Esteri

Salvate il Soldato Shalit?

21 febbraio 2009

La goccia che ha fatto traboccare il vaso della guerra oppure soltanto un pretesto. Ecco la storia di un militare che si è intrecciata con il fuoco della striscia di Gaza.

È l’alba del 26 giugno 2006. Un commando di 9 miliziani palestinesi passa il confine meridionale della Striscia di Gaza attraverso un tunnel sotterraneo lungo tre chilometri. Il tunnel collega i sobborghi di Rafah al kibbuz di Kerem Shalom. E’ un attacco ad un avamposto israeliano. Nell’azione restano uccisi due militari dell’IDF Hanan Barak, 21 anni e Pavel Slutzker, 20 anni, un altro, Ro’i Amitai rimane gravemente ferito ed un quarto, Gilad Shalit è prelevato dai palestinesi e portato nella Striscia. Questo è quello che si sa di una storia che forse può ancora essere scritta. Una storia che è corollario dell’occupazione militare israeliana e dell’ascesa di Hamas al potere nella Striscia di Gaza. Una storia che ha come protagonista un giovane militare che oggi non è più un uomo, ma un simbolo. Un simbolo diventato merce di scambio fra parti in causa, il premio della trattativa tra Israele e Hamas con Egitto come intermediario. Cosa c’è in palio? La democrazia? No. La risoluzione del conflitto atavico tra israeliani e palestinesi? No. La faccia. Israele (anche) in nome del caporale ha scatenato due guerre terribili. Non liberarlo significherebbe tradire il Paese, indurre psicologicamente i cittadini israeliani alla resa. Shalit è la morale, la politica e la promessa di Israele di sconfiggere Hamas. Per il movimento islamico, il caporale è un conto bancario che non va mai in rosso. In passato Israele (quando ha voluto) ha colpito duramente l’intellighenzia di Haniyeh e soci. Finché Shalit è nelle mani di Hamas i suoi capi possono dormire sonni tranquilli.

THE STORY SO FAR - Poi c’è l’Egitto che vede nel ruolo d’intermediazione fra le due parti in causa il passaporto al ruolo di unico mediatore nel mondo arabo in grado di aiutare i palestinesi e parlare con gli israeliani. Ma torniamo un attimo indietro. La cattura di Shalit è vista comunemente come la scintilla che scatena l’operazione “Piogge estive” iniziata il 28 giugno 2006. E’ il nome in codice della prima operazione militare israeliana che coinvolge truppe di terra all’interno della Striscia di Gaza dopo il ritiro unilaterale deciso da Sharon. Accade un fatto che potrebbe dare alla storia una luce diversa, un fatto che non ha avuto la stessa enfasi del caso Shalit, ma che è però direttamente collegato ad esso.Un fatto che potrebbe essere addirittura il motivo della cattura del caporale israeliano da parte di Hamas. 24 ore prima della scomparsa di Shalit, due civili palestinesi, due fratelli, Osama e Mustafa Muamar sono catturati a Rafah da militari israeliani. Osama Muamar è un medico rientrato a Gaza dal Sudan; il fratello, Mustafa, è uno studente di Diritto islamico presso l’Università di Gaza. Sono sospettati dall’intelligence israeliana di essere militanti di Hamas. Il 25 giugno 2006 militari israeliani entrano all’alba nella casa della famiglia Muamar nel villaggio Umm al-Nasser e prelevano i due fratelli. Secondo le dichiarazioni dei famigliari, picchiano, bendano e ammanettano il padre dei due. Sāmī Abū Zuhrī, portavoce di Hamas, dichiara che i fratelli Muamar non appartengono al gruppo fondamentalista. A Gaza però si dice che il padre ne sia un leader locale. Osama e Mustafa vengono condotti in Israele e da quel giorno non se ne ha più notizia.

CHI LI HA VISTI? – E’ chiaro che è difficile non vedere un collegamento fra le due storie. E’ chiaro anche che due civili e un militare sono stati per così dire “prelevati” nel giro di 24 ore da due forze nemiche. La storia di Shalit ha suscitato sdegno in tutto il mondo e ha portato con sé anche una serie di azioni e bombardamenti su tutta la Striscia di Gaza in nome anche di quello stesso sdegno. Ma dove sono e che cosa hanno fatto i fratelli Muamar? E’ del 19 febbraio la notizia che l’Egitto esprime “indignazione” per la decisione del gabinetto di sicurezza israeliano di mettere sul tavolo delle trattative, in merito al cessate il fuoco tra Israele e Hamas, la liberazione di Shalit. Il presidente egiziano Hosni Mubarak si dice contrario a legare la questione con l’accordo di tregua. “L’Egitto non cambierà posizione nei confronti della tregua, la questione del soldato israeliano Gilad Shalit è un fatto separato che non deve essere in alcun modo collegato ai negoziati sulla tregua“, afferma il presidente. Hamas, giocando la sua carta, rifiuta di mettere sullo stesso piano le due trattative, e accusa Israele di “ricatto“.

UNA FINE CHE NON C’E’ – Shalit è ancora vivo? Se si, continuerà ad essere suo malgrado il simbolo di un baratto folle destinato ad alimentare un odio ormai incancrenito. Ma ci si abituerà a vederlo come un’immagine che piano piano sfocherà dalle agende mediatiche. Se è morto sarà il salvacondotto per un’altra guerra alla quale saremo abituati e che sempre di meno ci farà indignare. In tutti e due i casi la sua storia è ancora da scrivere.

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