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Doping in Russia, Putin respinge le accuse: «Infondate»

Che lo sport sia un argomento geopolitico, ce l’ha insegnato prima di tutto la Guerra Fredda, con le scaramucce fra atleti americani e sovietici nelle varie competizioni sportive e olimpiche: per questo le accuse della Wada, l’agenzia internazionale competente riguardo il doping in Russia, rischiano di essere assolutamente devastanti sia sul piano sportivo, sia sul piano più prettamente politico. Non è un mistero che ieri, al Cremlino, si respirasse aria di tempesta: alla Russia viene chiesto di rimettere in discussione le proprie vittorie a Londra 2012, le olimpiadi invernali di Sochi, la partecipazione a Rio l’anno prossimo e i mondiali di calcio, proprio in Russia, nel 2018. Atteso per mercoledì a Sochi l’incontro tra Putin incontrerà e i capi delle Federazioni sportive russe per parlare della preparazione degli atleti alle Olimpiadi di Rio. Non solo: l’ex presidente della Iaaf, Lamine Diack, è stato provvisoriamente sospeso da membro onorario del Comitato olimpico internazionale. L’82enne dirigente senegalese risulta indagato dalla polizia francese per aver preso tangenti utili a nascondere test di atleti risultati positivi al doping. “Il Comitato esecutivo del Cio ha deciso questo pomeriggio di confermare la proposta della Commissione etica di sospendere provvisoriamente il signor Lamine Diack, l’ex presidente della Iaaf, dal suo ruolo di membri onorario del Cio”.

DOPING IN RUSSIA, WADA SOSPENDE LABORATORIO RUSSO “VERIFICHE ALTERNATIVE”

Non sono tardate ad arrivare le prime mosse della Wada. L’accreditamento per il laboratorio antidoping di Mosca è stato infatti sospeso. Tutti i campioni del laboratorio dovranno essere trasportati presso un laboratorio alternativo e accreditato dall’agenzia antidoping “in modo sicuro, verificando con certezza che non venga alterata la catena di custodia”. Dal Comitato olimpico internazionale (Cio) hanno commentato: “Vista la politica di tolleranza zero nei confronti del doping, saranno prese tutte le misure e le sanzioni necessarie per quanto riguarda l’eventuale ritiro e riassegnazione delle medaglie, nonché l’esclusione dai futuri Giochi”.

DOPING IN RUSSIA, “E’ UN COMPLOTTO CONTRO DI NOI”

“Noi”, fa sapere il presidente della Federcalcio russa che è anche ministro dello Sport, “non squalificheremo nessuno e non rivedremo alcun risultato. La Wada non ha alcun potere”.

Al termine di una lunga conferenza stampa in cui ha riassunto le 323 pagine di inchiesta sul doping russo, il canadese Dick Pound, già presidente della stessa Wada, ha chiesto la sospensione per due anni della Russia da tutte le competizioni di atletica leggera e la radiazione immediata di un dirigente, quattro allenatori e cinque atleti, Tra questi anche Marija Savinova e Ekaterina Poistogova, celebrate in Patria come eroine nazionali quando si aggiudicarono rispettivamente l’oro e il bronzo di Londra negli 800metri. Questo significherebbe, oltre a una clamorosa revisione dei successi russi alle Olimpiadi inglesi (17 medaglie di cui 8 d’oro), l’impossibilità di partecipare ai Giochi di Rio del 2016. Sarebbe già abbastanza clamoroso ma c’è di peggio. Quanto basta per per far decidere a un furibondo Vladimir Putin di non rilasciare dichiarazioni a caldo e di affidare a dirigenti e mezze figure del mondo dello sport nazionale le inevitabili grida al «complotto contro la Russia» e alle «indagini politicizzate».

Ora dovrà essere la federazione internazionale di atletica a prendere i suoi provvedimenti.

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Al centro di tutto c’è il laboratorio dell’Adc russo, una cupa palazzina grigia al numero 10 di via Elisavetinskij, nella zona residenziale orientale di Mosca. Il centro antido- ping, costruito nel 1976 per preparare le storiche Olimpiadi sovietiche “Mosca 80”, sarebbe stato al centro della gigantesca truffa sportiva. Il suo dirigente, Grigorij Rodchenkov, avrebbe distrutto ben 1.417 provette compromettenti su richiesta diretta, dice il rapporto, del ministro dello Sport e con la collaborazione «richiesta molto dall’alto» dei servizi segreti russi. Addirittura, l’Fsb avrebbe impiantato una specie di laboratorio fantasma dove fare analisi preliminari. E non è finita. L’inchiesta riguarda solo l’atletica leggera ma la Wada sostiene che anche durante le Olimpiadi invernali di Sochi, fiore all’occhiello della Russia di Putin, manipolazioni sarebbero stati gestite dai soliti servizi segreti.

Ma nel frattempo in Russia il primo pensiero è quello del complotto per escludere Mosca dal teatro dello sport internazionale.

Già l’inchiesta dell’Fbi che terremotò il potere di Blatter alla Fifa con pesanti insinuazioni riguardo l’assegnazione a Mosca dei Mondiali di calcio, fu interpretata come un complotto americano. L’inchiesta Wada arriva nel pieno di una tensione internazionale degna della Guerra Fredda. Rischia di colpire pure il ricordo delle Olimpiadi di Sochi e soprattutto i Mondiali di calcio russi del 2018, da Putin considerati un’occasione d’oro per mutare l’opinione pubblica occidentale sul suo Paese. Tutto però ora è a rischio, proprio mentre su uno schermo della centralissima piazza del Maneggio continua il conto alla rovescia per il Mondiale.