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Francesca Chaouqui, chi è la donna che ha “tradito” Papa Francesco

E’ la riforma della Curia, in gioco: la prima, e forse la più ambiziosa delle riforme di Papa Francesco. Una riforma iniziata subito dopo l’insediamento, il 13 marzo 2013, di papa Bergoglio al soglio di Pietro e che ha aggredito con decisione, fra i tanti dossier, anche quello della gestione economica del Vaticano. Attraverso l’insediamento di due commissioni, una sulla revisione delle spese della Santa Sede, e l’altra mirata specificatamente alla riforma dellIstituto per le Opere Religiose, lo Ior, la famosa Banca Vaticana. In questi dossier, importanti, centrali, passava una donna, una dei laici nominati da Papa Francesco, con firma personale, ad avere parola e parte in queste storiche riforme: Francesca Chaouqui, di cui oggi si è appreso dell’arresto e rilascio, essendosi la stessa messa a disposizione totale degli inquirenti.

FRANCESCA CHAOUQUI, CHI E’ LA DONNA CHE HA “TRADITO” PAPA FRANCESCO

“Grave tradimento della fiducia del Papa”, scrive l’Osservatore Romano riferendosi ai due arresti di oggi: Francesca Chaouqui e il sacerdote che l’aveva chiamata, per sua stessa ammissione, all’inizio del 2013: Lucio Vallejo Balda, come la Chaouqui legato a doppio filo all’Opus Dei. Su di lui, proprio la Prelatura Personale della Santa Sede ha espresso nel pomeriggio il suo sconcerto.

Diversi mezzi di comunicazione hanno chiesto a questo ufficio un commento a proposito delle notizie sull’arresto di Mons. Lucio Ángel Vallejo Balda. Manifestiamo sorpresa e dolore per queste notizie.L’Opus Dei non dispone di alcuna informazione sul caso. Se l’accusa si dimostrasse confermata, sarebbe particolarmente doloroso per il danno arrecato alla Chiesa. Mons. Vallejo appartiene alla “Società Sacerdotale della Santa Croce”, associazione di presbiteri intrinsecamente unita all’Opus Dei, che non ha il diritto di intervenire nel ministero pastorale né nel lavoro che i suoi soci svolgono nelle loro diocesi o nella Santa Sede. La missione dell’associazione è l’accompagnamento spirituale dei suoi membri.Mons. Vallejo fu chiamato a lavorare a Roma dalla Santa Sede d’accordo con il suo vescovo (diocesi di Astorga, Spagna). La prelatura dell’Opus Dei non è intervenuta né ha saputo di questa decisione finché non è stata resa pubblica: di fatto, gli unici superiori di Mons. Vallejo sono quelli della Santa Sede e il vescovo della diocesi dove è incardinato (Astorga)

Francesca Chaouqui aveva chiarito in passato di non far parte dell’Opus Dei, anche se la regola di San Josemaria Escrivà de Balaguer, è lei stessa a dirlo, “illumina la sua vita”. Su di lei, l’unica donna laica membra della commissione COSEA per la riforma delle spese, esiste una quantità di notizie davvero imponente, anche prima di questo ultimo scandalo per il quale sono indagati dai Promotori di Giustizia, la pubblica accusa dello Stato della Città del Vaticano. Interventi sui giornali, prese di posizione, polemiche che la riguardano: e precedenti, proprio sul tema della fuga delle notizie. La Chaouqui, che ha avuto nei mesi scorsi accesso ad informazioni vaticane riservatissime, le avrebbe passate ai giornalisti che stanno per presentare due libri, la nuova edizione del Vatileaks: “Avarizia” di Emiliano Fittipaldi, e “Via Crucis” di Gianluigi Nuzzi. Proprio di Nuzzi la Chaouqui ha dichiarato di essere “buona amica”.

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La sua storia la racconta lei stessa in un colloquio con Denise Pardo sull’Espresso.

Non appena nominata è entrata nel occhio del ciclone mediatico di mezzo mondo. Unica donna fra gli otto membri della Commissione referente sui dicasteri economici della Santa Sede, istituita da papa Francesco per riordinare gli uffici economici e amministrativi del Vaticano con facoltà di accesso alle carte più riservate, Francesca Immacolata Chaouqui, 31 anni, sconosciuta ai più, è diventata anche la protagonista di un giallo vaticano a cavallo tra corvi e hacker senza volto.

Viene dalla Calabria, e non mancò di ricordarlo al grande pubblico con una lettera, contestatissima nella punta della penisola, apparsa sul Corriere della Sera, in cui prendeva posizione sul caso di Fabiana Luzzi: “Io sono riuscita a scappare, lei no”.

Arriva a Roma, gli studi in Giurisprudenza, inizia la tessitura di una potentissima rete di rapporti con giornalisti, persone di spicco, politici, nobili, ambienti del Vaticano. Poi la collaborazione con studi legali, enti di revisione dei conti, partecipazione a importanti think tank politici nazionali. Lo scandalo a colpi di tweet di cui parla l’Espresso è quello che vide la pubblicazione, da parte del vaticanista del Giornale Fabio Marchese Ragona, di alcuni messaggi lanciati sul social network dell’avvocatessa-consulente-public relations manager (le immagini dei tweet sono ancora disponibili, qui, sul Corriere della Sera):

“Tremonti è gay, per questo gli hanno tolto il conto allo Ior”; “Bertone, un corrotto”; “Papa Ratzinger ha la leucemia”. La danno per fonte di Dagospia, nella quale, dice, “lavora un suo caro amico”. Fabio Marchese Ragona pubblica su Panorama un ampio ritratto della donna che il sito internet di Roberto D’Agostino chiama”la Papessa”.

Amante dei gialli e dei grandi misteri irrisolti, la donna avrebbe detto agli amici più stretti di avere grandi contatti nei servizi segreti e nella massoneria. Forse anche per questo di lei si è scritto che abbia avuto un rapporto di amicizia con Giulio Andreotti, che faccia parte dell’Opus Dei, che fosse lei uno dei corvi che facevano uscire documenti dal Vaticano. Ma la vita di Francesca è tutt’altra cosa: il suo motto è sempre stato «il pettegolezzo unisce», e pare che alla fine le abbia portato fortuna.

All’inizio del 2013 arriva la nomina, dunque, a membra laica del COSEA, la Commissione di Riforma delle strutture economiche della Sede Apostolica. Una nomina su cui esperti e vaticanisti avevano acceso i riflettori da un po’ di tempo. Così il Corriere della Sera.

Oggi in Vaticano si svolgerà quello che viene definito «un serio confronto» sul cosiddetto caso Chaouqui. Si tratta della nomina, avvenuta il 19 luglio scorso, della trentenne Francesca Immacolata Chaouqui, che si occupa professionalmente di pubbliche relazioni, tra i commissari del nuovo organismo voluto da papa Francesco per fare chiarezza su tutti gli enti finanziari della Santa Sede, che non siano lo Ior (per il quale è stata istituita una commissione referente ad hoc). Il caso è esploso durante il viaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio perché solo allora Bergoglio è stato portato a conoscenza del fatto che la pr su Internet prima della nomina, e per anni, aveva postato dei tweet che stanno creando un serio imbarazzo all’interno delle Sacre Mura. Tweet, ossia brevi frasi, che non solo esaltano la stagione di Vatileaks, ma contengono accuse dirette al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

Il Papa, consigliato, avrebbe inserito la Chaouqui nel COSEA, apprendendo solo successivamente della sua attività social: Tremonti aveva querelato, la Chaouqui aveva chiuso (temporaneamente, ora è riaperto) il suo profilo Twitter, e si era difesa sostenendo che “non gestiva da sola il suo account” e che quei messaggi “non erano suoi” ma anzi erano “hackerati”.

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I comportamenti della Chaouqui già all’indomani della sua nomina, scrive Francesco Grana sul Fatto Quotidiano, non sembrano particolarmente attenti.

La stessa neo commissaria di Francesco alla vigilia della pubblicazione della sua nomina papale aveva diffuso i documenti riservati ricevuti per email da monsignor Vallejo Balda. In Vaticano c’è chi inizia a parlare di una nomina sbagliata da parte del Papa, ma la Chaouqui si difende smentendo tutto e sostenendo che i tweet più compromettenti sono falsi e frutto di fotomontaggi creati ad arte da persone che la vogliono discreditare agli occhi del Papa.

Si ritrova spesso accoppiato, dunque, il nome dei due arrestati. Lei stessa qualifica il suo rapporto con il prelato

Un giorno arriva la telefonata di monsignor Lucio Vallejo Balda, segretario della Prefettura per gli Affari economici, spagnolo e Opus Dei. Lo conoscevo, è il miglior economo che la chiesa abbia mai avuto in tutto il mondo: « Potresti essere candidata al comitato referente sui dicasteri economici della Santa Sede. Mandami il tuo curriculum». Succede così. E vengo nominata. Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, apprende della commissione e dei suoi componenti solo all’ufficializzazione del chirografo, l’atto con cui papa Francesco ci nomina.

Nel 2014 le due commissioni, il Cosea e la commissione per la riforma dello Ior, chiudono i battenti; George Pell viene nominato alla guida della neonata segreteria per l’Economia. Le persone che gravitavano intorno alle commissioni di studio, fra cui la “decision maker” Francesca Chaouqui, continuano ad interessarsi dei dossier in questione: la donna non è più incardinata negli organismi ufficiali della Santa Sede, ma prima dell’estate rilascia un’intervista in cui commenta il processo di riforma di Papa Francesco.

È contenta di aver fatto parte del processo di riforma?

«Sono onorata di aver aiutato il Papa. Sono contenta di tante cose, ma ciò che mi lascia perplessa è la narrativa che si è fatta della riforma. A volte ho avuto la sensazione che da parte di una certa stampa si strumentalizzassero le commissioni e la riforma di Papa Francesco per far sembrare il Vaticano prima di Bergoglio come opaco, corrotto e sbagliato, e quello di oggi come immacolato, perfetto e funzionale. Ho conosciuto vescovi che lavorano in curia da moltissimi anni e che non saprebbero nascondere un centesimo. Ritengo che la Santa Sede non sia e non debba diventare una ditta che ha per obiettivo il pareggio tra entrate e uscite o una montagna di soldi ben gestiti su cui contare».

Copertina: Francesca Chaouqui / Facebook