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La vera storia del presunto rapimento dei figli di Francesco Totti

Per tre anni, dal 2008 al 2011, erano state le guardie private della famiglia di Francesco Totti. Quattro vigili, che – spiega il quotidiano La Repubblica si erano proposti ed erano stati accolti per sorvegliare i figli del giocatore, come hanno confermato alcune fonti vicine alla famiglia dell’attaccante della Roma. Era stato Luca Odevaine, imputato e interrogato per Mafia Capitale dal pm Paolo Ielo a Terni in carcere, a raccontare la vicenda, parlando di soldi versati dal giocatore per proteggere suo figlio dalla minaccia di rapimento. Un racconto con diverse inesattezze, ricorda il quotidiano. Come il coinvolgimento dell’allora colonnello dei carabinieri Salvatore Luongo, che ha smentito con decisione ogni intervento diretto.

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TOTTI E I VIGILI CHE PROTEGGEVANO LA FAMIGLIA –

Il quotidiano diretto da Ezio Mauro mostra i ritratti di 3 dei 4 vigili: «Bruno era il più grosso, Rocco invece era mingherlino e Massimo era decisamente più scuro di capelli di quanto non sia oggi». Per poi ricostruire la storia: 

Odevaine nel verbale dell’interrogatorio dice: “Un giorno mi telefonò Vito Scala, il preparatore atletico di Totti e mi disse: ‘Luca, ti posso venire a parlare?’ Venne a parlarmi e mi disse che un tifoso ultrà della Roma, che era appena uscito dal carcere, era andato a dirgli che gli avevano offerto 50mila euro per rapire il figlio di Francesco Totti. Mi chiese se era possibile verificare se la cosa avesse qualche fondamento perché ovviamente il padre e la madre erano preoccupati”. Scala non parla, ma dall’entourage del giocatore dicono che un abboccamento vi fu, durante una partita all’Olimpico del primo trimestre 2008. Scala poi denunciò la vicenda ai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, che, dopo perquisizioni e indagini, accertarono l’inesistenza di quel progetto. Odevaine poi infila un’altra inesattezza: «Credo sia cessata l’anno scorso quando Totti si è trasferito nella nuova casa, dove ha messo un sistema di videosorveglianza… Non ce n’era più bisogno”. In realtà il capitano della Roma ha traslocato nel 2013: il servizio dei vigili era finito due anni prima».

LE INESATTEZZE NEL RACCONTO DI ODEVAINE –

Un altro aspetto della vicenda è quello legato ai pagamenti dei vigili. Questa è stata la versione di Odevaine:

«La scelta cade su alcuni vigili che avevano fatto parte di un gruppo, i Pics (Pronto Intervento Centro Storico) durante il Giubileo (giunta Rutelli): alcuni di loro stavano per andare in pensione. Dissi al capo di questo gruppo (che all’epoca era Rocco Penna, oggi in pensione, ndr ): ‘senti, c’è qualcuno che vuole fare dell’extra lavoro?’. Sei (erano quattro, ndr ) di loro “effettivamente hanno svolto questa funzione, ma fuori dall’orario di lavoro e pagati direttamente da Totti. Per un certo periodo questi soldi me li dava a me Francesco Totti, mi compilava un assegno tutti i mesi e io poi li davo a loro e poi dopo un po’ ho detto “‘a me non mi piace questa cosa’”.

In realtà, spiega Repubblica, dalle fonti della famiglia del giocatore si spiega che i vigili «tifosi della Roma venivano ricompensati con magliette o biglietti dello stadio, o al massimo rimborsi per la benzina».