Quel brutto antisemita di Vauro!

26/01/2012 - Peppino Caldarola: quando cercare di riparare a un errore ti porta a fare una figuraccia ancora più grossa Succede che il giornalista Peppino Caldarola, figura del PCI italiano e poi dei DS, sia stato condannato dai giudici per la sua

     
 

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Peppino Caldarola: quando cercare di riparare a un errore ti porta a fare una figuraccia ancora più grossa

Succede che il giornalista Peppino Caldarola, figura del PCI italiano e poi dei DS, sia stato condannato dai giudici per la sua rubrica satirica Mambo (Il Riformista, 23-10-2008) dove scriveva, citato testualmente

Vauro, che nella vignetta (a lato) non aveva scritto affatto “sporca ebrea”, si è vagamente risentito dell’accusa e ha querelato Caldarola, ragion per cui i giudici lo hanno poi condannato ravvisando nel suo scritto una falsità, più precisamente l’attribuzione a Vauro di un fatto falso. Fin qui, la cronaca.

UN MONDO ANTISEMITA? - Apriti cielo. Su Linkiesta, Caldarola denuncia il doppiopesismo di cui è stato vittima da parte della magistratura. Argomenta questo suo pensiero con una lunga disquisizione sulle brutture che spesso sono riservate agli israeliani, connotati in maniera razzista:

Mesi dopo la vignetta scrivo un corsivo sul “Riformista” sotto il titolo di questa stessa rubrica di oggi, “Mambo”, in cui ironizzo sulla sinistra radical e metto una frase di critica contro la vignetta di Vauro sostenendo che è come se avesse scritto “sporca ebrea”. Da qui la condanna. Se le cose hanno una logica, in questo caso essa è questa: si può rappresentare legittimamente un cittadina italiana indicandone la religione attraverso la propria trasfigurazione con il naso adunco e la stella di Davide, non si può criticare questa vignetta con un testo ironico che interpreta il giudizio di Vauro. L’ebreo di destra è interpretabile e rappresentabile razzialmente, malgrado non abbia il naso adunco né giri con la Stella di Davide, non si può dire che tutto ciò porta alla mente l’anatema sugli ”sporchi ebrei”. Da oggi quindi si può connotare razzialmente un cittadino italiano di razza ebraica se non si condividono le sue opinione politiche ma non si può criticare questa rappresentazione abnorme con una critica che usa lo stesso paradigma della semplificazione polemica. La sentenza investe due diritti, conculcandoli. Il primo riguarda gli ebrei e dice loro: siate politicamente corretti (rispetto a chi e a che cosa?) altrimenti è giusto che vi raffigurino come una razza. Il secondo dice che la satira va bene ma la satira della satira no

Notiamo subito una cosa: nel pezzo vero, c’è scritto che Vauro ha scritto “sporca ebrea”, mentre nel pezzo su Linkiesta Caldarola scrive “come se avesse scritto”. Ah, beh.

ANTISEMITA? - In ogni caso, quello che scrive Caldarola è giusto? La satira è tutelata a senso unico? Ovviamente tutto questo è una stupidaggine, come è una stupidaggine il fatto che il vignettista abbia voluto connotare razzialmente la giornalista non criticandone un particolare atteggiamento, bensì la razza. Basta guardare la vignetta: è palese il fatto che sia una caricatura della Nirenstein, naso compreso, e che venga connotata per il suo lavoro in favore del mondo israeliano. E’ insomma, la critica ad alcune posizioni che non sono compatibili tra loro storicamente e politicamentre, e se proprio si voleva estremizzare in una frase certo non era “sporca ebrea” ma “insieme di opinioni e posizioni inconciliabili tra loro e tenuti assieme da uno sputo chiamato moneta”. E’ in tal senso illuminante anche il titolo della vignetta, oltre che l’accostamento a Frankestein. Caldarola tutto questo non lo vede o non lo vuole vedere: basta una stella di David per fare della vignetta uno sporco attacco antisemita. Fatto sufficiente per dare a Vauro del razzista senza se e senza ma.

IL FATTO – La questione giuridica di per sé non interessa molto né il giornalista né molti dei commentatori. Forse perché per la legge, l’operato dei giudici è lineare. Vauro ha querelato Caldarola poiché ha visto leso il suo onore, nel momento in cui ha ravvisato nello scritto del giornalista una sua tratteggiatura malevola non corrispondente a realtà. Oltretutto, veniva accusato di antisemitismo e razzismo, fatto che sicuramente può ricadere nella diffamazione così come tratteggiata dal nostro codice penale (art. 595)

« Chiunque [...]comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate. »

Va bene, ma esiste il diritto di critica e satira, oltre a quello sacro della manifestazione del pensiero. Certo, ma questo non vuol dire che uno possa inventarsi cose inesistenti per poi trincerarsi dietro il diritto di satira, come ha fatto Caldarola. Anche la critica più spinta e surreale deve avere alcune caratteristiche ben precise, prima fra tutte quella del nesso causale. Il che significa che la critica, la satira e qualsiasi informazione venga pubblicata “contro” terzi, deve comunque avere un collegamento veritiero con il personaggio a cui si riferiscono. Qui cascano l’asino e Caldarola. Il quale ha voluto far passare Vauro per antisemita solo perché aveva criticato Fiamma Nirenstein, salvo poi accusarlo di fare esattamente la stessa cosa.

BLABLABLA - Caldarola ha torto e lo sa. Ha scritto una cosa falsa e diffamatoria, ma non vuole – pare – assumersene non già le conseguenze giudiziarie ma quelle d’immagine. Il suo lungo scritto utile soltanto a dividere in fazioni i lettori è un palese esempio dell’uso distorto della informazione oggi: il fatto non viene né sviscerato né affrontato. Caldarola non mette nemmeno un link all’articolo originale, e se ne comprende facilmente il perché. Ci si ricama sopra affidandosi ai soliti stereotipi tipici delle discussioni in tema israele-palestina con l’obiettivo di ottenere l’approvazione, almeno, di una delle due parti. E di uscirne puliti almeno a metà. Anche fattacci come questo contribuiscono ad eliminare dalla mente dei lettori il senso critico necessario per costruirsi una propria opinione. Se davvero Caldarola fosse stato in pace con la propria coscienza, avrebbe potuto esprimere la sua opinione e raccontare la sua storia senza il bisogno di risvegliare i mostri della demagogia, in un senso o nell’altro. Evidentemente non aveva altre frecce al suo arco. Quando succede così, solitamente, si fa più bella figura a starsene zitti. Non per censura, ma per decenza.

     
 

24 Commenti

  1. Alberto scrive:

    Mi piace il taglio dell’articolo.

  2. pio scrive:

    In Israele ci sono moltissimi cittadini di quello stato che vorrebbero la pace .Ma ciò comporta il riconoscimento dello stato palestinese.
    Questi cittadini, sono in forte minoranza, in genere si chiamano ebrei ortodossi.
    La maggioranza non vuole la pace e il riconoscimento della Palestina. Purtroppo in Italia, gli ebrei sono di questa maggioranza.
    I critici di questi, un certo giornalismo li chiama antisemiti.
    In Israele invece questi critici “pacifici”, ovviamente non sono chiamati antisemiti.

    • lia scrive:

      Aggiungo che le lobby mondiali che sponsorizzano i presidenti americani di turno nella corsa elettorale sono tutte ebraiche di stampo sionista…quindi, per la Palestina poche sono le chances…adesso queste lobby ci porteranno alla guerra contro l’Iran con la solita scusa delle “famigerate” armi….il mondo ormai ha sotto gli occhi quello che accade da troppi anni…non si tratta di essere antisemiti ma di guardare in faccia alla realtà confrontando gli accadimenti….mi auguro che si sveglino tutti. Israele ha pochissimo rispetto dei Cristiani (guardate su Youtube un programma TV Israeliano in cui sbeffeggiano la crocifissione di Gesù Cristo…ma nessuno ne ha parlato!)

      • Gregorj scrive:

        Oh, mio dio, hanno fatto una caricatura di Gesù alla tv israeliana: in Nigeria saranno scandalizzatissimi.

        • giorgio scrive:

          Non occorre andare in Nigeria! Io sono scandalizzatissimo! Al di là della totale mancanza di rispetto per altre culture e religioni, prova un po’ tu a sbeffeggiare gli Ebrei…in men che non si dica ti tacciano di Antisemita (che senso avrà poi?) razzista e tirano fuori la solita storia dell’olocausto per far sentire l’occidente perennemente colpevole.

          • Gregorj scrive:

            prova un po’ tu a sbeffeggiare gli Ebrei…in men che non si dica ti tacciano di Antisemita

            se sei antisemita e ti chiamano antisemita, non vedo il problema sinceramente.

  3. Emanuele scrive:

    Articolo surrealmente contorto e con un mirabile cammeo, questo: “E’ insomma, la critica ad alcune posizioni che non sono compatibili tra loro storicamente e politicamentre, e se proprio si voleva estremizzare in una frase certo non era “sporca ebrea” ma “insieme di opinioni e posizioni inconciliabili tra loro e tenuti assieme da uno sputo chiamato moneta”.
    Tanti ghirigori (oltre al cammeo) quando sarebbe bastato accorgersi che a Vauro nessuno ha contestato il diritto di satira (neppure la stessa Nirenstein) mentre Vauro, che di satira vive, non accetta la satira (perchè quella di Caldarola solo satira era) che lo prende di mira.
    Che almeno i 25.000 euro (è questo lo “sputo chiamato moneta”?) li dia in beneficenza.

    • Gregorj scrive:

      Articolo surrealmente contorto

      ne stiamo preparando un’edizione semplificata per quelli come te

      Tanti ghirigori (oltre al cammeo) quando sarebbe bastato accorgersi che a Vauro nessuno ha contestato il diritto di satira (neppure la stessa Nirenstein)

      e infatti nessuno ha parlato della contestazione del diritto di satira a Vauro

      mentre Vauro, che di satira vive, non accetta la satira (perchè quella di Caldarola solo satira era) che lo prende di mira.

      Anche qui non hai capito la distinzione fatta dai giudici – e presente nella legge, oltre che nell’articolo, dove è spiegata – tra satira e diffamazione. Speriamo che con l’edizione semplificata si riesca ad esserti d’aiuto.

      • Emanuele scrive:

        Non mi interessa la distinzione fatta dai “giudici” (urca, quanti erano?).
        Mi interessa la disitinzione fatta da Vauro tra la satira sua e quella degli altri.
        A proposito, chi sono/siamo “quelli come me”?
        Dobbiamo mica metterci un pezzetto di stoffa (dimmi tu il colore) sulla manica del cappotto?

      • Oda Nobunaga scrive:

        Anche io voglio leggere l’edizione semplificata perché non ho capito nulla! No…qualcosa ho capito.Vauro:avido e ingordo di denaro.

  4. Hyksos scrive:

    Altre frasi tratte dallo stesso pezzo di Caldarola:
    Marco Travaglio non vuole tornare dalla Transilvania, dove era andato a trovare suo nonno il conte Dracula
    Ci sono volute due ore per convincere [Margherita Granbassi] che quando si rivolgeva agli ospiti non doveva chiedere <>”

    Ora, a rigor di logica, se Caldarola ha falsamente messo in bocca una frase antisemita a Vauro, allora ha anche falsamente attribuito a Travaglio una discendenza da qualche nobile rumeno (nonché un viaggio in Transilvania), e ha falsamente riportato una discussione della durata di 2 ore tra la Granbassi e lo staff di Annozero…
    Lo quereleranno anche loro?
    Oppure forse era satira (più o meno divertente, non importa)? Magari il tono generale (surreale) dell’articolo segnalava al lettore che ciò che era scritto non andava preso alla lettera? Magari il nesso di coerenza causale – sia pur debole – era rappresentato dall’ambiguità delle connotazioni impresse da Vauro alla sua caricatura della Nirenstein?

    Quanto al “nesso di coerenza causale”, peraltro, mi pare solo un armamentario utile per creare appigli per la censura (che la legge attuale lo preveda o meno). Per quanto mi riguarda, un autore satirico dovrebbe poter raffigurare anche Berlusconi che cerca di vendere la figlia ad uno sceicco, o se la gioca a carte, nonostante ciò non abbia alcun nesso con la realtà.

    • Gregorj scrive:

      Ciao, Hyksos,

      Ora, a rigor di logica, se Caldarola ha falsamente messo in bocca una frase antisemita a Vauro, allora ha anche falsamente attribuito a Travaglio una discendenza da qualche nobile rumeno (nonché un viaggio in Transilvania), e ha falsamente riportato una discussione della durata di 2 ore tra la Granbassi e lo staff di Annozero…

      Volevo dirti una cosa: Berlusconi è un nano, Monti è il conte Dracula e tu (fai finta che qui abbia scritto il tuo nome e cognome) sei un pedofilo che violenta i bambini.

      p.s.: non prendertela, è satira.

      • Hyksos scrive:

        No, perché è tutto vero, specialmente la parte che mi riguarda (però bisogna aggiungere che io i bambini, dopo, li mangio)! :D

        Seriously, per me sì, può essere satira legittima (magari un tono più comico avrebbe aiutato a capire il tuo intento). Altrimenti torniamo a D’Alema che querela (il pessimo) Forattini per averlo raffigurato mentre cancella nomi dalla lista della commisione Mitrokhin.
        E censuriamo Sabina Guzzanti per aver rappresentato Berlusconi – in formato maxicartellone elettorale vivente – che lancia un mattone contro un passante e poi dà la colpa ad un albanese di passaggio.

    • loska scrive:

      Ciao Hyksos, in realtà è Caldarola stesso a dirlo.
      Nell’articolo linkato (quello successivo), lui accusa apertamente Vauro di aver fatto satira antisemita. Che lo dica in satira o in critica, lo dice (la satira informa, che poi l’informazione sia coperta da metafora è diverso).

      E Vauro denuncia proprio l’informazione (Vauro è razzista) che vuole passare quel pezzo di satira. Può farlo perché lede la sua reputazione. Il giudice ha deciso che in effetti in quel caso era proprio così. Il nesso causale è con la realtà: non posso prendere qualcosa, costruirci su opinioni calunniose (lo decide il giudice, questo, non io) e poi ledere l’altrui onore trincerandomi dietro il diritto di satira. La libertà esiste per noi e per gli altri.

      • Hyksos scrive:

        Provo a buttare giù una risposta per punti, loska:

        1) No, la satira non necessariamente “informa”. A volte dileggia e sbeffeggia attraverso situazioni puramente immaginarie, il cui unico collegamento con la realtà è la presenza del personaggio che si vuole criticare (e di cui, è sottinteso, il pubblico conosce già le malefatte reali).

        2) A parte questo, nel caso specifico Caldarola intendeva comunque inserire una “informazione” nel proprio pezzo satirico: “Vauro connota razzialmente un’avversaria politica ebrea nelle proprie vignette”. Deformandola ed estremizzandola per rafforzare l’effetto satirico.

        3) Caldarola, in particolare, vede questa connotazione razziale sia nella presenza della stella di David sia nel naso adunco con cui è ritratta la Nirenstein.

        4) La stella di David in realtà, concordo, aveva chiaramente tutto un altro significato, specificato dal fascio littorio che la affiancava (“è ebrea e filo-israeliana, eppure si candida assieme a Ciarrapico e alla Mussolini”)
        Sul naso adunco ci sono interpretazioni “colpevoliste” (Pigi Battista che tira in ballo le illustrazioni dei protocolli dei Savi di Sion) tanto quanto innocentiste (Tondelli reputa che quel naso, semplicemente, sia davvero simile a quello della Nirenstein).
        Complessivamente, penso che l’interpretazione delle opere d’arte o delle vignette sia materia da dibattiti sui blog o sui giornali, ma non da tribunali (“Tizio ha scritto che il mio romanzo esalta implicitamente la figura di Stalin: condannatelo per diffamazione!”: te lo immagini?).

        5) Io in ogni caso svincolerei il diritto di satira dal dovere di mantenere un “nesso causale” con la realtà, sia per evitare di portare i dibattiti culturali in tribunale, sia per evitare il corto circuito tra satira e cronaca.

        • loska scrive:

          Spero di non scordare niente! :)
          Dunque, in realtà ciò che io intendo quando parlo di critica, satira e informazione è che non dobbiamo dimenticare un altro diritto. Quello del cittadino di preservare il suo onore e decoro. Dato che la satira passa comunque un’informazione (in qualsiasi modo venga fatta, anche per assurdo), può “far cambiare” l’atteggiamento di tante persone su qualcuno. Quindi io dico – e parlo dell’atteggiamento generale della giustizia nei confronti di questi temi – che per me è giusto prevedere la possibilità per qualcuno “di difendersi”. Poi se vogliamo parlare della scelta da parte di Vauro di querelare un collega, è un discorso a parte, ma non voleva essere il “cuore” dell’articolo. Che invece contestava la voglia dell’autore di buttarla “sull’antisemitismo”. Un “metodo” che ha provocato, in maniera collaterale, una distrazione del senso critico del lettore assolutamente fuori luogo. Spero di aver espresso bene la differenza :) !

      • rokko scrive:

        Sono perfettamente d’accordo con Ioska e Gregorj, che spiegano il concetto molto meglio di come avrei saputo fare io.
        Uno non può utilizzare la satira per tentare di veicolare un’informazione falsa e diffamatoria. Chi scrive, che faccia satira o no, deve assumersi le proprie responsabilità per quello che scrive, eventualmente anche davanti al giudcie.

  5. Emanuele scrive:

    Bravo Gregorj, che fai, censuri?

  6. Emanuele scrive:

    Non mi interessa la distinzione fatta dai giudici (urca, e quanti erano?)
    Mi interessa la distinzione fatta da Vauro tra la satira sua sugli altri e quella degli altri su di lui.
    A proposito, chi sono/siamo “quelli come me”?
    Dobbiamo mica metterci un pezzetto di stoffa (il colore sceglilo tu) sulla manica del cappotto?

    • gregorj scrive:

      Non mi interessa la distinzione fatta dai “giudici” (urca, quanti erano?).

      Lo dice la legge

      Mi interessa la disitinzione fatta da Vauro tra la satira sua e quella degli altri.

      AH, ok. Questo articolo parla della questione giuridica. Sei off topic. Vai a commentare su Vauro da un’altra parte.

      A proposito, chi sono/siamo “quelli come me”?
      Dobbiamo mica metterci un pezzetto di stoffa (dimmi tu il colore) sulla manica del cappotto?

      Non ho mai sentito che qualcuno pretendesse di mettere un pezzetto di stoffa sulla manica del cappotto di quelli che non capiscono ciò di cui si parla. Però, ora che mi ci fai pensare…

  7. Emanuele scrive:

    Caro Gregorj, scusami, non avevo capito di essere capitato su un forum di giuristi.
    Dammi solo un pò di tempo e ti farò leggere qualcosa di (giuridicamente) interessante.

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