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Mafia Capitale, giorno uno. Il legale di Carminati: “Massimo parlerà”

«Ho fatto degli errori, ho ammesso le mie responsabilità e ora sto collaborando con i magistrati». È una delle dichiarazioni rilasciate stamane ai cronisti da Luca Odevaine, durante una pausa, a margine della prima udienza del maxiprocesso per Mafia Capitale che lo vede imputato con l’accusa di corruzione aggravata. «Sto collaborando» e sto «dalla parte delle istituzioni», ha dichiarato l’ex membro del Tavolo nazionale sull’immigrazione prima di essere interrotto dalla polizia d’aula.

IL LEGALE DI CARMINATI: «CON LA MAFIA LUI NON C’ENTRA NULLA» –

L’avvocato di Massimo Carminati invece, Giosuè Naso, ai cronisti ha detto che l’imputato ex nar «in questo processo parlerà». «È intenzionato a difendersi – ha dichiarato il legale – in modo diverso dal solito perché vuole chiarire un sacco di cose e lo farà». Naso, parlando ai cronisti poco prima dell’udienza, ha affermato che il suo cliente, che dal giorno dell’arresto non ha mai parlato con i pm, sarà pronto a parlare davanti ai giudici della X sezione penale. «Di tutta questa storia a Carminati ha dato particolarmente fastidio – ha aggiunto Naso – il fatto che il suo nome sia stato accostato alle parole ‘mafia’ e ‘droga’. Con la mafia non c’entra proprio nulla e la droga gli fa veramente schifo. E non parliamo delle armi che non sono mai state trovate». Il penalista ha commentato anche le prime sentenze arrivate in settimana e in particolare il fatto che il gup abbia riconosciuto ad un collaboratore di Buzzi l’aggravante mafiosa. «Si tratta di una decisione ampiamente attesa, arrivata in forma assolutamente tempestiva. Noi da un anno stiamo aspettando di comparire davanti al tribunale e, guarda il caso, gli immediati verranno celebrati proprio alla vigilia di questa sentenza gup e dell’arresto di alcuni giorni fa della dirigente Eur Spa, Clelia Logorelli, per corruzione. Questo per far capire il clima. Secondo me c’è una regia facilmente identificabile che vuole tutto questo. In aula lo dirò a chiare lettere».

A negare il coinvolgimento in vicende di mafia è, infine, anche il legale di Salvatore Buzzi, Alessandro Diddi, che ha affermato: «Abbiamo tantissime cose da dimostrare. Spero che abbiate la costanza di oltre un anno di processo per vedere che non c’è la mafia a Roma. L’accusa di associazione mafiosa l’abbiamo sempre negata. Sono sempre più convinto che della mafia a Roma non ci sia proprio traccia».

 

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LUCA ODEVAINE: «CRIMINALITÀ A ROMA? NON C’È REGIA UNICA» –

«Sicuramente ci sono dei fatti di criminalità nella città ma non mi sembra che ci sia una regia unica», ha detto Odevaine ai giornalisti, confermando che la linea difensiva degli imputati verterà sicuramente sulla discussione del reato di associazione mafiosa a loro addebitato (non a Odevaine, però). «Non è un sistema mafioso, a Roma in particolare. Come succede spesso nella Capitale – ha affermato – le cose si trascinano. A Roma la mafia tradizionale investe nelle attività legali, ricicla soldi. La mafia tradizionale prevede un’affiliazione e una base di intimidazione e violenza che non mi sembra sia emersa su questa attività, poi ci sono situazioni criminali a Roma». «Non mi sembra ci sia un’organizzazione criminale che riesca a gestire la città – è stata la spiegazione Odevaine – ma ci sono più fenomeni ristretti come i Casamonica o Ostia ma non vedo una regia unica».

LUCA ODEVAINE: «HO AMMESSO LE MIE RESPONSABILITÀ» –

«Ho ammesso le mie responsabilità – ha continuato Odevaine -. Ho fatto degli errori, sto collaborando». Incalzato dai cronisti, Odevaine (imputato nel filone riguardante i rifugiati) ha riferito di «risolvere problemi per le persone che lo chiedevano» e per questo di essere riuscito ad avere il potere che poteva vantare. A chi gli ha chiesto come si sentiva ad aver tradito la fiducia delle persone a lui vicine, ha detto di non averlo fatto coscientemente. Ha poi attaccato lo stato, asserendo che il sistema delle cooperative per sopravvivere deve fare dei «compromessi di natura fiscale» perché «lo Stato non paga». A questo punto è stato bruscamente interrotto dalla polizia d’aula.

«Ha ammesso le contestazione che gli sono state fatte, poi spetterà al tribunale valutare quelle contestazioni e quei fatti quale configurazione giuridica hanno», ha dichiarato Luca Petrucci, legale di Odevaine.

SÌ ALLE RIPRESE TV IN AULA –

I giudici del maxiprocesso nel corso della prima udienza hanno dato il consenso alle riprese televisive all’interno dell’aula. Le immagini potranno essere diffuse da una sola testata (la Rai) che poi provvedera’ a distribuire a tutte altre solo a fine udienza. Il tribunale ha vietato la diretta anche radiofonica del processo e ha autorizzato la ripresa dei volti dei soli imputati che hanno prestato il consenso: tra gli altri, Salvatore Buzzi, Massimo Carminati, Riccardo Brugia, Luca Odevaine, Sergio Menichelli, Giovanni De Carlo, Claudio Turella e Giovanni Fiscon.

(Foto di copertina: ANSA / CECILIA FABIANO)