attentato bardo touil
|

Liberato Abdelmajid Touil, il «terrorista» della strage del Bardo

L’Italia ha negato alla Tunisia l’estradizione di Abdelmajid Touil, perché in quanto accusato di strage rischierebbe la pena di morte nel paese nordafricano. Un crimine per il quale potrebbe comunque essere processato in Italia, ma i magistrati di Milano hanno verificato che il giovane si trovava nel nostro paese al momento della strage e che non alcuna contiguità con il terrorismo e i terroristi.

alfano touil

LA STRAGE DEL BARDO E LA RICHIESTA D’ESTRADIZIONE –

Il ministro Alfano aveva salutato la facile cattura di Abdelmajid Touil come un successo nella lotta al terrorismo, poi non se ne era saputo più niente, nonostante fosse apparso evidente fin da subito che il giovane marocchino accusato per la strage al museo del Bardo di Tunisi, in cui morirono 24 persone, tra cui 4 italiani, al momento dell’attacco, si trovava da tempo in Italia presso la madre e non avrebbe potuto prendere parte all’attacco nemmeno volendo. Un evidente errore d’identificazione da parte delle autorità tunisine pressate dalla fretta di fornire risposte all’attacco, autorità che comunque poi hanno perso l’occasione di ritornare sui loro passi, lasciando così il povero Touil nei guai.

CINQUE MESI IN CARCERE PER NIENTE –

Così Touil ha dovuto attendere 5 mesi in carcere, è rimasto a Opera dal 19 maggio scorso, che la Corte d’Appello di Milano rifiutasse la concessione dell’estradizione alla Tunisia, sulla premessa di una possibile condanna a morte per quelle accuse, così che: “Al diniego dell’estradizione consegue automaticamente la revoca delle misure cautelari e la scarcerazione dell’estradando”, come spiega una note della stessa Corte.

LEGGI ANCHE:  Attentato Bardo, parla Touil: “Non c’entro niente, l’Italia mi aiuti”

TOUIL È INNOCENTE –

Restava comunque la possibilità di indagare o perseguire Touil da parte delle autorità italiane, qualora avessero ritenuto minimamente fondate le accuse tunisine, ma così non è stato. L’evidenza e la solidità dell’alibi del giovane ventiduenne, che peraltro non ha tradito alcuna simpatia jihadista o l’adesione a estremismi di stampo religioso o politico, gli hanno risparmiato un ulteriore calvario. Essere indicato dal ministro dell’Interno come uno stragista e fare 5 mesi di carcere per niente è già troppo per un giovane che non ha commesso alcun reato e che non rappresenta alcun pericolo, come dimostra la mancata disposizione di misure cautelari, o anche solo della sua espulsione, dopo che è stato rimesso in libertà.