Monica Cirinnà propaganda fide
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Monica Cirinnà e la casa (a 360 euro al mese di affitto) in centro a Roma

Complotto! Complotto! Vogliono screditarmi. È questa la piccata risposta di Monica Cirinnà alle anticipazioni di «Avarizia», il libro di Emiliano Fittipaldi sul nuovo caso «Vatileaks». Il libro del giornalista dell’Espresso si concentra sui favori e i segreti del Vaticano.

Il Corriere della Sera di oggi anticipa una piccola parte del libro, in cui si parla di Monica Cirinnà, appunto, e dell’appartamento di proprietà di Propaganda Fide al centro di Roma nel quale ha vissuto dal 1998 al 2011 (pagando 360 euro al mese). Scrive il Corriere:

Viene chiamata in causa per una casa di 100 mq, su due livelli, in via dell’Orso, a due passi da piazza Navona, presa in affitto da Propaganda Fide (la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli) a soli 360 euro al mese.

Un’occasione che difficilmente un normale cittadino può trovare entrando in un’agenzia immobiliare. Comunque, a stretto giro, è arrivata la risposta della Cirinnà. Una risposta che – come accade spesso in questi casi – grida al complotto. Scrive la Cirinnà, che comunque non è in grado di smentire quanto riportato nel libro:

«Ho abitato con mio marito in un appartamento di via dell’Orso di proprietà di Propaganda Fide dal 1998 al 2011. E’ vero che abbiamo pagato 360 euro al mese per 12 anni? Sì – spiega – e per una ragione molto semplice. Quando ci fu proposto, quell’appartamento era appena stato lasciato da quel tossicodipendente che assurse alle cronache per aver danneggiato la fontana di piazza Navona. L’immobile ci venne offerto in condizioni disastrose: niente infissi, niente impianto elettrico nè idrico, nessun bagno, per non parlare di pavimenti e intonaco». (…) L’accordo con la proprietà prevedeva lavori di ristrutturazione fatturati ed interamente a nostro carico che sarebbero stati poi scontati e spalmati sui canoni dei 12 anni di contratto”.

“Spendemmo 150 milioni di lire – sottolinea – ed ecco la sola ragione per la quale il nostro canone appariva più basso di quello che sarebbe stato secondo il mercato. Se si fa però due conti in euro e si somma il costo dei lavori al canone da noi pagato per 12 anni se ne ricava che, all’epoca – parliamo del 1998 – pagavamo un affitto pari a 950 euro al mese (circa due milioni di lire)”.

A parte il fatto che 950 euro al mese sono veramente poca cosa per un appartamento su due livelli dietro Piazza Navona soprattutto nel 2011, non possiamo non far notare alla Cirinnà che la  cifra- che lei impropiamente trasforma in duemila euro al mese – è sbagliata. Ammesso e non concesso che a tutti sarebbe stata data la possibilità di spalmare i lavori su un periodo così lungo di tempo, dividendo i 150milioni di lire per le mensilità indicate (144 contando solo 12 anni) si ottiene poco più di un milione di lire. A questa cifra va aggiunto la cifra del canone (360 euro= 700mila lire) per un totale di poco più di un milione settecentomila lire. Insomma, un prezzo molto buono per vivere a due passi da una delle piazze più belle del mondo.

Ma, a destare ancora più perplessità, è la parte finale del comunicato della Cirinnà:

Mi auguro che questo ulteriore chiarimento faccia desistere gli appassionati del fango e dal proseguire nel propinare chissà quale scoop giornalistico, per altro, con un singolare tempismo per tentare di screditarmi vista la mia delicata attività parlamentare sulle unioni civili, tema evidentemente sgradito a molti

Insomma, in parole povere, ci sembra molto difficile che Emanuele Fittipaldi de l’ Espresso abbia la benché minima intenzione di diffamare o screditare Monicà Cirinnà per il lavoro fatto sulle Unioni Civili, soprattuto se si calcola che «Avarizia» è edito da Feltrinelli, e che quel libro non è stato proprio “ispirato” dal Vaticano.