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I veri motivi dell’all-in di Ignazio Marino

Ma Ignazio Marino esattamente cosa vuole? La domanda non è peregrina, considerati i fatti: il sindaco sa che la sua esperienza  a Roma, in un modo o nell’altro, è finita. Che lasci guardando negli occhi i suoi assessori – come dice lui – o meno, il punto è che alla fine dovrà lasciare, a meno di miracoli dell’ultima ora. Ma ha deciso comunque di continuare la sua personale battaglia sino alla fine, nonostante possa essere una fine drammatica. Perché?

L’ALL IN DI IGNAZIO MARINO

Ignazio ha deciso di giocarsi tutto all’ultimo tavolo, come direbbe un pokerista, e con il Messaggero cerchiamo di capire meglio perché. Innanzitutto la prima domanda è: cosa vuole?

 «Non voglio posti, ma non accetto i ricatti. Non voglio distruggere il Pd, ma nemmeno farmi cacciare con ignominia. Questa è la sfida più importante della mia vita. Ragazzi, riflettiamo. Abbiamo cambiato Roma». Sono le 10 di sera quando Ignazio Marino fa uscire tutti i componenti dello staff dalla Sala delle bandiere. Giunta a porte chiuse. Anzi sprangate. Poco prima, durante la parte tecnica, c’è chi si è commosso (è il caso dell’assessore Francesca Danese). E’ provato. Ma vuole parlare agli assessori – «guardandovi negli occhi» – a quelli che sono presenti anche se hanno annunciato che se ne andranno da lunedì.

Fin qui, le parole.

Perché il suo pensiero lungo è molto diverso. In cuor suo sa che comunque vada, ammesso che riesca ad andare in aula, la sua esperienza come sindaco può dirsi conclusa. Ma in questi giorni così concitati ha mandato un paio di messaggi chiari. Il primo: «Il Pd è il mio partito, ho contribuito a fondarlo». Il secondo, implicito, suona così: «Se continuerò a fare politica sarà sempre dentro la casa dei dem». Quindi l’idea di ricandidarsi con una lista civica alle prossime comunali è «fantascienza», come assicura Alessandra Cattoi.

Insomma, Marino continua a giocare nella squadra del Pd. Ma sotto quale capitano? Questa potrebbe essere la chiave del suo all-in

Intorno a Marino in queste ore sta crescendo un fronte anti renziano. Il sindaco è riuscito a coagulare su di sé il malcontento di tanti amministratori che, per l’eterogenesi dei fini, sono all’opposizione del premier-segretario. In Campidoglio ieri sera non è passata inosservata [la] sponda arrivata da Palermo, firmata Leoluca Orlando.

E il libro sull’esperienza romana che pare sarebbe in dirittura d’arrivo potrebbe essere la rampa di lancio per un’altra lucida e folle sfida del marziano

Ricandidarsi alle primarie da segretario del Partito democratico (come già fece nel 2009).