Perché il terremoto al nord?
28/01/2012 - La terra trema dall’estate scorsa. Il parere degli espertiIl Corriere della Sera interroga una serie di sismologi sullo sciame sismico che sta attraversando il nord. Cercando di comprendere che cosa sta accadendo: «La continuazione e l’aumento dell’attività non ci ha
La terra trema dall’estate scorsa. Il parere degli espertiIl Corriere della Sera interroga una serie di sismologi sullo sciame sismico che sta attraversando il nord. Cercando di comprendere che cosa sta accadendo:
«La continuazione e l’aumento dell’attività non ci ha sorpreso — spiega Domenico Giardini, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) — perché è dall’estate scorsa che la terra trema in continuazione su tutto il Nord anche se a livelli meno intensi rispetto a quelli degli ultimi giorni». Uno sguardo alle statistiche, infatti, è eloquente. Il fenomeno è in corso dal luglio scorso ed è sempre più diffuso come dimostrano le registrazioni dei soli casi più rilevanti: il 17 luglio 2011 si è avuto un terremoto di intensità pari a 4.7 gradi della scala Richter tra Bologna e Verona; il 27 luglio la terra sussultava a ovest di Torino (magnitudo 4.3); il 29 ottobre un sisma scuoteva il Veronese (magnitudo 4.2). Quindi siamo arrivati agli ultimi due eventi in Emilia e ancora nel Veronese (4.9 e 4.2 rispettivamente). Infine la paura di ieri pomeriggio che raggiunge il record dell’intero periodo considerato.
L’origine del tutto è sempre lo scontro in atto tra la placca africana, di cui la Val Padana è l’estremo lembo settentrionale, e la placca euroasiatica che ci sovrasta:
Di conseguenza abbiamo gli Appennini che spingono incessantemente a Nord schiacciandosi verso le Alpi e caricando il suolo di energia che prima o poi si libera facendo tremare il suolo più o meno con violenza. Per gli esperti la situazione rientra in una normalità geologica con qualche punto di domanda. «I terremoti dovrebbero manifestarsi ai bordi più estremi delle placche mentre invece notiamo un’eccezione perché alcuni si sono generati anche al centro», nota Giardini. I fenomeni di questi giorni si sono sentiti anche a grande distanza e in modo consistente pur non provocando disastri. «Perché la fortuna ha voluto che gli ipocentri, cioè i punti dove i sismi si sono accesi, fossero profondi — aggiunge l’esperto —. Quello di ieri addirittura si trovava a sessanta chilometri. Questo fa sì che le onde si propaghino conminor danno rispetto a quando è vicino alla superficie, e che l’effetto si avverta anche molto lontano. Ero a Zurigo e pure lì si è avvertito bene. Il terremoto in Molise nel 2002 analogo nell’intensità a quello di oggi (ieri per chi legge, ndr), aveva un ipocentro a soli 15 chilometri e provocò distruzioni e vittime».
Ma perché da sei mesi siamo preda di questo intensificarsi dei movimenti tellurici in Val Padana?
«Questa è una sequenza che dura nel tempo. Talvolta accade», precisa Giardini. Di nuovo i dati storici lo testimoniano con evidenza. Numeri e tabelle dicono che possono durare da alcuni giorni, a mesi e anche oltre un anno. Indipendentemente dal luogo dove avvengono. Nel 1703 Norcia tremò pesantemente il 14 gennaio e poco dopo, il 2 febbraio, tutto si ripetè all’Aquila. Nel 1783 l’intera Calabria subì sei terremoti di seguito con intensità tra i 6 e 7 gradi della scala Richter che si manifestarono nell’arco di un anno. Il secolo successivo, tra il 1832 e il 1833, nel Reggiano accadde altrettanto e di nuovo per oltre dodici mesi. Ci sono, inoltre, dei casi più recenti, come il terremoto in Friuli del 1976. Noi ricordiamo quello avvenuto in maggio che fu il più tremendo ma era il secondo di una serie sempre in quella regione.
Quindi, tornando alla Val Padana, è difficile raccogliere parole totalmente rassicuranti dagli studiosi della terra:
«Dopo il terremoto di ieri non sarei sorpreso se ne arrivassero altri. E potrebbero essere anche più violenti —precisa il presidente dell’Ingv —. È vero che il territorio ha fama di essere abbastanza tranquillo storicamentema ciò non esclude che possano esserci sismi di magnitudo più elevata». Infatti già nel 1117 nel Veronese si raggiunsero i 6.4 gradi della scala Richter e nell’Asolano si arrivò anche a 6.6 gradi nel 1695. La prevenzione «Quanto è accaduto dobbiamo vederlo positivamente—afferma Giardini— perché è un campanello d’allarme per la popolazione e le amministrazioni. Siamo stati fortunati che gli ipocentri erano profondi. Noi viviamo in un Paese interamente sismico e non dobbiamo dimenticarlo. E anche la pianura Padana è soggetta a questi fenomeni che vengono facilmente avvertiti su territori molto estesi. Abbiamo delle norme antisismiche precise che sono legge. Quindi dobbiamo rispettarle e le amministrazione farle applicare rigorosamente. È l’unico modo per prevenire e difendersi e tutto dipende da costruzioni adeguate». Per quanto riguarda l’esame scientifico di quanto accaduto ieri e nei giorni scorsi restanomolte incertezze. Lo sottolinea Massimiliano Stucchi dell’Ingv di Milano: «Una successione simile legata alla stessa placca resta difficile da capire».













se avessi sentito i commenti che hanno fatto al mio istituto di moda …alla adesso cade la scuola e moriamo tutti quando ho sentito questa frase mi sono venuti i brividi quando c’è stato il terromoto quello di mercoledi 25 gennaio
Ma possibile che con tutto quello che sta succedendo a questo mondo ci sia ancora qualche sciocco che trova il tempo di offendere i connazionali. Peccato che si sprechino tante energie ad insultare il popolo del sud, forse avremmo qualcosa da imparare da loro, la filosofia di vita ad esempio. Ragazzi non prendete troppo sul serio la vita, perchè la vita ci sta prendendo sul serio. Non vedete che siamo in preda a malattie a terremoti a crisi mondiali. Ma di cosa stiamo discutendo? Dei “terroni”, come li chiamate. Robe da matti. Comunque vi fa poco onere offendere con frasi volgari: Riflettete!