Lo scheletro del campione

25/01/2012 - Esistono differenze tra allenamento e genetica, soprattutto per determinati sport Cosa differenzia uno sprinter da una persona normale? Non solo la velocità di punta, ma anche la struttura ossea. Ne parla il Daily Mail. MODIFICHE - La struttura fisica dei

     
 

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Esistono differenze tra allenamento e genetica, soprattutto per determinati sport

Cosa differenzia uno sprinter da una persona normale? Non solo la velocità di punta, ma anche la struttura ossea. Ne parla il Daily Mail.

MODIFICHE - La struttura fisica dei velocisti è molto diversa rispetto a quella delle persone normali, soprattutto a livello osseo, e questo consente loro di correre più velocemente rispetto agli altri. Gli avanpiedi degli sprinter sono ad esempio più lunghi. I loro tendini d’Achille sono più corti del 12 per cento rispetto a quelli dei normali. Questa combinazione fa si che il polpaccio sia più portato a lavorare, e questa cosa risulta utilissima in occasione della partenza dai blocchi. Ancora non è chiaro se è l’allenamento a cambiare la conformazione fisica degli atleti oppure se è davvero una questione genetica.

DIFFERENZE – Queste evidenze sono state confermate da Stephen Piazza, professore di kinesiologia alla Penn State University, negli USA. A questo punto un team di ricercatori interno all’università ha preso sedici volontari maschi e li ha divisi in due gruppi. Il primo era composto da sprinter abituali, il secondo da otto ragazzi che non hanno mai messo piede su una pista in tartan. I ricercatori hanno quindi monitorato il piede destro e la caviglia di ogni volontario. Le evidenze sono state chiare. I corridori hanno un tendine d’Achille più corto e le ossa degli avanpiedi più lunghe, e possono così contare su una maggiore propulsione dei polpacci. Come detto, resta un solo dubbio: eredità o adattamento?

     
 

1 Commento

  1. Alessandro M. scrive:

    Eredità, sicuramente. Allenamento, forse.
    Sono una persona che è nata con dei piedi estremamente grandi (porto il 47 di scarpe) e sono sempre stato molto veloce nella corsa, anche se non mi sono mai allenato appositamente per esserlo.
    Confermo anche l’intenso lavoro dei polpacci: quando eseguo degli scatti, sento il muscolo sotto un grande sforzo per mantenere la velocità, più degli altri muscoli.
    La domanda ha inoltre una matrice logica che ne detta già la risposta: correre è nella possibilità di tutti, ma non tutti si allenano appositamente per diventare velocisti.
    Bambini, ragazzi, persone adulte, corrono durante l’arco della loro vita, ma nonostante questo non dimostrano dei miglioramenti nella corsa rispetto a chi non la fa.
    Considerando inoltre che allenamento non significa evoluzione, e che un esercizio costante può solo migliorare ciò che c’è già a livello genetico, sono molto scettico sul fatto che l’allenamento possa modificare il nostro corpo così tanto.
    Lo modifica, ma sempre in proporzione alla propensione naturale che abbiamo.

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