|

Storie di Yakuza, in Giappone si teme una guerra tra famiglie

In Giappone le famiglie mafiose della Yakuza possono godere di uno status che le rende quasi legali, permettendo ad esempio ai suoi boss di vivere alla luce del sole e non in latitanza, almeno fino a che non sono colti a delinquere. La secessione all’interno della Yamaguchi-gumi, la famiglia con il numero maggiore di affiliati, fa temere l’esplosione di una guerra tra bande, che però forse sarà evitata.

 Japan-crime-yakuza, FOCUS by Harumi Ozawa Satoru Takegaki, 64, a one-time bodyguard for a former Yamaguchi-gumi leader, shows an anti-gang campaign poster during an interview by AFP in Himeji, Hyogo prefecture on October 7, 2015.  Ten years after retiring from a life of crime, Satoru Takegaki now spends his days helping other ex-gangsters find day jobs and adjust to life outside Japan's notorious yakuza mob.   AFP PHOTO / KAZUHIRO NOGI        (Photo credit should read KAZUHIRO NOGI/AFP/Getty Images)

Satoru Takegaki, ex  bodyguard di un ex leader della Yamaguchi-gumi, mostra il poster di una campagna anti-gang (Photo credit  KAZUHIRO NOGI/AFP/Getty Images)

 LA YAKUZA DEL 2000 –

La mafia giapponese conosciuta come Yakuza ha un’organizzazione di stampo mafioso, ma uno status del tutto particolare che rende le organizzazioni mafiose quasi-legali. Per questo le loro vicissitudini sono spesso commentate come si commenterebbero quelle di aziende di un certo peso, ma nel caso della recente frattura emersa all’interno della Yamaguchi-gumi molti osservatori temono che la parola passerà presto alle armi.

LA SPACCATURA NELLA YAMAGUCHI-GUMI –

Alla fine di agosto è nata la Kobe Yamaguchi-gumi (KYG) guidata da Kunio Inoue, 67 anni, e ha portato con sé circa tremila dei diecimila affiliati alla Yamaguchi-gumi di Shinobu Tsukasa, 73, il più grande gruppo della Yakuza giapponese.  Un gruppo che è sceso a circa diecimila membri da ventimila che ha avuto nel momento di massimo splendore, ma che ah fatto meglio di tanti altri, visto che gli affiliani alla Yakuza sono calati a circa 58mila dai 184mila che erano negli anni ’60, quando i giapponesi erano molti di meno.Una settimana dopo è rimasto ucciso il primo secessionista, poi più niente. Un evento simile a metà degli anni ’80 provocò 300 sparatorie, 25 morti e spese stellari in armi, parcelle legali, sicurezza e funerali, ma non è per questo che le gang si stanno contenendo oltre le previsioni.

LEGGI ANCHE: Giappone: anche la Yakuza contro gli sciacalli

LA LOTTA DEL GIAPPONE ALLA YAKUZA –

A favore di questa inusuale prudenza gioca l’introduzione di una legge che seguì proprio quei massacri, una legge che rende i boss responsabili per i delitti violenti degli affiliati alla loro famiglia. Il che spiega la riluttanza a scendere in guerra aperta, che equivarrebbe a consegnarsi ai procuratori. In realtà il fenomeno mafioso è in calo da tempo, anche per merito di numerose iniziative di contrasto adottate negli anni, come ad esempio di recente l’iniziativa di cominciare a tassare il pizzo pagato dai gruppi affiliati al boss a capo della famiglia. A far danni ha contribuito anche l’aumento del numero degli avvocati, perché tra i business della Yakuza uno dei più fiorenti era quello della risoluzione delle dispute, anche civili, e del recupero crediti. La maggiore disponibilità di avvocati, prima erano troppo pochi, ha spinto i cittadini a rivolgersi a loro invece che ai mafiosi.