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Vatileaks, parla Francesca Chaouqui: «Papa Francesco intercettato, ma io non c’entro»

“Non parlo”, risponde sempre Francesca Chaouqui, la protagonista del nuovo scandalo Vatileaks a tutti i cronisti che la intercettano: salvo poi proseguire nella conversazione e rivelare il proprio punto di vista sul suo arresto, convertito in due giorni di fermo in una struttura religiosa, riguardo la fuga di notizie che è alla base dei due libri in uscita: Avarizia di Emiliano Fittipaldi e Via Crucis di Gianluigi Nuzzi.

VATILEAKS, PARLA FRANCESCA CHAOUQUI: “IO ESTRANEA, E’ COLPA DEL MONSIGNORE”

È Repubblica a contattare al telefono la Chaouqui, che scarica ogni colpa su monsignor Vallejo Balda, ancora agli arresti, e principale protagonista del Vatileaks seconda puntata.

È stato monsignor Balda a fare quelle registrazioni a papa Bergoglio, io non ne sapevo niente». Comincia così il colloquio che Repubblica ha avuto con Francesca Immacolata Chaouqui, avvenuto prima che lei venisse sentita una seconda volta, ieri, dalla gendarmeria vaticana. «Non faccio interviste — questa è stata la premessa — quello che ho da dire sull’indagine lo riferirò solo agli inquirenti».
Come fa però ad essere sicura che ci sia Balda dietro alle intercettazioni di Bergoglio?
«Perché lui stesso fece ascoltare un audio ai membri della Cosea, la commissione di revisione dei conti dei dicasteri della Santa sede, di cui ho fatto parte anch’io chiamata dallo staff di Bergoglio e della quale monsignor Balda era segretario ».
E quale fu la reazione?
«Tutti rimasero esterrefatti, ma la cosa finì lì».

Come è noto, fu proprio Vallejo Balda ad offrire alla Chaouqui il suo lavoro vaticano.

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Racconta la donna che, sì, erano amici: fino a che il monsignore non iniziò a vivere della sua rabbia per la mancata concessione dell’incarico di revisore contabile vaticano.

Lei sostiene di essere stata “tirata dentro” dal monsignore in questa storia. Perché proprio lei?
«Beh, ero l’unico membro italiano del Cosea…».
Però eravate molto amici, questo non può smentirlo.
«Sì lo siamo stati, poi la scorsa primavera ha cominciato ad agitarsi, è come impazzito».
E perché?
«Non è un segreto che lui sperasse di ottenere il posto di revisore generale del Vaticano, per cui è stato scelto Libero Milone. Quando non è stato nominato, ha cominciato a fargli la guerra, cosa che probabilmente lo ha spinto a consegnare carte ai giornalisti. Ma io con la diffusione dei documenti non c’entro nulla, anche perché non avevo posti da prendere in Vaticano».
In realtà alcuni membri del Cosea sono finiti poi nel Consiglio dell’Economia.
«Io ho il mio lavoro, curo pubbliche relazioni con la mia società Point View Strategy, ho clienti italiani e stranieri molto importanti. La commissione Cosea era soltanto uno dei servizi di cui mi occupavo».

Sul resto, la Chaouqui ribadisce vecchie storie e vecchie versioni, come quella della falsificazione di alcuni suoi Tweet.

Quali prove avevano contro di lei? Intercettazioni? Contatti nel pc e nei telefoni di Balda? Non è che si mettono ad arrestare qualcuno solo sulla base di un’accusa non circostanziata.
«Posso solo dire che ho fornito spiegazioni che li ha convinti a rilasciarmi, e che la mia collaborazione con la gendarmeria e gli inquirenti è massima. Del resto avrei potuto rimanere a casa mia e non presentarmi, quando mi hanno chiamato. E invece non avendo nulla da nascondere ci sono andata, senza avvocato».
Perché il suo nome da un paio d’anni a questa parte salta sempre fuori? Prima i tweet contro Tremonti e Bertone, poi il “party” sulla terrazza della Prefettura degli affari economici, adesso l’accusa di essere uno dei corvi.
«I tweet erano dei photoshop fatti da chi ha hackerato il mio profilo e non sono io ad aver organizzato quel party».
Come ha conosciuto i genitori del premier Matteo Renzi, che ha provato a portare a Santa Marta a incontrare il papa?
«Sono cose private, non mi va di parlarne».