed un settimo è stato localizzato in Iraq dagli inquirenti italiani; quattro sono stati arrestati in Gran Bretagna; tre in Norvegia; due sono le misure in carico alla Svizzera nei confronti di una persona che si ritiene morta in Siria in combattimento, e di un’altra che è già stata perquisita e nei cui confronti pende una richiesta di arresto a fini di estradizione; un esponente della cellula finlandese, infine, sarebbe morto in Iraq. Contestualmente sono state eseguite numerose perquisizioni sia in Italia, nelle province di Bolzano, Parma e Brescia, sia in Norvegia, nel Regno Unito, in Finlandia, in Germania e in Svizzera.

LA JIHAD DI KREKAR –

Secondo le informazioni disponibili non è chiaro se, come sostengono alcune fonti, l’organizzazione fosse interessata a compiere attentati in Europa o se fosse concentrata nella lotta in patria. Krekar è da anni ospita indesiderato della Norvegia, che vorrebbe liberarsene e pare strano che a coglierlo in fallo possano essere stati i ROS italiani, ma intanto c’è da registrare la massima disponibilità dei norvegesi a consegnare Krekar alle autorità italiane. Il problema, come sempre con le indagini di questo tipo, è stabilire se gli accusati fossero veramente un gruppo pericoloso e attivo in Europa o semplici sostenitori di una causa, per quanto discutibile o condivisibile, in patria.

KREKAR E LA NORVEGIA –

I tentativi dei norvegesi di liberarsi di Krekar finora si sono rivelati inutili. Già nel 2002, approfittando di un suo viaggio in Iraq, il governo di Oslo gli tolse lo status di rifugiato, ma dopo pochi mesi il mullah cercò di volare in Iran, da dove fu respinto verso l’Oloanda e da lì, dopo essere stato interrogato da agenti del FBI, deportato in Norvegia nel 2003. Gli Stati Uniti, che considerano Ansar al Islam una formazione terroristica, non ne hanno mai chiesto l’estradizione. Nel 2003 e nel 2005 il governo ha provato a deportarlo in Iraq, dove però c’è la pena di morte, nel 2003 lo hanno anche arrestato per crimini finanziari, relativi al finanziamento del gruppo, bloccando così la procedura per la sua deportazione fino alla fine del processo, andato a vuoto. Krekar è una figura ambigua e molto loquace, ha minacciato alcuni ufficiali norvegesi e ha annunciato di voler tornare in Iraq a combattere il governo, se solo i norvegesi lo lasciassero andare, ma quando il ministro del lavoro e dell’immigrazione Bjarne Håkon Hanssen ha detto che il governo era pronto a dargli «i documenti di viaggio in un giorno. Avrà anche il denaro per l’aereo, il taxi e quel che serve, se davvero vuole andare, questa è la situazione». Krekar è rimasto lì, anche se hanno provato a sparargli e hanno costituito un gruppo per raccogliere una taglia da mettere sulla sua testa e anche se alla fine la autorità lo hanno confinato in un villaggio del Nord,  Kyrksæterøra, lontano dalla capitale.

IL CALIFFATO NEL KURDISTAN –

E da là si teneva in contatto con altri attraverso internet, anche se è strano pensare che esista davvero un gruppo di noti jihadisti che organizza attentati a distanza restando al sicuro nelle loro camerette in Europa utilizzando i sorvegliatissimo collegamenti internet, nel caso di Krekar addirittura quelli dal carcere. Krekar era già stato condannato in Norvegia, e di recente, per aver minacciato due curdi e il capo del partito conservatore Erna Solberg ed è difficile immaginarlo impegnato a organizzare attentati in Italia come hanno ipotizzato alcuni commentatori. Secondo gli inquirenti invece non c’erano in preparazione attentati in Italia, l’organizzazione si preoccupava piuttosto di trovare denaro e volontari da inviare in Iraq per alimentare la guerra santa nel paese. Il piano, peraltro notissimo, era quello di costituire un califfato nel Kurdistan,