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Omicidio di Ancona, il bigliettino di Antonio: “Li ammazzo”. Ma lui accusa la ragazza

Li hanno paragonati a Erika e Omar, ma i loro avvocati rifuggono lo sfortunato parallelo parlando di una situazione diversa, sicuramente dai contorni ancora tutti da chiarire. Antonio Tagliata si è assunto preventivamente la responsabilità di ciò che stava per fare. Secondo l’avvocato difensore del ragazzo, Luca Bartolini, il figlio era preoccupato che i sospetti potessero cadere sul padre, Carlo, pregiudicato.

FIDANZATINI ASSASSINI, IL BIGLIETTO DI ANTONIO “LI AMMAZZO”

Antonio ha lasciato nell’abitazione di famiglia tre lettere indirizzate a padre, madre e fratelli in cui chiede scusa per quello che sta per compiere. I genitori pensavano a un suicidio e per questo si sono rivolti alla polizia. Non sapevano della sparatoria in casa della fidanzata. “Li ammazzo”, così c’è scritto nel biglietto con la confessione dell’omicidio e questo biglietto potrebbe aggravare la posizione del ragazzo, che ha detto di aver sparato per difendersi dalla reazione aggressiva di Giacconi. In tasca Antonio Tagliata aveva oltre alla pistola anche 86 proiettili. Fabio Giacconi, 48 anni, è al momento in coma irreversibile.

I FIDANZATINI ASSASSINI

L’unica certezza sono una donna, la madre di lei, morta, e un uomo – il papà – gravissimo. A sparare Antonio, da poco 18enne, fidanzato della figlia dei due. Una storia d’amore che da sempre i genitori osteggiavano. Le ultime le riporta Repubblica

«Non volevamo uccidere. Volevamo un chiarimento, cercavamo una soluzione ». E invece lei ha aperto la porta e lui ha fatto fuoco, ma con la pistola ancora fumante hanno già cominciato a scaricarsi addosso la colpa. «Quando ha visto che mi aggredivano mi ha urlato di ammazzarli», dice lui. «Non doveva finire così: eravamo lì per parlare, quando ha sparato sono rimasta impietrita», sostiene lei: «Poi l’ho seguito solo per paura».

Una storia problematica: i due avevano anche tentato più volte il suicidio

Sabato mattina Antonio telefona alla mamma e lei capisce che ci risiamo: «Mi uccido », le dice al cellulare intorno a mezzogiorno. L’amore con quella ragazzina è al capolinea emotivo: lui ha già tentato due volte di uccidersi, lei ha i polsi segnati dai tagli; da un paio di settimane non vivono più insieme, lei è tornata a casa e le cose non vanno: i suoi genitori non vogliono che abbia più nulla a che fare con quel ragazzo che viene da una famiglia difficile.

Come è nato l’astio per Antonio, un ragazzo dapprima benvoluto dalla famiglia della sua nuova ragazza

Per un periodo lei si ferma anche a dormire da lui, ma dura poco. Litigano di continuo, la passione si ammala, parlano di fare un figlio insieme ma quando litigano minacciano il suicidio. Lei non vuole più andare a scuola, lui ha crisi di panico e ha lasciato persino la scuola guida. Roberta Pierini e Fabio Giacconi decidono che è meglio tenerli lontani per un po’, ma lei si ribella e lui la aspetta sotto casa, la storia finisce in questura e salta fuori anche il passato di Carlo Tagliata: a quel punto cambia tutto. Fabio, aviatore militare con esperienze in scenari di guerra, le impedisce di vedere Antonio e lo affronta per dirgli di stare alla larga, ma la tensione ora è alle stelle.

Ma chi li ha visti racconta di uno scenario che purtroppo Novi Ligure lo ricorda

Lei, dicono, ha un atteggiamento glaciale. Lui invece è crollato, a un certo punto. Ma l’avvocato di lei sostiene che invece si sia sciolta nel pianto. «Io neppure l’ho toccata, la pistola», ha detto davanti al pm dei minori Anna Weger. «Ha pianto, ha chiesto del padre, era sotto choc, tremava, non è una nuova Erika. Lei e il papà litigavano, è vero, ma non in modo esagerato», dice l’avvocato di lei. «Eravamo andati dai miei per un chiarimento, non doveva finire così. Siamo entrati in casa insieme, e quando Antonio ha sparato sono rimasta impietrita, Dopo l’ho seguito perché avevo paura». Una versione ben diversa da quella di lui, secondo cui è vero che volevano solo un chiarimento, ma è lei che ha aperto la porta e ancora lei che gli detto «spara, ammazzali», quando ha visto il padre venirgli incontro minaccioso ed è iniziata una colluttazione: «Il padre mi è venuto addosso e io ho sparato. Non ricordo altro». Non quanti colpi, nulla di nulla, solo la pistola scaricata e la fuga.
«Antonio adesso dove lo portano? Io non voglio andare dai miei parenti, mi vergogno. Aiutatemi»,

E il padre di Antonio

Cos’è successo sabato allora?
«Era fuori di testa, ha messo la pistola nelle mani di lei e le ha detto: uccidimi. Ma lei ha scansato il braccio con un gestaccio, e allora hanno deciso di andare a casa di lei a parlare con i genitori per tentare di risolvere la situazione, ma è finita male. Lei gli ha aperto la porta, i genitori lo hanno aggredito e nella colluttazione lui ha avuto paura. Lei, quando ha visto che si metteva male, gli ha urlato di ucciderli: spara, ammazzali, ammazzali!».
Non è per quello che aveva una pistola?
«Ma no, l’aveva presa per proteggersi perché aveva paura di quell’uomo, il papà di lei. L’aveva minacciato, gli aveva detto che sapeva come rovinare una persona e che lo avrebbe fatto con lui e anche con me».
E perché tanto odio? Non gli piaceva, suo figlio?
«All’inizio sì. Ho una lettera scritta dai genitori, ora la mostro, (è firmata dalla madre Roberta, ndr) in cui dicono di essere consenzienti alla relazione tra la loro figlia e mio figlio. La ragazzina è venuta qui accompagnata dalla madre, con la valigia: ha vissuto con noi per settimane, fino a una decina di giorni fa».