La bufala di ISIS che «fa strage di bambini»

Il video è stato diffuso da una fazione ostile all’ISIS in Yemen a corredo della notizia di una strage di bambini. La notizia è stata ripresa da alcuni media internazionali è poi arrivata sui nostri schermi grazie alla Stampa, che poi ha corretto il pezzo .

isis

 

Ma ci sono giornali che non hanno ancora rettificato nulla e sono rimasti con il cerino in mano, non sapendo che il video era già noto da più di un anno e la notizia inventata. La notizia recitava così (prima delle correzioni eventuali)

Non ha fine l’orrore del sedicente Stato Islamico (Is), che ha filmato l’esecuzione di 200 bambini in Siria.

Sdraiati uno accanto all’altro, faccia a terra, i bambini rapiti dall’Is vengono uccisi a colpi di mitragliatrici e di fucili da una dozzina di jihadisti.

All’inizio del filmato un miliziano, forse un comandante dell’Is, esamina da vicino i bambini voltati di spalle e spara ad alcuni di loro a distanza ravvicinata. A un certo punto altri jihadisti, con il volto coperto, si uniscono al primo e sparano anche loro, compiendo una vera e propria esecuzione di massa. Il video, diffuso da un attivista yemenita anti Is, è stato rilanciato da diversi siti, compreso quello di Ynet.

UNA BUFALA CON UN VIDEO DEL 2014 –

Peccato, solo dal punto di vista della disavventura giornalistica, che non ci siano bambini e che le immagini si riferiscano invece a una strage di iracheni che risale al 2014, le immagini sono infatti relative al massacro dei militari catturati nella base aerea di Tabqa dagli uomini del califfato, immediatamente dopo la presa di Mosul, nell’estate dell’anno scorso. Un video notissimo e visto da chiunque si occupi del tema.

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L’ANTICA ARTE DELLA RETTIFICA –

Niente strage di bambini, un infortunio che si poteva evitare con un minimo di controllo sulle fonti prima di pubblicare una notizia tanto sconvolgente. Una pratica che sembra dimenticata da molti, come l’antica arte di rettificare le notizie false o imprecise, cercando di avvertire i lettori ai quali sono state propinate. Un modo di fare giornalismo ormai desueto.

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