“I tagli alla politica? Un’ingiustizia”

30/01/2012 - La Melandri si ribella alla fine dei vitalizi per i parlamentariGiovanna Melandri non ci sta. E lo dice chiaro e tondo, che per lei i tagli ai vitalizi per i parlamentari sono un’ingiustizia. Da politico di professione, spiega che ha

     
 

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La Melandri si ribella alla fine dei vitalizi per i parlamentariGiovanna Melandri non ci sta. E lo dice chiaro e tondo, che per lei i tagli ai vitalizi per i parlamentari sono un’ingiustizia. Da politico di professione, spiega che ha lasciato gli altri incarichi quando è arrivata a Montecitorio. E quindi adesso per lei sarebbe penalizzante perdere gli emolumenti:

«È dal 1994 che siedo in Parlamento e non ho mai preso il doppio stipendio. Non ho fatto, come invece tanti miei colleghi, il deputato e al tempo stesso l’avvocato, il notaio, il commercialista… E quel che mi dispiace è che in futuro non ci potrà essere un’altra Giovanna Melandri, una ragazza comeme che a 35 anni lascia un lavoro da economista in Montedison e decide di servire il suo Paese». Melandri, ovvero l’orgoglio del politico di professione. Ora che è «fuori dalla salamacchine del Pd» l’ex ministro non ha paura di dire cose che potrebbero non piacere all’opinione pubblica, o almeno a quella parte dell’opinione pubblica che vede i parlamentari come il simbolo di vizi e privilegi italiani. Lei, che di certo è fortunata e non lo nega, contesta la «logica» con cui Fini e Schifani stanno riformando gli emolumenti di deputati e senatori: «Berlinguer e Fanfani erano d’accordo sulla nozione di vitalizio e anche io penso che quel concetto non sia sbagliato. Non ho da recriminare nulla, ma ho paura di quel che resterà sotto le macerie del populismo. Mettere insieme una rappresentatività di giovani sarà sempre più difficile». Oggi l’Ufficio di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama darà il via libera alla riforma dei vitalizi e ad altri tagli che alleggeriranno le buste paga dei parlamentari.

E la Melandri non è d’accordo:

«In futuro potrà candidarsi solo chi ha un notabilato sociale alle spalle, oppure ha un altro mestiere e continuerà a esercitarlo durante il mandato di deputato o senatore». Ministro della Cultura con D’Alema e Amato, responsabile dello Sport con Prodi e poi, nel 2008, ministro (ombra) della Comunicazione nel governo (ombra) di Veltroni, la Melandri è nata a New York il 28 gennaio del 1962. Due giorni fa ha compiuto 50 anni, il che vuol dire che con le vecchie regole avrebbe già maturato il diritto a una sostanziosa pensione. Mentre ora? «La prenderò fra dieci anni, nel 2022». Una ventina di deputati hanno presentato ricorso e giovedì il presidente del Consiglio di giurisdizione della Camera, Giuseppe Consolo, aprirà la cassaforte con i nomi. Ce ne sono di noti, onorevoli ancora in carica ed ex deputati di un certo calibro. E a Montecitorio molti sospettano che ci sia anche il suo. È così, onorevole? «No, io non ho fatto ricorso, anche perché una delibera formale ancora non c’è. Quando ci sarà, eventualmente…». Allora è vero, ci sta pensando? «Gli estremi ci sarebbero e non solo per i contributi già versati. Non mi piace l’idea del forcone contro i politici e la logica in cui stiamo entrando».

Insomma, l’esponente Pd potrebbe andare davanti al giudice:

Farà ricorso o no? «Non lo farò perché non si tratta di un caso personale, ma di una questione politica — e qui la voce tradisce una nota di rimpianto —. Devono essere i partiti, a cominciare dal mio, a capire che entreranno in Parlamento solo i ricchi e i professionisti con 740 cospicui, oppure persone che durante il mandato dovranno occuparsi di quel che faranno dopo». Ce l’ha con chi approfitta dello scranno per piazzarsi in qualche azienda pubblica? «Non voglio dire che dovranno per forza essere corrotti, ma c’è il rischio che mentre si sta in Parlamento si pensi solo alla rielezione o a come ricollocarsi dopo». Viva i politici di professione? «Non dico che bisogna esserlo per forza, ma ritengo grave che un deputato vada a lavorare nel suo studio di avvocato o notaio. Se uno fa il parlamentare, non dovrebbe esercitare nessun’altra professione. Arriverà il momento, tra qualche anno, in cui bisognerà ripensare le scelte di questi giorni». Tra qualche anno, quando il vento dell’antipolitica avrà smesso di soffiare così forte? «Il populismo nasce dall’inefficienza del processo parlamentare, ma io penso che ci siano tante forme per rendere più efficace il processo legislativo e ridurre i costi, ad esempio tagliando il numero dei parlamentari». Perché non si può cominciare dai vostri stipendi e vitalizi, visti i sacrifici chiesti ai cittadini? «Va bene, invece di darci 5000 euro di pensione a cinquant’anni potrebbero darcene la metà, ma eliminare i vitalizi no. Io non sono d’accordo».

     
 

39 Commenti

  1. dante scrive:

    E ti qualifichi di sinistra? Hai fatto capire bene di che stoffa sei . Prima , mi eri anche simpatica, ora mi provochi il vomito a distanza.

  2. Claudio scrive:

    Possiamo dire tutto ciò contro di loro ma non glie ne fregherà a nessuno tanto faranno come vorranno loro e s’è visto con il referendum che l’hanno cestinato significa che la parola o il giudizio o il grido del popolo non serve valgono solo la loro voce.
    Presentiamoci li il giorno 22 di questo mese e facciamoli cagare a dosso facciamoci vedere veramente incazzati che li vogliamo menare vedremo che non si lamenteranno più.

  3. Isa scrive:

    “I giovani si abituino all’idea di non avere più il posto fisso a vita. Che monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle sfide”.( Monti)

    Cara Melandri, se questo vale per me, vale per te.

  4. raffaele scrive:

    dopo questo credo che l’unica soluzione sia quella di mandarli tutti a casa
    alle prossime elezioni andiamo tutti a votare ma non annulliamo il voto e non lasciamo la scheda bianca
    votiamo per qualcuno che nel programma metta tagli seri alla politica
    qualcuno che vuole fare politica per passione e non per soldi
    che vuole il bene della gente che lavora e non cura solo il suo interesse
    che vuole rappreserntare gli italiani e farsi carico delle loro aspettative per uno stipendio da impiegato e non da dirigente

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