Quei tagli (finti) ai costi della politica

26/01/2012 - Soldi senza giustificazione, assistenti e diaria: gli 8060 euro al mese degli onorevoli Tanto tuonò che non piovve. Dopo un inizio spumeggiante i tagli ai costi della politica hanno cominciato casualmente a ristagnare. E alla fine dell’austerity promessa è rimasto

     
 

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Soldi senza giustificazione, assistenti e diaria: gli 8060 euro al mese degli onorevoli

Tanto tuonò che non piovve. Dopo un inizio spumeggiante i tagli ai costi della politica hanno cominciato casualmente a ristagnare. E alla fine dell’austerity promessa è rimasto poco o nulla. Sergio Rizzo sul Corriere ci racconta in che modo è cambiata la legge con l’intervento dei parlamentari. Che hanno agito in primo luogo sugli assistenti:

Basta dire che aMontecitorio gli assistenti parlamentari regolarmente registrati sono appena 236. Duecentotrentasei, a fronte di 630 deputati. «E ci sono deputati», lo dice Mazzocchi, «che spesso li registrano come colf o autisti». Per attuare quella promessa l’ufficio di presidenza di Montecitorio, secondo il questore pidiellino, ha dato incarico al presidente della Commissione lavoro, il deputato ex Pdl, ex Fli, ora Responsabile, di scrivere un disegno di legge nel quale mettere in fila tutte quelle belle cose. Eccolo, quel disegno di legge intitolato «Statuto dei Componenti del Parlamento ». Ed ecco la norma che dovrebbe far cessare lo scandalo. Articolo 6, comma 2: «I componenti del Parlamento hanno diritto a essere assistiti da collaboratori personali da loro liberamente scelti. Le Camere assicurano la copertura delle spese effettivamente sostenute per l’impiego di tali assistenti, secondo condizioni e modalità fissate dall’Ufficio di presidenza della Camera». Ossia, l’Ufficio di presidenza rimanda a una legge il compito di «regolarizzare » i collaboratori e quella legge rimanda lo stesso compito all’Ufficio di presidenza: abbiamo capito bene? E le «qualifiche »? Lo «stipendio determinato per legge»? La «dignità sul modello europeo»? Più ambigua, quella norma da gioco dell’oca non potrebbe essere.

Com’è ambigua, del resto, la soluzione transitoria adottata ora in attesa della legge: pagare metà della somma sulla base di una rendicontazione.

Il fatto è che quel contributo spesso consente ai parlamentari di mettersi in tasca una bella sommetta esentasse destinata a collaboratori inesistenti (3.690 euro mensili pro capite alla Camera e 4.180 al Senato). Quando addirittura non viene usato per versare l’obolo al partito: il che consente di recuperare fiscalmente il 19% da una cifra sulla quale non gravano imposte! Tuttavia non è questa l’unica ambiguità contenuta nella bozza di questo «Statuto». Non viene nemmeno lontanamente sfiorata, per esempio, la questione del doppio lavoro: per cui oggi è consentito ai parlamentari di continuare a esercitare senza limitazioni un’attività professionale privata parallela. E forse in uno «Statuto» sarebbe stato opportuno introdurre almeno la previsione di un codice etico. Ma tant’è. Chi poi continua ad affermare che i vitalizi sono stati aboliti, volutamente equivocando sul fatto che si è deciso modificarne il metodo di calcolo dal retributivo al contributivo, resterà di sale. Perché per l’articolo 5 deputati e senatori hanno diritto tanto «alla corresponsione di un assegno di fine mandato», cioè la liquidazione, quanto a «un assegno vitalizio». Anche questi, naturalmente, stabiliti da ciascuna Camera.

Quanto agli stipendi, finisce un regime durato 47 anni:

L’indennità parlamentare non sarà più legata alla retribuzione dei magistrati. Tassata al 70%, sarà all’inizio di 6.200 euro netti al mese. Ma con la possibilità di beneficiare di un aumento, al 31 dicembre di ogni anno, «in rapporto alla media degli incrementi delle indennità parlamentari dei sei principali stati membri dell’Unione europea » nonché del Parlamento europeo. Chi voleva vedere come sarebbe stato applicato il criterio della «media europea» è servito. Certo, l’indennità netta dei parlamentari in questo modo aumenta di circa 1.200 euro al mese: oggi è di 5.246 euro alla Camera e di 5.356 al Senato, ma scende a circa 5.000 euro per effetto delle addizionali Irpef locali. Per giunta, è bloccata mentre invece ai futuri stipendi sarà applicata una specie di scala mobile europea. Lo stesso Moffa, del resto, ripete nella sua relazione il ritornello secondo cui i parlamentari italiani sarebbero in realtà pagati meno dei loro colleghi europei.

C’è scritto proprio questo:

«Ai parlamentari europei compete un’indennità netta maggiore di circa 1.000 euro rispetto a quella dei parlamentari italiani e la fantasmagorica (testuale, ndr) cifra di oltre 11 mila euro mensili della nostra indennità parlamentare corrisponde in realtà, al netto delle ritenute… a una cifra significativamente inferiore ai 5 mila euro netti». Va detto che in compenso la proposta prevede un taglio consistente agli altri emolumenti. Attualmente ogni deputato porta a casa in media 5.092 euro al mese fra diaria, rimborsi per i trasporti e le spese telefoniche. Lo «Statuto» Moffa stabilisce invece che per tutte queste voci non possa essere pagata una somma superiore al 30% dell’indennità netta: 1.860 euro. Cifra che dovrebbe portare la busta paga netta del parlamentare «base», cioè quello senza particolari incarichi (per i quali pure sono in vista limature), a 8.060 euro mensili. Circa duemila in meno di oggi. Che dolore…

     
 

7 Commenti

  1. Maria Donesi scrive:

    Che dire? E’ una vergogna, chiedere a noi sacrifici, mentre loro continuano a gozzovigliare con i nostri soldi. hanno una improntitudine senza limiti., soprattutto gli eredi di Berlinguer, ricordassero cosa diceva il miglior politico di questi ultimi anni, non si possono chiedere sacrifici ai cittadini che si governano, se non si comincia da quella stessa classe politica che governa. Quello, però, era un uomo perbene. Io mi vergogno, soprattutto, per quelli che ho votato e sostenuto, ossia i rappresentanti del PD, dovrebbero sentire eticamente che loro dovrebbero dare l’esempio. Ci sono persone che si suicidano per la perdita del lavoro o perchè non riescono più a fare una vita decorosa, forse solo noi sappiamo cosa sia il decoro?

  2. Ari scrive:

    … sono nato in democrazia, amo la democrazia, e vivo per la democrazia. Ma oggi, solo con una dittatura, questa agente si può mandare a casa, magari anche con un calcio nel sedere, a lavorare come tanti italiani onesti che “lottano” per sopravvivere. Continuano ad alimentare disistima da parte degli italiani, credendo di prenderli anche in giro. Che gente!

  3. paolo - da Roma scrive:

    mi associo a Maria Donesi , ho deciso che da questo momento nessuno avrà il mio voto per rappresentarmi. Fino ad ora ho sempre creduto che votare era un dovere, ma con questi politici ò un suicidio.

  4. paola scrive:

    e comunque il loro fine l’hanno raggiunto:stancare gli italiani e scoraggiarli ad andare alle urne!!! non se ne puo’ piu’,ma d’altra parte verba volant ……….

  5. Ari scrive:

    … io lo lascio il commento, ma voi non lo pubblicate, forse non vi garba tanto che diciamo le cose come veramente le pensiamo….

  6. OK MORANDO SERGIO Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia Argentina San Morando scrive:

    Un Italia da “fumo ” negli occhi per l’Europa.. in particolare per la Germania e Francesi..un fare da commedia all’Italiana mentre tutti noi si deve subire.. obbligati tal fare!

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