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Partite Iva, cosa cambia dal 2016

La legge di Stabilità appena firmata dal presidente della Repubblica ed approdata al Senato prevede ancora una volta novità per le Partite Iva. Fino ad oggi i professionisti possono scegliere, in alternativa alla tassazione ordinaria, tra vecchio regime dei minimi con imposta sostitutiva al 5% e quello forfettario con aliquota al 15%.

 

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PARTIE IVA, LE NOVITÀ DAL 2016 –

Dal primo gennaio (se verrà confermato il testo della manovra finanziaria approvata in Consiglio dei ministri) è previsto un innalzamento da 15 a 30mila euro della soglia dei ricavi per poter entrare e restare nel regime agevolato e la tassazione quinquennale ridotta per le start up. Le novità riguardano circa 150mila contribuenti. Ne parlano Cristiano Dell’Oste e Giovanni Parente sul Sole 24 Ore:

Insomma, l’ennesimo riordino del regime fiscale per i piccoli contribuenti – il terzo dal 2012 – impone attente valutazioni e rischia di creare più di un’incertezza ai tanti consulenti, pensionati ed ex dipendenti che ogni anno aprono una partita Iva. Parliamo di 150mila persone all’anno, prendendo come parametro la media tra il 2012 e il 2014, con una fortissima accelerazione registrata negli ultimi mesi dello scorso anno, quando il regime dei minimi al 5% sembrava dover chiudere i battenti salvo poi essere “recuperato” per tutto il 2015 dal decreto Milleproroghe.

L’aumento delle soglie per entrare nel regime agevolato sarà conveniente soprattutto per chi è già operativo e sarebbe stato tagliato fuori dalle condizioni più stringenti fissate lo scorso anno  per accedere al regime forfettario. Continuano Dell’Oste e Parente sul Sole 24 Ore:

Di fatto, l’ingresso nel regime con flat tax è tanto più vantaggioso quanto più si è vicini alla nuova soglia di ricavi. Senza dimenticare che il forfettario comporta anche una serie di opportunità in termini di minori adempimenti: non si presentano né la dichiarazione Iva né gli studi di settore e si è esonerati anche da comunicazioni, come tra l’altro, spesometro e black list. Un effetto semplificazione riscontrabile anche sotto un altro profilo: si elimina alla radice il dubbio sull’obbligo o meno di versare l’Irap.

Per quanto riguarda invece la tassazione per le start up:

Di fatto, chi avvierà una nuova attività potrà usufruire della tassazione ultraleggera al 5% per cinque anni ma anche chi si è messo in proprio quest’anno (e beneficerebbe dell’imponibile ridotto ai 2/3) può rientrare in queste condizioni più vantaggiose. Addirittura in presenza di costi molto ridotti – potrebbe essere il caso di un professionista che ha bisogno solo di un computer portatile, un telefono e una connessione internet – la forfettizzazione del reddito secondo le percentuali differenziate in base alle categorie produttive potrebbe rivelarsi leggermente più conveniente (nell’esempio a lato risparmierebbe 32 euro di imposte) rispetto alla “classica” determinazione analitica dell’imponibile (ossia ricavi/compensi al netto delle spese sostenute per l’attività).

(Foto di copertina: )