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Omicidio di Ancona, la ragazza: «Io credevo fosse una pistola giocattolo»

Omicidio di Ancona: trapelano nuove indiscrezioni sull’interrogatorio della sedicenne che, insieme al fidanzato Antonio Tagliato, ha sparato contro i genitori uccidendo la madre e ferendo gravemente il padre. È dalle autorità che la ragazza avrebbe appreso la versione del suo fidanzato che, l’ha accusata di essere stata lei a dirgli di sparare. Il Gip Antonella Marrone intanto ha disposto la misura cautelare in carcere per il ragazzo della giovane, Antonio Tagliata, il 18enne protagonista dell’omicidio di Ancona.

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ANSA

OMICIDIO DI ANCONA: «NON GLI HO DETTO IO DI SPARARE» –

È Paolo Brera per Repubblica a riportare ciò che la ragazzina avrebbe detto davanti al giudice del Tribunale dei minori di Ancona: la giovane ha sostenuto che credeva che quella impugnata dal suo fidanzato fosse una pistola giocattolo.

«Ma io credevo che fosse una pistola giocattolo!», dice la ragazzina strabuzzando gli occhioni verdi davanti al giudice del Tribunale dei minori di Ancona, tentando ancora una volta di alleggerire un macigno giudiziario che stride con i suoi 15 anni. […] Intanto, per tre ore e mezzo lei rivive senza lacrime quel sabato di fuoco, i minuti in cui ha aperto la porta di casa al suo fidanzato che ha sparato otto colpi massacrando papà e mamma. Lui è in fin di vita, in coma irreversibile; lei uccisa sul posto, ammazzata con un colpo secco alla testa.  «Non è vero che gli ho detto di sparare, non è vero!», ha detto e ripetuto al giudice restituendo ad Antonio il fardello che le aveva scaricato addosso. Lui, chiuso in cella nel carcere di Camerino, davanti al giudice per la convalida del fermo ci andrà oggi, e intanto prega: si è fatto portare un santino di padre Pio e si consuma le mani conserte con cui sabato brandiva la calibro nove rimediata chissà come. Agli inquirenti ha detto di essersela procurata «da un albanese» per 450 euro con tutto quell’arsenale di proiettili e caricatori, una versione «poco credibile» per gli inquirenti. […] «Doveva essere solo un chiarimento », ha ribadito la ragazzina al giudice: volevano convincere i suoi genitori a rivedere la loro decisione. È l’unico punto sensibile, o quasi, su cui le versioni dei due ragazzi collimano. L’altro è il “tentato suicidio” di lui nell’androne, prima di salire in casa, quando ha afferrato la pistola per la canna e ha offerto la presa a lei dicendole di ucciderlo. «Pensavo fosse un’arma giocattolo», ha detto lei, che ha raccontato di averlo mandato al diavolo con un gestaccio per scansare la pistola. Poi sono saliti al quarto piano, insieme.

OMICIDIO DI ANCONA: IL MOVENTE –

Il movente? La necessità, da parte dei ragazzi, di tenere sotto controllo la preoccupazione dei genitori per il pesante passato della famiglia di Antonio:

Il 28 ottobre, dieci giorni prima del disastro, la ragazzina aveva provato a cambiare rotta. Dopo l’ennesima lite in famiglia era andata dai carabinieri a chiedere che la aiutassero ad andare via di casa, a tornare nell’appartamento di Antonio, da cui era stata allontanata tra ossessioni e tentati suicidi. E i suoi genitori, preoccupati, erano andati a cercarla in questura dove avevano scoperto il passato pesantissimo di Carlo Tagliata, il papà di Antonio. L’ostilità a quella relazione infausta è diventata assoluta. E Antonio ha preso la pistola.

La versione del “chiarimento” comunque, non convince il giudice che ha convalidato l’arresto della ragazza. La procura ha chiesto e ottenuto dal giudice Paola Mureddu la convalida del fermo e il trasferimento in un carcere minorile.

(Photocredit copertina: ANSA)