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Chiara Monda, lo sconto di pena all’aggressore scatena la rabbia sui social: «Giudici complici!»

Condanna ridotta da 20 a 16 anni di carcere. È il verdetto espresso ieri dalla Corte d’Appello di Roma nei confronti di Maurizio Falcioni, il muratore che nel febbraio 2014 con calci e pugni ha aggredito e ridotto in fin di vita la sua compagna Chiara Insidioso Monda, ora costretta a vivere su un letto d’ospedale, attaccata alle macchine, in stato vegetativo. La sentenza non è affatto piaciuta ai genitori della ragazza. La mamma Danielle ha gridato «Vergogna» in aula. Il papà Maurizio, alle parole del giudice, si è accasciato a terra ed è stato in seguito trasportato in ospedale. Amici e parenti, intanto, manifestavano mostrando decine di cartelli «Io sto con Chiara».

 

chiara monda
(Foto: ANSA / Francesco Tamburro)

 

CHIARA MONDA, RABBIA PER LO SCONTO DI PENA ALL’AGGRESSORE –

Ma stupore e indignazione per il verdetto della Corte d’Appello è stato manifestato anche sui social network. Molti messaggi su Twitter sono stati accompagnati dall’hashtag #iostoconchiara. I commenti degli utenti sono stati spietati. Qualcuno ha perfino definiti i giudici «complici» di Falcioni:

 

 

CHIARA MONDA, LA STORIA –

Chiara Monda e Maurizio Falcioni vivevano insieme in un monolocale di Casal Bernocchi, una frazione di Roma. L’aggressione fu scatenata dalla gelosia per un messaggio ricevuto dalla ragazza. Ricorda oggi Michela Allegri sul Messaggero:

I fatti risalgono a febbraio 2014. Chiara convive con Falcioni, operaio di 35 anni. Abitano in un monolocale a Casal Bernocchi. Il 4 del mese, lui trova il messaggio di un amico sul cellulare della fidanzata e s’ingelosisce. La reazione è brutale. L’uomo colpisce la diciannovenne con pugni e calci, sferrati indossando un paio di scarpe antinfortunistiche con la punta d’acciaio. Continua a infierire anche quando lei, esanime, è riversa in terra. Poi, chiama il 118, dice che Chiara è svenuta. Nel referto dell’ospedale si legge che la giovane ha un’orbita oculare fratturata e la mandibola in pezzi, la milza spappolata e un ematoma al cervello. Falcioni viene arrestato per tentato omicidio. Sceglie di essere giudicato con rito abbreviato. Su richiesta del pm Elena Neri, il gup Giacomo Ebner lo condanna a 20 anni e, nelle motivazioni della sentenza, scrive che l’aggressione è il culmine di una serie di «violenze psicologiche e fisiche a cui l’operaio aveva sottoposto la Insidioso… costretta a vivere in un clima di umiliazione e prostrazione».
Ieri, il processo d’appello. L’imputato, difeso dall’avvocato Giacomo Marini, si scusa per la prima volta: «Chiedo perdono, non la volevo uccidere», dice. Il procuratore generale sollecita la conferma della pena. Ma i giudici ammorbiscono la condanna, diminuendola di 4 anni.

(In copertina: Chiara Insidioso Monda)