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Antonio e il biglietto con su scritto «Vado e li ammazzo»

Continuano a emergere particolari sull’omicidio di Ancona, che vede coinvolti due giovani fidanzati. A sparare è stato lui, che accusa lei di averlo incitato. Oggi la posizione di Antonio, il ragazzo, si aggrava a causa di un biglietto contenente minacce ritrovato a casa sua

«VADO E LI AMMAZZO»

Ecco cosa riporta il Messaggero

Una lettera esplicita, con due nomi. È la missione di morte che Antonio Tagliata ha affidato in poche, agghiaccianti, righe: «Io vado e ammazzo Roberta Pierini e Fabio Giacconi». Un biglietto choc, trovato dai carabinieri nella camera del diciottenne di Ancona ora al vaglio del pm Andrea Laurino.

E’ giallo anche sulla provenienza dell’arma utilizzata

Con i tre caricatori, gli 86 proiettili e una Beretta calibro 9 per 21 con matricola abrasa che il fidanzato dice di aver comprato da un pusher albanese, ma di cui non ricorda il nome. Prezzo 700-800 euro. Un’arma clandestina che il giovane si è tenuto addosso per una settimana rimuginando sulla diffida che il maresciallo dell’Aeronautica, Giacconi aveva fatto in questura per impedire che vedesse la figlia.

La follia dopo l’ennesima lite

Tesa e violenta la discussione tra Antonio e il maresciallo Fabio Giacconi che dice: «Tu mia figlia non la devi più vedere, so chi è tuo padre e la tua famiglia, vi mando in galera». Antonio allora spara: 8-9 colpi. Roberta Pierini, 49 anni, viene ferita a un braccio e centrata alla testa, muore sul colpo; il maresciallo Giacconi, 49, specializzato in missioni all’estero, tenta di scappare in terrazzo e viene raggiunto da almeno 4 colpi, uno alla nuca: è in coma irreversibile, per lui non ci sono più speranze.

E lo scambio di accuse

Antonio dirà che è stata la fidanzatina a incitarlo: «Spara, spara». L’avvocato di lei, Paolo Sfrappini smentisce tutto: «E’ una bambina, non ha assolutamente detto quelle parole». La coppia lascia sul pavimento i genitori di lei e girovaga per Ancona per 4 ore, lui si taglia i capelli perché, dirà poi, «la mia fidanzata aveva saputo dal padre che ero pedinato dalla polizia»