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Roma, l’unica certezza è che hanno perso tutti. Tranne Marchini e il M5S

La fotografia della resa, della sconfitta per Ignazio Marino è impietosa. Sono solo una ventina le persone a manifestare fuori dal Campidoglio. Per “difendere la democrazia”, o più semplicemente per sostenere un pessimo sindaco, scende in piazza un manipolo di “coraggiosi”. Gli altri, gli altri supporter del sindaco, sono tutti nella sala della Protomoteca del Campidoglio, dove va in onda l’ultimo show di Ignazio Marino: la conferenza stampa d’addio al Campidoglio. Un applauso ogni dichiarazione, ogni risposta. Per cercare di rendere meno amaro un finale disastroso: per lui, per il suo (ex?) partito, per la città.

Insomma, i cittadini romani, diversamente da quanto raccontava qualcuno, non vedono vilipesa alcuna democrazia. Più che altro non possono che rimanere esterrefatti da uno spettacolo nel quale il sindaco della Capitale consegna e ritira le proprie dimissioni con estrema disinvoltura, mentre il partito che lo ha eletto lo fa decadere con l’aiuto di un pezzo delle opposizioni. Teatro dell’assurdo in qualsiasi paese, la quasi normalità nella politica italiana e romana.

Il sindaco se ne va mentre il Pd Roma vive il suo momento più difficile, con i consiglieri comunali che – per evitare di votare la sfiducia in Aula a Marino con il centrodestra – lo fa decadere dimettendosi insieme ad un pezzo di opposizioni. Insomma si evita di votare la sfiducia a Marino insieme ad Alemanno, ma la pagina scritta venerdì 30 ottobre sarà comunque difficile da spiegare a militanti e simpatizzanti del Pd. Forse impossibile.

Marino, un uomo nel bunker al comando solitario della città per oltre due anni. Sostenuto in queste ore proprio da chi – solitamente – accusa altri leader di “essere uomini soli al comando”. Ecco, si fa fatica, a memoria, a ricordare qualcuno che si è così isolato e intestardito nella gestione di una città, di un partito, di un governo. Riuscendo a trasformare anche i suoi più stretti alleati (dall’ex assessore Improta – i cui danni ancora sono ferite sulla viabilità di questa città – all’attuale commissario Matteo Orfini) in acerrimi nemici.

E’ una cosa che deve essere chiara a tutto il centrosinistra: anche se c’è qualcuno che nel PD oggi esulta per l’addio del “marziano”, quella che si compie oggi è una sconfitta per i democratici. Una sconfitta che non resterà senza conseguenze la prossima primavera al momento del voto. Quella che si chiude oggi è una spirale di errori iniziata nel 2012, quando qualcuno per cercare un candidato alle primarie che fosse sotto la propria sfera d’influenza, fece di tutto prima per rinviare l’appuntamento con i Gazebo, per poi puntare su Ignazio Marino, rimasto senza poltrona di ministro della Sanità e senza quella di Presidente del Senato. Roma fu un ripiego per Marino, e Marino si dimostrò poco gestibile, anche per chi lo aveva messo in campo, tanto da venire abbandonato dopo pochi mesi dai suoi stessi mentori.

Marino è stato un sindaco senza idee e senza visione. Senza un’idea di amministrazione, senza una visione della città. Senza una giunta adeguata e senza la minima capacità d’ascolto. Questo il suo errore più grande, non ascoltare mai i tanti che in questi anni hanno provato a dargli consigli, arrivando ad ignorare i suoi stessi  assessori e consiglieri comunali.

Per non parlare dei pasticci combinati con gli scontrini, o con la famigerata Panda Rossa, o – ancor di più – con i suoi estemporanei e interminabili viaggi. Un’infinità di errori di cui abbiamo anche già parlato. Marino ha puntato sull’antipolitica: grazie a questo ha vinto le elezioni, ma il risultato è che non è stato in grado di governare.

Insomma, Roma non rimpiangerà un sindaco che non l’ha mai capito e che i romani non hanno mai apprezzato. Da oggi, con l’arrivo del nuovo commissario Tronca, è d’obbligo girare pagina per Roma. Provare a rimettere in piedi una città che tra poco più di un mese sarà chiamata ad un esame difficile da superare come quello del Giubileo. Un appuntamento per il quale oggi – è giusto dirlo – Roma non è pronta, e difficilmente lo sarà l’otto dicembre.

Da domani parte anche la nuova campagna elettorale per il Campidoglio. Una battaglia che vede in pole position Marchini e il Movimento 5 Stelle, con il Pd che parte dalla retrovie. Una campagna elettorale dove tutto è possibile. Con una solo certezza: anche se si candiderà alle elezioni amministrative, alla fine Ignazio Marino non sarà il sindaco di Roma.

Per una città in ginocchio come la Capitale, è già una buona notizia

FOTO COPERTINA ANSA/MASSIMO PERCOSSI