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Il torturatore di Assad che cerca asilo insieme ai migranti siriani

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, dalla Siria non parte solo chi ha subito la violenza del regime di Assad. Anche i torturatori si sono messi in fuga per cercare asilo in Europa, e così ricominciare una nuova vita. Il quotidiano tedesco Die Welt racconta la storia di un migrante che ha riconosciuto l’aguzzino che l’ha torturato tra i numerosi richiedenti asilo arrivati in Germania in questi mesi.

MIGRANTI IN ARRIVO

La Germania sta accogliendo centinaia di migliaia di migranti siriani in questi mesi. La maggior parte di queste persone fugge dalla repressione messa in atto dal regime siriano, anche per mettere pressione agli Stati europei che finora hanno contrastato il dittatore di Damasco. Secondo le informazioni della polizia federale tedesca, BKA, ci sono però almeno dieci richiedenti asilo sospettati di aver commesso crimini durante le loro mansioni come agenti del regime di Assad. Uno di questi è Hussein, nome di fantasia scelto da Die Welt, quotidiano che racconta come un migrante abbia riconosciuto il suo torturatore. Wissam, nome di fantasia di questo esule siriano, spiega di aver individuato Hussein grazie a Facebook. Sul social network il presunto torturatore del regime di Assad ha postato una lunga serie di foto che hanno raccontato la sua fuga dalla Siria. Sul suo profilo Facebook ci sono però ancora immagini di quando combatteva tra le file dell’esercito regolare. Secondo Die Welt Hussein faceva parte delle forze di sicurezza nazionale, un reparto speciale creato dal 2012 per perseguire i numerosi dissidenti che manifestavano contro il regime di Assad. Wissam era uno di loro, e dopo diverse manifestazioni di piazza in cui ha scandito parole contro il presidente siriano è finito per quattro volte in carcere.

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MIGRANTI SIRIA

Wissam, racconta Die Welt, era uno studente di Salamiyeh, una città a nord di Homs, che ha riconosciuto il suo torturatore grazie al fatto di averlo conosciuto in precedenza. Quando studiava a Damasco l’ha ospitato una volta in casa sua per pochi giorni, per poi rincontrarlo nelle prigioni di Salamyeh gestite dagli Schabiha. Con questa parola, che significa fantasmi, i siriani indicano le milizie di Assad impegnate nella repressione del dissenso. Hussein sarebbe stato uno di loro, come confermato da altri quattro migranti oltre a Wissam. L’accusa nei suoi confronti è gravissima, abuso sistematico di prigionieri. Il migrante siriano, dopo aver raggiunto la Germania, si trova ad Amsterdam, dove ha fatto richiesta d’asilo come Wissam e gli altri siriani che avrebbe torturato. Come racconta Die Welt, Hussein nega ogni accusa. Quando i suoi connazionali gli hanno urlato “Schabiha” lui li ha attaccati come bugiardi. Al giornale tedesco spiega di aver intenzione di chiedere lo status di rifugiato nei Paesi Bassi. Essendo un siriano, le sue chance sono buone, anche se l’accusa nei suoi confronti potrebbe portare all’istituzione di un processo nei suoi confronti. I Paesi Bassi sono firmatari della Convenzione di Ginevra che considera un crimine contro i diritti umani la tortura dei prigionieri, e avrebbero le basi legali per perseguire Hussein. Se le accuse nei suoi confronti fossero confermato, il torturatore potrebbe essere condannato in Europa.

Photo credit: Spencer Platt/Getty Images